scontri01 copiaIl copione si ripete dal 2011, ed è quello dell’estate valsusina ai margini del cantiere della Maddalena a Chiomonte, dove si sta scavando il tunnel geognostico della Torino-Lione.

A dissotterrare l’ascia di guerra un proclama, lanciato mercoled’ 17 luglio da alcuni siti web di area anarchica: “La scommessa – si legge – è creare le condizioni perché la Valle di Susa torni ad essere ingovernabile”. Ancora: “I sabotaggi sono il segno tangibile di una tensione forte a non arrendersi ai giochi della politica istituzionale, ma se restano patrimonio di pochi, cui i più delegano la lotta, possono rappresentare il canto del cigno del movimento. Occorre creare le condizioni perché i tanti che plaudono ma non partecipano in prima persona si impegnino direttamente”.

Se non è una chiamata alle armi poco ci manca: “Se la lotta saprà allargarsi – si legge ancora – in autunno all’arrivo della talpa che dovrà fare il lavoro vero e proprio a Chiomonte, le truppe di occupazione potrebbero scoprire che in ogni strada da loro scelta c’è un gruppo di partigiani No Tav in attesa”.

E’ proprio l’utilizzo quanto meno incauto del termine “partigiani”  a sollevare le prime polemiche

Ma il  giorno dopo, giovedì 18, dalle parole si passa ai fatti. Una trentina di attivisti si raduna  sotto il Comune e tenta di entrare nella sala dove si svolge una runione con Ltf. Intervengono i carabinieri che convincono i manifestanti ad uscire. Intanto un altro gruppo di manifestanti sceglie un altro obiettivo e “occupa” l’atrio dell’hotel Napoleon, uno degli alberghi che ospita le forze dell’ordine impegnante a sorvegliare il cantiere di Chiomonte. La titolare del Napoleon Patrizia Ferrarini prova a ridimensionare il fatto: “Ho lasciato entrare i manifestanti e con loro ho avuto un confronto del tutto civile, non c’è stata alcuna violenza”. Gli stessi contestatori sarebbero stati a loro volta contestati da alcuni cittadini che mal sopportano questo genere di manifestazioni: “Smettela, andate a lavorare”, era l’invito più gentile.

Sull’accaduto interviene anche l’Ascom: “Ancora una volta – dichiara Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom provinciale – assistiamo ad un vero e proprio atto di intimidazione che va oltre ogni principio di democrazia, tentando di aumentare la tensione e l’allarme sul territorio. Riteniamo inaccettabili gesti (come quello odierno e altri compiuti contro le imprese e i lavoratori impegnati nel cantiere di Chiomonte) tesi a limitare il sacrosanto diritto che ognuno ha di svolgere in totale sicurezza il proprio lavoro”.

Sabato a Chiomonte: pietre, molotov, lacrimogeni, arresti

La tensione aumenta venerdì 19 luglio, quando viene annunciata l’ennesima “passeggiata notturna” nei dintorni del cantiere di Chiomonte . “Secondo voi che cosa succederà – si domanda il senatore Stefano Esposito -:  raccoglieranno i funghi spuntati dopo la pioggia, discuteranno dottamente sul pensiero gandhiano e di nonviolenza, oppure si daranno al tiro al poliziotto?”.

Intanto durante la giornata, le strade valsusine sono pattugliate da carabinieri e poliziotti: quattordici persone (trovate in  possesso di capi di abbigliamento di colore nero,  di passamontagna ed altri accessori idonei al travisamento, oltre a  maschere antigas)vengono accompagnate  in Questura per accertamenti. Durante i controlli vengono identificate 124 persone  sospette, che percorrevano in auto le strade della Bassa Valle di Susa : molte di queste arrivano da da altre città italiane, e risultano note agli  inquirenti. Due di queste avevano  ricevuto i “fogli di via” emessi dal Questore, per reati specifici  commessi in Valle di Susa.

Al calar della sera inizia la manifestazione. Nel campo sportivo di Giaglione si radunano oltre 350 attivisti, 200 dei quali vestiti di nero, alcuni indossano caschi. Le forze di polizia si schierano protezione del cantiere, sito di interesse strategico  nazionale

Verso mezzanotte inizia l’attacco al cantiere da parte degli antagonisti. Gli scontri durano un’ora e mezza; ad assistere, tra le forze di polizia, anche i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo

In duecento, riferisce la  questura di Torino, divisi in sei-sette gruppi escono dalla boscaglia con il volto coperto e attaccano le reti mentre sull’autostrada un’altra cinquantina di persone incendia copertoni all’imbocco della galleria Giaglione e accumula masserizie per impedire l’apertura del varco autostradale di servizio. Parte un un fitto lancio di  pietre, razzi e petardi contro i poliziotti. Poi manifestanti si disperdono  tra la boscaglia. L’attacco è violento ma gli assalitori non riescono a violare le recinzioni del cantiere.

15 feriti tra le forze dell’ordine, sette “extravalsusini” arrestati

scontri chiomonteIl mattino dopo si fa il bilancio della notte di scontri: 15 agenti contusi, l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia bloccata da Chianocco a Salbertrand in entrambe le direzioni per ore a causa dell’incendio.

Tra i feriti un funzionario di Polizia della Questura, un funzionario del Reparto Mobile di Torino, che ha subito la lussazione della spalla destra, 4 operatori del medesimo reparto ed un operatore della Digos; 7 militari dell’Arma dei Carabinieri e un militare dell’Esercito, che hanno lievi lesioni.

Anche gli antagonisti fermati dalla Polizia hanno ferite lacero contuse, per cui sono ricorsi a cure mediche. Un giovane viene trattenuto in osservazione all’ospedale di Susa..

Poi ci gli arresti, che sono sette. Tutti “extravalsusini”:  si  tratta di Luke Molina, 23 anni, residente a Trento;  Matthias Moretti, 27 anni, di Roma; Tomasi Gabriele, 18 anni, residente  a Milano; Rossi Piero, 56 anni, di Roma; Botte Marcello, 24 anni, residente a Potenza; Donato Ennio Edoardo, 29 anni,  (figlio di un giudice torinese ma residente a Napoli); De Stefanis Alberto, 28 anni di Genova.

Un’altra attivista, residente a Pisa, 33 anni, e’ stata  denunciata per il reato di resistenza a Pubblico Ufficiale, in  concorso . Denunciato anche un diciassettenne di Milano.

Al termine degli scontri – informa la Questura –  le forze dell’ordine completano  l’attività di ispezione e bonifica dei  luoghi circostanti il cantiere Tav. Vengono rinvenuti numerosi oggetti tra cui residui  di molotov, fumogeni, grossi petardi, razzi da segnalazione,  bulloni, fionde, mazze, un’ascia, maschere antigas, cappucci,  occhialini da piscina caschi, sacchetti di pietre, anche  all’interno di zaini, scudi artigianali, abbandonati dagli  attivisti durante la fuga.

“Quella della scorsa notte tra venerdì e sabato è stata violenza allo stato puro”, commenta il dirigente della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi, intervenuto in una conferenza stampa insieme al capitano dei carabinieri Stefano Mazzanti, comandante della compagnia di Susa, e al capitano della Guardia di finanza Marco Salvagno, comandante dei “baschi verdi”.

’Siamo stati oggetti di una violenza che nel tempo si è  accresciuta – ha osservato Petronzi – e stiamo assistendo a  una radicalizzazione dello scontro. Nel luglio dell’anno scorso questi episodi erano concomitanti con iniziative  di carattere popolare. Oggi l’organizzazione si sta  perfezionando e attrezzando”. Nel corso della battaglia sono state tra l’altro lanciate  alcune molotov mentre una è  stata sequestrata dalle forze  dell’ordine. Petronzi ha anche parlato di una rete di “solidarietà”  che sta crescendo al di fuori della Val Susa.  Lo dimostrerebbe la provenienza delle persone identificate nel corso dei posti di
blocco attrezzati in Val Susa : tra questi numerosi stranieri provenienti da Turchia, Grecia e Francia. “Si tratta – ha  spiegato Petronzi – di mutue solidarietà che vengono  prestate. La campagna di opposizione violenta al Tav – ha  aggiunto – ha una buona attrattiva per componenti straniere  anche non omologabili dal punto di vista ideologico e  politico. Vengono in val Susa  per dare forza e respiro a questa campagna”.

I No Tav: “Polizia violenta”

Sul fronte antagonista, ovviamente, l’accusa di violenza viene ribaltata sulle forze dell’ordine.  A lanciare le accuse sono i No Tav, ma non valsusini bensì ma di… Pisa.  Tra i manifestanti coinvolti negli scontri, infatti,  ci sono due studenti universitari pisani . Uno di questi è  stato arrestato, mentre una ragazza ha affermato di aver subito violenze dalle forze dell’ordine in caserma. A renderlo noto il comitato “Pisa No Tav”  in un’assemblea pubblica nella città toscana. “’Durante la manifestazione gli apparati delle forze dell’ordine – si legge in una nota dei No Tav pisani – hanno dato vita a una vera e propria carneficina, prima militarizzando l’intera valle e tentando di fermare chi voleva raggiungere il concentramento per la passeggiata, successivamente instaurando una guerra svolta a colpi di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata,manganelli e cariche a freddo”.

L’attvista denunciata, Marta Camposana, 33 anni di Pisa, durante una conferenza stampa organizzata dai No Tav a San Giuliano (Susa) racconta la sua versione dei fatti: “Da quando mi hanno fermata a quando mi hanno portata all’interno del cantiere sono stati dieci minuti di follia. Ho ricevuto una manganellata in faccia, mi hanno toccata nelle parti intime e mi hanno insultata. ’Le forze dell’ordine – ci hanno chiusi con due cariche e bersagliati con una pioggia di lacrimogeni. Poi sono stata colpita da una manganellata alle spalle e trascinata a terra. Una volta nel cantiere ho detto che avevo bisogno di un medico, ma mi hanno nuovamente insultata e portata al pronto soccorso soltanto quattro ore dopo, alla fine delle procedure in questura, dove mi hanno denunciata solo perche’ avevo del Maalox e dei limoni per contrastare i lacrimogeni’. E son sempre i No Tav a sostenere che, tra le loro fila, ci sarebbero stati  63 feriti e diversi contusi che “non sono andati in ospedale solo per paura di essere denunciati’. “Gli aggrediti -sostengono – siamo stati noi, ma non ci faremo intimorire e lotteremo fino alla fine”

Tutto questo mentre Nicoletta Dosio, bussolenese e portavoce del movimento No Tav scomoda l’epica: “Gli arrestati della scorsa notte sono degli eroi “, dichiara: “’Ero presente anche io – ha aggiunto – e le forze dell’ordine hanno sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo anche sulla gente che defluiva. E’ stata usata violenza inaudita”

Anche in valle di Susa, però, non manca chi è ben lontano dal considerare “eroi” gli assalitori del cantiere. Per Antonio Ferrentino, un tempo leader della protesta No Tav, oggi consigliere provinciale del Pd e e sindaco di S,Antonino, “in qualsiasi territorio le istituzioni organizzerebbero iniziative contro queste violenze giornaliere”: Ferrentino chiede alle istituzioni, alle forze politiche e sindacali di intervenire: “ ’In questo clima qualcuno pensa ci possa essere futuro per la valle?’ si chiede e propone “una iniziativa con la partecipazione di tutte le istituzioni, da quelle nazionali a quelle locali,contro le continue inaccettabili violenze che accadono in valle di Susa. Una marcia silenziosa,una presenza in una piazza di un comune della valle per ribadire che un legittimo dissenso su un’opera pubblica non autorizza nessuno alla violenza”.

Domenica oltre la zona rossa, senza violenza

Arriva l’alba di domenica 21 luglio, giorno in cui è annunciata un’altra “camminata” nei dintorni del cantiere con l’annunciata presenza di alcuni amministratori pubblici valsusini. Cosa che scatena di primo mattino la reazione del ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi: “Un gesto simbolico, in sé lecito, potrebbe essere letto come una legittimazione dei violenti, quindi un  errore. ’Voglio augurarmi – dichiara a un quotidiano – che nessuno abbia la tentazione di accostarsi  a un gruppo organizzato di semplici delinquenti. Come tutte le estati ’vedo all’opera gruppi che arrivano da mezza Europa,  che nulla hanno a che vedere con le ragioni degli abitanti’ della valle di Susa ai quali il ministro assicura che  “l’attenzione del governo alle ragioni di chi protesta civilmente è sempre alta”. Lupi ricorda quindi che è stato “ampiamente rivisto  il tracciato dell’opera” e che stati stanziati a favore  del territorio 140 milioni di euro”. Conclude Lupi: “Le regole della democrazia sono queste: si discute, si  sceglie, dopodiché ciascuno si assume le proprie responsabilita”.

Comunque sia , domenica i No Tav si fanno rivedere dalle parti delle recinzioni chiomontine.  Questa volta nessun incidente. La manifestazione di protesta contro il Tav  vede gruppi di dimostranti, raggiungere  la zona mescolandosi ai ad alcuni amministratori valsusini (tra questi il sindaco di San Didero Loredana Bellone) che intendevano varcare la cosiddetta “zona rossa”; quindi la consueta “battitura’”delle reti e i soliti slogan. Tra i partecipanti di arco Scibona, senatore del Movimento 5 Stelle. Durante il percorso i manifestanti hanno raccolto e fotografato le cartucce dei lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine nella notte fra venerdì e sabato per disperdere il  tentativo di attacco al cantiere.

Il corteo si è  mosso da Giaglione. Funzionari delle forze dell’ordine hanno fatto presente ai partecipanti i limiti e i vincoli imposti dalle ordinanze delle autorità e non hanno bloccato gli accessi. La domenica si è quindi conclusa in modo relativamente tranquillo. Ma sono i prossimi giorni a minacciare altre scintille.

E per sabato 27 luglio, dalle 14, è annunciata un’altra marcia popolare da Giaglione a Chiomonte.