Venaus. Dal 17 maggio “Natura di luce” ripropone il corso 

VENAUS – Maledetta primavera! è il titolo di una famosa canzone italiana di musica leggera, ma è anche l’epiteto attribuito ad una delle stagioni in cui si vorrebbe finalmente alleggerirsi dai pesanti cappotti e uscire più leggiadri a godersi il tepore primaverile, anziché ritrovarsi stanchi o influenzati, magari preda di una tosse stizzosa che proprio non vuole saperne di andarsene…Per questi, così come per svariati altri malesseri, i nostri avi rimediavano grazie alla conoscenza millenaria della medicina popolare…con erbe alpine, ma anche numerosi altri rimedi come piante dell’orto, rimedi di origine animale e persino ingredienti della dispensa, secondo ricette antiche della nostra tradizione, tramandate oralmente o ritrovate in antichi manoscritti, quasi perdute, che sono state recuperate da una ricerca decennale nelle val di Susa e limitrofe, salvandole dall’oblio. Rimedi antichi che, con alcuni accorgimenti, sono attualizzabili per il benessere di oggi. Un sapere ricomposto che costituisce, oggi, la nostra naturopatia “alpina”. Per questo però bisogna riconoscere e reinterpretare l’antica simbologia delle piante (Signatura) che riusciva a riconoscere la funzione dall’aspetto della pianta. La farfara o tussilagine (Tussilago farfara) che, come rivela il nome scientifico, era usata in infuso per la tosse, ma anche per altre infiammazioni dell’apparato respiratorio. In una ricetta ritrovata in un antico manoscritto di Oulx, il farfaro era indicato per le affezioni delle prime vie aeree: “… Per fare Sciroppo, si fa con i fiori di farfaro assieme a delle violette, farli cuocere bene con dell’acqua, passarli attraverso un tessuto spesso; stringete i suddetti fiori affinché ne esca il succo; metterci un po’ di miele…” Curioso l’uso esterno: le foglie fresche si applicavano localmente sotto forma di cataplasmi contro pustole e foruncoli e per distendere le rughe, mentre con le foglie essiccate si preparava un tabacco da fumare in caso di asma…Le foglie macchiettate di bianco della polmonaria poi sono tra gli esempi classici di Signatura delle piante: fiorisce in questo periodo e secondo gli antichi somigliano agli alveoli polmonari, per cui veniva considerata utile per le affezioni che li riguardavano. L’infuso ottenuto dalla bollitura delle foglie viene usato nel trattamento di tosse, bronchite e polmonite spesso sotto forma di tisana. L’effetto è quello di fluidificare il muco e facilitare la respirazione. In effetti è stato provato che le mucillagini ivi contenute abbiano proprietà espettoranti. La polmonaria può essere usata nella cura dei geloni, delle contusioni, delle screpolature della pelle. Ma non solo: questa, come tante altre erbe, sono ottime commestibili e veri cibi-medicina, ricchissime di minerali e vitamine ed è divertente, oltre che salutare, stupire i nostri ospiti con quel sapore aromatico delle foglie di aglio orsino che, se assaggiato, diventerà un ingrediente irrinunciabile delle nostre pietanze estive.

Un piccolo assaggio di cosa aspetta i partecipanti ai prossimi corsi del ciclo “Naturopatia alpina: erbe e antichi rimedi”, che partirà dal 17 maggio a Venaus, dal 14 maggio ad Avigliana e dal 29 maggio a Torino, dall’associazione culturale Natura di luce. Adesioni entro il 10 maggio presso naturadiluce@gmail.com, cell 347 7826334.