I lavoratori si pronunciano sull’accordo. Dieci sindaci della Valle davanti ai cancelli. Mentre alla Gestind stanno per partire le lettere di licenziamento Giorni caldi per il mondo metalmeccanico: attraverso un referendum, i lavoratori stanno decidendo della sorte del pi๠grande degli stabilimenti industriali di tutto lo stivale. Ad essere votato con un sì o un no è quello che in questi ultimi mesi è stato definito “Accordo Mirafiori”.
Un voto che riguarda la fabbrica torinese ma non solo. Nella partita ci sono il futuro dell’industria piemontese e italiana ma anche le condizioni dei lavoratori. Un voto che interessa la città  di Torino ma non solo. Nella partita c’è anche il cosiddetto “indotto”, la miriade di fabbriche piccole e grandi che lavorano per la Fiat. Un voto che, proprio per questo, interessa anche la Valle di Susa.
Per questo nel pomeriggio di ieri, giovedì 14, una delegazione di sindaci della
Valle di Susa, una decina in tutto, si sono ritrovati oggi davanti ai cancelli della Fiat di Mirafiori per portare solidarieta’ agli operai impegnati da questa sera nel referendum sul piano di rilancio per il sito torinese. A guidare la delegazione il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano, e il presidente della Comunità  montana Sandro Plano.

“Non vogliamo entrare nel merito delle scelte aziendali e sindacali -ha sottolineato Durbiano- tuttavia abbiamo voluto essere qui per portare la nostra solidarietà  ai lavoratori ed evidenziare l’assenza della politica e del governo in una situazione di grande importanza”.

“Se la Cina ci fa la concorrenza non dobbiamo adeguarci al modello cinese ma provare a fare il contrario -ha aggiunto Plano- e ci dispiace riscontrare che ci sia chi vuole affrontare le difficoltà  causate dalla crisi con ultimatum. C’é un tentativo di instaurare nuovi rapporti sindacali che partono dalla Fiat per poi estendersi anche alle altre industrie e questo rischia di provocare tensione pià¹
che di trovare soluzioni”.

Ma su cosa si stanno pronunciando, in queste ore, i lavoratori di Mirafiori?

L’accordo Mirafiori prevede la costituzione di una joint-venture tra Chrysler e Fiat per portare a Torino una nuova piattaforma dagli Usa onde produrre auto e Suv Jeep e Alfa Romeo.
Un accordo di collaborazione da 1 miliardo di euro che dovrebbe garantire la produzione di 280 mila vetture l’anno.
Destinatario di oltre metà  della produzione sarà  il mercato mondiale, in particolare gli Stati Uniti.

Dieci i punti dell’accordo firmato dai sindacati : eccetto Fiom : e dalla Fiat: 1) investimento da oltre un miliardo di euro;
2) la produzione di 280 mila vetture l’anno di Suv Chrysler e Alfa Romeo;
3) pieno uso degli impianti su sei giorni lavorativi;
4) lavoro a turni avvicendati che mantiene l’orario individuale a 40 ore settimanali;
5) crescita del reddito annuo individuale di circa 3.700 euro per la maggiore incidenza delle maggiorazioni di turno;
6) possibilità  di lavorare il 18° turno solo con il pagamento dello straordinario;
7) mantenimento della pausa per la mensa nel turno fino a che la joint venture non sarà  a regime;
8) salvaguardia dei malati reali e azioni di controllo contro gli assenteisti;
9) compensazione di oltre 32 euro mensili per l’assorbimento della pausa di 10 minuti, resa possibile dal minore affaticamento del lavoro con l’introduzione delle nuove condizioni lavorative;
10) mantenimento di tutti i diritti individuali oggi esistenti e loro miglioramento attraverso la prossima stesura di un Contratto Collettivo.

L’accordo prevede poi la cancellazione della Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) a favore delle Rsa. Ciò significa che eventuali accordi a tutela dei lavoratori non saranno pi๠applicati indistintamente su tutti i lavoratori, ma solo agli iscritti nei vari sindacati (Rsa) che avranno sottoscritto l’accordo.

Un testo che fa discutere, litigare e (si è visto in alcune fotografie pubblicate dai quotidiani) anche piangere i lavoratori di fronte ai cancelli della fabbrica.

Una vicenda che fa scrivere al giornalista Mario Berardi su Il Nostro Tempo uscito ieri: “Se io fossi un operaio, con famiglia, della Fiat Mirafiori voterei “sì” al referendum in fabbrica, “turandomi il naso”, come faceva Indro Montanelli con la Dc ai tempi della “guerra fredda” (con Breznev al Cremlino). Perché non c’è alternativa dopo l’ultimatum di Sergio Marchionne: «Se non vince il “sì”, rinuncio agli investimenti», ovvero chiudo la fabbrica.

E dove andrebbero le cinquemila “tute blu” di Mirafiori in una «città  ferita» (come ha detto il card. Poletto nel suo congedo), con una forte disoccupazione?”.

Ma, sempre secondo Berardi, “il voto in queste condizioni, conferma la crisi profonda di un sindacato diviso e lacerato, che lascia i lavoratori all’assoluta dipendenza di Marchionne, come ai tempi di Valletta negli anni Cinquanta”.

E dopo, che succederà ? Ancora Berardi: “Le tute blu di Mirafiori, sino alla metà  del 2012, avranno altri periodi di cassa integrazione perché andranno cambiate le linee produttive per le due vetture con la Chrysler; la pausa sarebbe stata minore se il Lingotto non avesse dirottato in Serbia (per ottenere i contributi di Belgrado) la monovolume già  prevista per Torino. L’occupazione piena dei cinquemila operai torinesi è quindi prevista per giugno 2012: un fatto in sé positivo (anche per l’indotto), ma siamo ben lontani dalle cifre degli anni Ottanta, quando gli operai Fiat di Torino, Rivalta, Chivasso superavano le 100 mila unità “.

Fin qui Mirafiori, vista da Torino.

Vista dalla Valle di Susa, la vicenda Mirafiori, non è meno preoccupante. Qui lo stillicidio della crisi si fa sentire, eccome. Basta andare a Bruzolo, davanti ai cancelli della Gestind, dove lacrime e rabbia scorrono a fiumi.

Qui è appena stata prorogata la cassa in deroga. Ma fino al 24 gennaio perchè, dopo il mancato accordo tra le parti a dicembre, da quella data partiranno ventiquattro lettere di licenziamento (otto persone hanno accettato l’offerta dell’azienda: 10 mila euro di buonauscita in cambio dell’accettazione della mobilità ).

Epilogo peraltro già  annunciato da mesi. E poi? “E’ probabile che non finisca qui. I volumi produttivi : dice Franco Di Michele, delegato Filcem-Cgil : non bastano neanche a far lavorare a pieno regime quelli che sono rimasti a lavorare e non sono in cassa. Probabile quindi che tra un po’ si tornerà  a parlare di cassa integrazione e poi di qualcosaltro ancora”.

E da Bruzolo come si guarda a Mirafiori? “Con preoccupazione : dice Di Michele : quell’accordo, quel referendum messo così é un ricatto. Se fossi un lavoratore di Mirafiori voterei no. Ma son convinto che molti operai, con famiglia e nel timore di finire in mezzo a una strada, pur contrari a quell’accordo voteranno sì”. Cosa capiterà  dopo il voto? “Difficile pensare che, comunque vada il voto, la Fiat chiuderà  Mirafiori.

Certo l’investimento Fiat sullo stabilimento torinese è importante, anche per noi dell’indotto. Se decollerà  qualcosa arriverà  anche a noi, anche se Fiat ci ha abituato a … sorprese anche spiacevoli e potrebbe rivolgersi ad altri, anche all’estero, per i pezzi che vengono prodotti alla Gestind”.

Bruno Andolfatto Lo stabilimento di Mirafiori Lavoratori davanti ai cancelli della Gestind di Bruzolo