IMG_1621Era ancora settembre 2015 quando le prime imbiancate facevano ben sperare, poi arrivò il primo caldo e sciolse tutto. Nevicherà, si diceva. Si sperava. Poi ci si disperava. Venne dicembre, qualcosetta quà e niente là. Questa volta nemmeno le alte quote hanno risolto, anzi il vento ha completato il disastro. Siamo a febbraio, di solito il periodo più freddo dell’inverno, invece ci ritroviamo quasi a girare in maglietta.

La neve è il catalizzatore dell’economia dell’alta valle, se manca si incrina il sistema, non è solo un problema di impianti di risalita, ma anche di tutto il meccanismo della ricezione, accoglienza e vita delle località. Qualche spruzzata c’è stata, un po’ di freddo (poco), ha fatto lavorare in qualche maniera i cannoni da neve e così un po’ per volta qualche pista sciabile è stata aperta. Lo scorso fine settimana erano parecchie ad essere utilizzabili ma alcune erano solo un’idea di quello che avrebbero dovuto essere. Tanta, tanta fatica è stata fatta, tante energie, consumate per far girare la giostra dello sci. Se ne sono sentite di tutti i colori, sulle stazioni, sul meteo, su tutto quanto si potesse argomentare. Lungi dal voler esprimere verità assolute, ma sotto sotto, nonostante il gran parlare i fatti sono piuttosto semplici. Nessuno gioisce della crisi che si è creata, nessuno la vuole, gli sciatori sono delusi, i turisti poco felici, gli operatori anche, ma qualcuno pensa pure a quelli che in questa situazione sono senza lavoro e quindi reddito? A quelli che vivono dell’indotto della neve?

28 gennaio: Giro in Vialattea Si parte da Sestriere, la corona delle montagne lascia sbigottiti, poche strisce di neve si alternano a prati color terra, le creste sono spazzate dal vento. La Pista 1, è una lieta sorpresa, ben innevata, buona tenuta. Si può andare. La Kandahar ospita una gara, è anche lei in ottime condizioni. Telecabina, Fraiteve. Il paesaggio è a tratti lunare, l’arrivo un po’ triste. Pista “Cresta”, si parte bene, poi al bivio per il vallone di Sauze cominciano i problemi, qualche sassetto ma la striscia è percorribile, si può andare a prendere lo Chamonier.

IMG_1684Il paesaggio continua ad essere triste, qui l’esposizione al sole e al vento non ha lasciato speranze, nonostante la gran fatica di spostare la neve con i gatti per cercare di creare un passaggio. Sportinia, niente male, poi scendendo migliora sempre più, poi alla Gran Pista lo stupore ti assale, è veramente una “gran pista”, pur se quasi tutta in artificiale è bellissima, fino a Prariond. Un po’ più in là anche Clotesse si percorre bene. È curioso come qui le piste basse, siano in condizioni migliori, grazie al bosco, all’orientamento e anche ai cannoni. Nelle foto l’immagine delle situazioni descritte (p.s. sono scattate tutte il 28 gennaio, e non sono ritoccate).

IMG_1746Le considerazioni. Il racconto dice che molto lavoro è stato fatto, certo le condizioni meteo sono state particolari, ma qualcosa si è mosso. La situazione è paradossale con piste belle accanto ad altre inesistenti. Sono in arrivo alcune perturbazioni che qualcosa scaricheranno, ma non risolveranno quello che è stato fino ad oggi.

Aggiornamento: Sono passati alcuni giorni, la situazione è cambiata diverse volte ma sono soprattutto le piste con l’innevamento artificiale ad essere nelle condizioni migliori, ancora il 10 febbraio l’area del vallone non era agibile se non con le seggiovie anche in discesa, mentre altrove i cannoni funzionavano a pieno ritmo. La nevicata di venerdì ha però aiutato molto anche se tardiva.

Quando c’è tanta neve è tutto più bello, se manca vengono fuori i problemi.

Ma in questi momenti si dovrebbe pensare e cercare di trovare soluzioni. Forse il sistema manca di qualcosa, forse non deve essere solo la neve la calamita del turismo, magari si dovrebbero avere più motivi di attrazione perché così si creerebbero alternative per tenere in moto l’economia. Quali? Se ne parli, si ragioni, si discuta, si proponga. Costruttivamente.

La neve resta comunque un fenomeno naturale, legato a fattori che non controlliamo (fortunatamente!). Non c’è seggiovia che supplisca al caldo, ma un’alternativa si può creare. Bisogna pensarci. Così come si deve pensare a forme di protezione di chi vive di queste risorse, prima che di chi si svaga, perché altrimenti si rischia di non trovare più nessuno ad accogliere i visitatori, perché fuggito verso luoghi che offrano migliori opportunità e quelli andati verso altre mete.

Ma è cosi solo in Piemonte? Con l’occasione delle gare degli Alpini, sono convenuti in valle di Susa tanti ospiti dalle varie località montane italiane, la domanda era ghiotta, “ma da voi com’è la situazione neve?” Le risposte non erano entusiaste, anche all’est la situazione è terribile, in alcuni casi perfino peggiore che qui, ma non in tutti. Che sia così è stato anche confermato nell’ultimo fine settimana, con una gara di Coppa sospesa in Slovenia perchè la pista non teneva mentre in Germania stessa sorte, ma causa opposta, troppa neve! Un poco come dai cugini francesi perchè le correnti hanno fatto scaricare più neve dal loro lato delle Alpi.

Ma con tutto ciò non si deve restare a guardare ma cercare di reagire, o meglio guardare cosa fanno gli altri, imparare e cercare di imitare le cose buone, cercando di interagire tra pubblico e privato per ottenere risultati positivi per superare anche stagioni dal clima particolare come questa. Il dibattito è aperto.

Vito Aloisio