Descrizione breve “Non avevo mi visto dal vivo così tanta gente a vedere una manifestazione di atletica! Complimenti a Roma e al Golden Gala: pubblico spettacolare! Troppo bello correre all’Olimpico…anche se i 400 metri mi sono sembrati 1000!”.

Il debutto di Michele Tricca nella nazionale assoluta, peraltro nell’incredibile cornice del Golden Gala di Roma con tutto il suo corollario mediatico, è tutto sintetizzato nelle sue parole. Un posto nell’ultima frazione della squadra A che giovedì scorso l’Italia schierava nella 4×400 metri della tappa italiana della IAAF Diamond League, l’equivalente della Champions League se proprio si vuol ricorrere ad un paragone tutt’altro che esagerato con il mondo calcistico.
Alla vigilia, il talento segusino avrebbe dovuto correre nella seconda squadra, quella che al via avrebbe poi presentato altri due juniores, Marco Lorenzi e Vito Incantalupo. L’indisposizione in extremis di Marco Vistalli ha poi scompaginato le carte, con i tecnici azzurri a dirottare Michele in prima squadra: una decisione comunicatagli soltanto un paio di ore prima della discesa su di una pista che nel frattempo già aveva iniziato ad accogliere alcuni dei mostri sacri dell’atletica mondiale. E su cui,soltanto trenta minuti prima del momento riservato a Tricca, sarebbe anche sceso sua Maestà Usain Bolt, l’uomo più veloce della storia…Il racconto della gara dice di un quarto posto finale per Italia A, con Valentini-Juarez-Barberi e Tricca a fermare il cronometro su di un tempo di 3:05.04, chiudendo alle spalle di Gran Bretagna, Botswana e Spagna.

Il film della prova pure racconta di un Michele partito forte come non mai e impegnato sino ai 70 metri finali nella lotta corpo a corpo con i più esperti ultimi frazionisti di Spagna e Botswana. Il rettilineo finale, quello invece, rivela un finale più difficile di altre volte, sebbene più visivamente che non per quanto alla fine dica poi il cronometro che per il segusino parla alla fine di una frazione corsa attorno ai 46.5 manuali.
Ma al di là dei racconti, mai come questa volta parlano le emozioni.
Correre all’Olimpico, con l’azzurro indosso, davanti a 60.000 mila persone, incrociare Bolt, scambiare due parole con altri grandissimi dell’atletica mondiale. Comincia a correre, cresce la passione e il ragazzino sogna: non importa quale siano talento e destino futuro, ma il se stesso proiettato in dimensione da favola è immagine che accompagna gli esordi di ogni ragazzino che varchi per la prima volta l’ingresso di un impianto sportivo. Quei sogni, talvolta, però prendono forma e che emozione lo scoprire che la realtà non è poi così diversa da così come l’avevi sognata anni prima…Che la favola continui.

Paolo Germanetto