Ci presentiamo a papa Francesco, noi vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta, per una visita che è tutto meno che un rituale obbligato. C’è la «novità», e anche l’umana curiosità, di incontrare il successore di Pietro che, in queste prime settimane di pontificato, ha saputo offrire ai cristiani e al mondo intero quelli che sono i veri «segni» della giovinezza perenne della Chiesa. Ma la visita ad limina ha origini ben più antiche e motivazioni più profonde: la facilità attuale delle comunicazioni e dei viaggi non toglie nulla, e non rende banale, questa andata a Roma; essa è, in realtà, un ritorno alla Casa da cui tutti siamo partiti, la tomba di Pietro. Anche per questo, attraverso le pagine che pubblicano i giornali cattolici del Piemonte e Valle d’Aosta, vogliamo sottolineare e dare importanza a questo momento. Portiamo al Papa la realtà di una Chiesa in cammino, che vive in un territorio attraversato da fortissime difficoltà economiche e sociali. La nostra gente, così come i tanti immigrati che vivono qui, sta pagando duramente il cambiamento del «modello di sviluppo» che si incrocia con la crisi economica globale. E però devo dire che mai come in questo tempo le nostre Chiese locali, le parrocchie, le comunità religiose, le aggregazioni testimoniano quanto sia viva e forte quella «carità» evangelica che, sulle orme dei santi sociali, ha sempre caratterizzato la presenza della Chiesa in questa terra. A 50 anni dal Concilio le diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta hanno reso più forte e concreto il legame che le unisce. Mentre dovremo conoscere meglio, discutere, affrontare le difficoltà che di questi tempi colpiscono le aggregazioni laicali, soprattutto quelle impegnate nella cultura e nell’animazione sociale, abbiamo un quadro più chiaro dell’impegno comune delle nostre diocesi nel campo della nuova evangelizzazione. Intorno a questa «sfida» è cresciuta una collaborazione sul terreno dell’iniziazione cristiana, dove le diocesi seguono ormai orientamenti che sono comuni perché maturati insieme – nello studio, nella preparazione, nel confronto tra vescovi, esperti, responsabili di catechesi e pastorale familiare dell’intera regione. Lavorare insieme intorno al Battesimo significa anche rinsaldare legami con la realtà delle famiglie, provarsi a rinnovare una fede che magari si conserva ma non si esprime più come un tempo. In parallelo alla pastorale battesimale c’è un impegno comune rivolto ai giovani, affinché scoprano le loro «vocazioni», cioè il senso profondo della vita, nella consacrazione come nel mondo. La preparazione della GMG, il Sinodo di Torino sono alcuni dei segni di un’attenzione permanente, sempre nell’ambito di questa «scommessa» essenziale: tornare a riproporre la libertà e la bellezza del Vangelo a quei popoli che, come il nostro, sono stati i primi a conoscerlo e testimoniarlo.

Cesare Nosiglia

Arcivescovo metropolita di Torino

Presidente della Conferenza

episcopale piemontese

Che cosa è la visita ad limina

Il primo incontro tra Papa Francesco e l’episcopato piemontese, guidato dall’arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia, avverrà in due udienze lunedì 6 e venerdì 10 maggio. Occasione sarà la «visita ad limina Apostolorum» che, in questi mesi a cavallo tra il 2012 e il 2013, sta impegnando i vescovi delle 226 diocesi italiane. Metà sono stati ricevuti da Benedetto XVI: l’ultimo gruppo il 16 febbraio fu quello della Lombardia. Poi Papa Benedetto il 28 febbraio ha terminato il pontificato e il 13 marzo è stato eletto Papa Francesco e l’11 aprile ha ripreso le udienze con i presuli della Toscana. I vescovi incontrano anche alcuni responsabili dei dicasteri vaticani e soprattutto vanno a pregare sul sepolcro dell’apostolo Pietro nella basilica vaticana e su quello di Paolo nella basilica di San Paolo fuori le mura. Un bilancio nazionale della «visita» dovrebbe essere tracciato dal Papa all’assemblea Cei del 20-24 maggio. La «visita ad limina» è molto antica. La prima traccia è nella lettera di Paolo ai Galati: «Andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni» (1,8). Dal IV secolo le tracce si fanno più evidenti e più numerose. Prescrive il Codice canonico al canone 399: «Il vescovo diocesano è tenuto a presentare ogni cinque anni una relazione al Sommo Pontefice sullo stato della diocesi affidatagli» e il canone 400: «Il vescovo si rechi nell’Urbe per venerare i sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo («ad limina Apostolorum», «limen, liminis» si traduce letteralmente con «soglia», n.d.r.) e si presenti al Romano Pontefice. Il vescovo adempia personalmente tale obbligo, se non è legittimamente impedito; in tal caso vi soddisfi tramite il coadiutore, se lo ha, o l’ausiliare, o tramite un sacerdote idoneo del suo presbiterio, che risieda nella sua diocesi». Il 29 giugno 1988 la Congregazione dei vescovi pubblicò il «Direttorio per la visita “ad limina”» che articola la visita in tre momenti fondamentali: 1) pellegrinaggio e omaggio alle tombe dei principi degli apostoli; 2) incontro con il Papa; 3) contatti con i dicasteri della Curia romana. Il «Direttorio» sottolinea l’importanza della visita: «Rappresenta un momento centrale dell’esercizio del ministero pastorale del Papa: in tale visita, il Pastore supremo della Chiesa riceve i pastori delle Chiese particolari e tratta con essi questioni concernenti la loro missione ecclesiale». Allegate al «Direttorio» ci sono tre note, una teologica, una spirituale-pastorale, una storico-giuridica.

 

Pier Giuseppe Accornero