matteoMatteo Anselmetti è un giovane come tanti. Valsusino, originario di Caprie, dopo il liceo scientifico ha fatto una scelta che molti suoi coetanei (e non solo) considerano quanto meno “originale”: andare in Seminario e studiare per diventare prete. Sabato 15 ottobre a Susa, durante la messa in cattedrale che ha concluso l’assemblea diocesana, Matteo è stato ammesso agli ordini sacri, un passaggio importante nel suo cammino verso il sacerdozio.

Ma cosa spinge oggi un giovane a incamminarsi sulla strada che lo porterà a diventare sacerdote? Una domanda che trova la sua risposta nell’intervista che Matteo ci ha concesso.

Chi è Matteo Anselmetti?

Sono un giovane di 22 anni di Caprie, minore di tre fratelli e da due anni sono zio. Sono cresciuto nel gruppo scout Condove I, dove sono stato anche capo. Sono al terzo anno di Teologia in seminario a Torino e presto servizio pastorale nella parrocchia di Sant’Antonino.

Come sei arrivato in seminario? Quali studi hai fatto?

Sono entrato in seminario nel settembre del 2013 dopo essermi diplomato al Liceo Scientifico “N.Rosa” di Bussoleno. Mi sono lanciato in quest’avventura dopo un lungo cammino di discernimento iniziato quattro anni prima.

Perché un giovane come te, oggi, sceglie di diventare prete?

Sono in cammino verso il sacerdozio innanzi tutto perché chiamato e attratto dal Signore. E come in tutte le altre vocazioni penso che il donarmi a Cristo e alla Chiesa possa essere il meglio per me, per vivere a pieno la mia vita, per non sprecare i doni che Dio mi ha dato.

Sei contento della scelta che hai fatto?

Sì, certo: sono contento

Nel 2016, ha ancora senso la “scelta” del celibato, o andrebbe rivista?

Il celibato ha ancora senso. So che di primo acchito può sembrare una scelta limitante, anacronistica e infelice. Ma il celibato, vissuto come dono di Cristo e per Cristo, apre a una dimensione liberante e felice. Permette al prete di vivere maggiormente la propria donazione a Cristo e alla Chiesa ed essere fino in fondo fratello di tutti e per tutti. Certo, è una scelta non facile, che ha bisogno di un quotidiano rinnovo e impegno, ma non è poi tanto diversa dalla difficoltà che una coppia sperimenta nel vivere la fedeltà reciproca ogni giorno

Quali sono i tuoi hobby? Ami lo sport e il calcio? Per quale squadra tifi?

I miei hobby sono il fai da te, e poi leggere libri; da poco sono appassionato di film e serie tv. Lo sport è il mio tallone d’Achille. Non amo particolarmente uno sport. A causa della mia pigrizia e della mancanza di tempo faccio fatica anche a praticarli. Per quanto riguarda il calcio simpatizzo per la Juventus.

Ti piace la musica? Cosa preferisci ascoltare?

Adoro la musica e spazio abbastanza tra i generi. I miei preferiti sono il pop, l’house, la classica e la sacra.

Come “raccontare” la fede ai giovani tuoi coetanei o più giovani di te?

Chi ha fede non è uno “sfigato” o una persona triste. Anzi, chi crede è chi vuole essere felice, chi vuole godere a pieno di tutti i doni che il Signore ci dà, chi vuole essere una persona libera, chi vuole amare pienamente gli uomini e le donne che gli stanno accanto. Questo è possibile camminando con Cristo. Camminare è una cosa semplice, in essa si può gustare la bellezza di essere guidati da persone esperte, di condividere la strada con dei compagni/e, della natura circostante e la meraviglia, anche dopo alcuni momenti di fatica, di essere arrivati alla meta. E’ impegnativo, ma se si vuole arrivare ad un grande obbiettivo, un po’di sforzo va fatto.

Ha un futuro la Chiesa in Valle di Susa? Qualcuno ha addirittura paventato una possibile (poi smentita) “chiusura” della diocesi e un accorpamento con Torino?

La Chiesa in Valle avrà un futuro, anche se penso che sarà diverso da quello attuale. Non so ancora quali saranno le modifiche che, in grande o in piccolo, toccheranno la Diocesi e le nostre parrocchie; lascio risolvere questi problemi a chi di dovere. A me e a tutti gli altri fedeli penso spetti il compito di essere pronti a questi cambiamenti. Cercando di vedere nelle novità future non una volontà di distruggere quelle che sono le radici della fede in Valle, ma come un’opportunità dataci dallo Spirito Santo di potare i nostri rami per poter portare più frutto.

BRUNO ANDOLFATTO