Solo la tenacia dei volontari del Soccorso Alpino e Speleologico, intervenuti in tre operazioni sul Colle della Scala (1.726 m.) e un po’ di fortuna hanno evitato che il tentativo dei migranti di valicare il confine di Stato verso la Francia, si trasformasse in tragedia.

Il primo intervento è partito nel primo pomeriggio di ieri, domenica 10 dicembre, quando una chiamata alla Centrale dei Vigili del Fuoco segnalava due persone in difficoltà; subito partivano le ricerche da parte dei tecnici del Soccorso Alpino (con la Guardia di Finanza e i Vigili del Fuoco) che, muniti di sci e pelli di foca, affrontavano le forti nevicate e temperature abbondantemente sotto lo zero. Intorno alle 18 le ricerche venivano sospese; dopo una prima localizzazione attraverso le celle telefoniche e un successivo contatto i  dispersi riferivano di trovarsi illesi in territorio francese a fondovalle.

Intorno alle 2.30 del mattino, un migrante in difficoltà a causa della neve e del freddo veniva soccorso da un’ambulanza

Qualche ora dopo, verso le  5.20 , il Peloton de la Gendarmerie de Haute Montagne francese contattava la Centrale Operativa del Soccorso Alpino Piemonte segnalando cinque persone in difficoltà, sempre lungo la strada verso il Colle della Scala in territorio francese, ma sul versante verso l’Italia. Partiva quindi, sci ai piedi, una squadra mista di soccorritori che, in condizioni climatiche proibitive, raggiungeva i dispersi intorno alle ore 6.45. Due di loro presentavano principi di congelamento agli arti, uno aveva perso le scarpe nella neve alta, l’altro era privo di guanti. Tutti e cinque sono stati riportati a valle e portati al presidio di soccorso del 118 di Oulx.

Intanto a Bardonecchia, prosegue la Missione Freedom Mountain messa in campo dai volontari di associazioni locali come Caritas e Croce Rossa e della onlus  “Rainbow4Africa” di Torino che, con l’appoggio della Prefettura, dallo scorso week end, hanno allestito un ricovero-presidio notturno in una stanza della stazione ferroviaria di Bardonecchia, proprio accanto alla sede del Soccorso Alpino. I migranti possono così passare la notte al caldo, senza correre il rischio di morire assiderati all’aperto.

Cosa che però, non impedisce loro di azzardare il rischio di affrontare la montagna per oltrepassare il confine con tutti i rischi del caso.

Ed è il motivo per cui i volontari cercano di dissuaderli da un’avventura molto rischiosa che potrebbero pagare col rischio della vita. Nella notte da sabato e domenica, ad esempio,  i migranti arrivati a Bardonecchia – si legge in un resoconto sulla pagina Facebook di R@inbow for Africa – R4A –  “hanno deciso che il freddo era troppo (-8) e sono saliti sull’ultimo treno per Torino”. Il primo treno giunto nella mattina di domenica, raccontano i volontari, “ha portato due ragazzi e una ragazza del Gambia. Da due anni stanno viaggiando lungo il deserto, la Libia e il mare  Scendono dal treno fiduciosi delle capacità termiche delle giacche che hanno ricevuto in una chiesa di Torino. La neve li sferza subito e cancella i loro progetti. La cartina disegnata su un foglio a quadretti torna in tasca, non facciamo fatica a convincerli che il freddo è troppo, che la montagna è pericolosa. Il tempo di ascoltare la loro storia e li aiutiamo a fare un biglietto per Torino. Ci riproveranno, hanno parenti e sogni oltre la montagna,ma non oggi. Siamo qui con lo stesso obiettivo che avevamo in mare, che abbiamo nel deserto… salvare vite”.