COAZZE – A meno di anno dal suo arrivo, è già tempo di ripartire per il rettore della Grotta-Santuario N.S. di Lourdes di Forno di Coazze e guida della più piccola parrocchia della diocesi torinese, quella di Forno di Coazze, dedicata a San Giuseppe, con le sue 28 “anime”. Su decisione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, mons. Piero Delbosco andrà via a settembre. E’ lui stesso a renderlo pubblico da qualche giorno durante le messe celebrate alla Grotta. Scenderà dai monti per riprendere la strada verso Torino, che in realtà non ha mai abbandonato, in quanto responsabile anche delle tre Case di Spiritualità della diocesi nonché guida dei diaconi permanenti e degli aspiranti diaconi. Per lui l’arcivescovo ha pensato ad un nuovo e importante incarico: sarà rettore del Santuario della Consolata al posto di mons. Marino Basso. Una scelta giunta inaspettata anche per don Piero – come preferisce essere chiamato – dopo così poco tempo del suo arrivo tra i monti coazzesi: “Non nascondo l’onore per il nuovo compito di responsabilità che mi è stato affidato – commenta – Il Santuario della Consolata è un centro di spiritualità importante per Torino, aperto dalle 6 alle 20 per le confessioni, con tante attività. Vado con fiducia, sicuro dell’aiuto anche dei sacerdoti più anziani”. Tra questi, anche don Michele Olivero, già parroco di Giaveno e affezionato ai monti valsangonesi. “Dall’altra però mi spiace lasciare Forno e interrompere i legami di amicizia costruiti in questi mesi – continua don Piero – Ho trascorso quassù uno splendido periodo, per quanto breve, ho conosciuto borghigiani, villeggianti, volontari, ho incontrato centinaia di pellegrini che, anche nelle giornate fredde o uggiose, venivano alla Grotta per un momento di preghiera. Sono stato accolto con benevolenza”. Nulla si sa, al momento, su chi sarà il suo successore: decisione che l’arcivescovo di Torino non ha ancora reso noto. Perché chi diventa rettore del Santuario, è anche gestore della Casa di Spiritualità, con il centinaio di camere da letto, l’accoglienza e la manutenzione a cui badare. “In Diocesi l’attenzione è alta sul futuro della struttura – sottolinea don Piero – e non c’è alcuna intenzione di disperdere il patrimonio voluto e costruito con tenacia da don Viotti. Il complesso di Forno è davvero una bella realtà diocesana, basta vedere quanti pellegrini vengono qui in preghiera in qualsiasi momento dell’anno. E’ adatta a gruppi religiosi, famiglie, ritiri spirituali. Le richieste non mancano. In questi giorni, ad esempio, sono ospiti alcuni bimbi dell’ospedale Regina Margherita. Ad agosto saranno qui salesiani di tutta Italia e gli aspiranti diaconi con i loro familiari”. Prima di riprendere la via della città, l’estate di don Piero sarà ricca di impegni, dalle celebrazioni alla Grotta di Forno a quelle nelle cappelle di montagna per le tradizionali feste.

Anita Zolfini