celebrazione_quarantennale_Novalesa.jpgProseguono le celebrazioni per il quarantennale dell’acquisizione e del recupero dell’Abbazia di Novalesa da parte della Provincia di Torino. Domani, sabato 13 luglio alle 16, sono in programma una commemorazione del ritorno dei monaci benedettini all’Abbazia ed una celebrazione religiosa, alle quali sarà presente il Presidente della Provincia, Antonio Saitta, che sarà accolto a Novalesa dal Priore dell’Abbazia padre Paolo Gionta e dal Sindaco Ezio Rivetti

 

L’Abbazia è stata recentemente coinvolta dalla Provincia in un progetto europeo che intende valorizzare la rete di edifici religiosi medievali attraverso l’uso di nuovi strumenti tecnologici. La scelta è caduta appunto sulla millenaria abbazia, che fu acquistata dalla Provincia esattamente 40 anni fa ed è stata restituita nel tempo all’antico splendore. Il progetto si chiama Thetris -Thematic Touristic Route development with the Involvement of local Society ed è stato finanziato sul quarto bando del programma di cooperazione territoriale europea “Europa Centrale” – Asse 4 “Aumentare la competitività e l’attrattività di Città e Regioni” – Area di intervento 4.3 “Capitalizzazione delle risorse culturali per rendere più attrattive le regioni e le città”. Capofila di Thetris è l’Association of cities of the Upper-Tisza area (Ungheria).I partner sono per l’Italia la Provincia di Torino e la Provincia di Padova, oltre all’agenzia di sviluppo turistico Lamoro. Gli altri partners sono Centre for Technology Structure Development (DE), District Office Forchheim (DE), RDA of the Presov Self-governing Region (SK), Association of Communes and Cities of Malopolska Region (PL), Diocese Graz-Seckau (AT), Bohemian Switzerland PBO (CZ), Regional Development Agency Ostrava (CZ), Scientific Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, Research Station Nova Gorica (SL), BSC – Business Support Centre Ltd, Kranj (SL).

 

Gli obiettivi del progetto, che ha la durata di 30 mesi ed è in pieno svolgimento, sono l’individuazione delle soluzioni di sviluppo per le aree rurali, utilizzando il patrimonio culturale esistente, concentrandosi in particolare sul patrimonio delle chiese medievali; lo sviluppo di strategie di sviluppo turistico utilizzando quali attrattori i beni culturali; il coinvolgimento delle popolazioni locali nella partecipazione attiva alle strategie di sviluppo di un turismo culturale per le aree interessate.

 

 chiostro_Abbazia_Novalesa_1

40 ANNI FA IL RITORNO DEI MONACI

 

Nel 1973 la Provincia scelse di affidare l’Abbazia alla Congregazione Benedettina Sublacense, con una convenzione della durata di 29 anni, che fu siglata ufficialmente nel 1974 e rinnovata nel 2006. La prima convenzione ha consentito di procedere ai restauri e alla valorizzazione del complesso. Di particolare rilevanza l’attuale attività di restauro di antichissimi volumi da parte dei Benedettini. La nuova convenzione ha consolidato il rapporto tra la Provincia e l’ordine religioso, che si sta adoperando per diffondere la conoscenza dell’antichissima tradizione spirituale, culturale e sociale dell’Abbazia. È la comunità religiosa, in quanto custode della Novalesa, a segnalare le necessità di intervento per le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti i locali, dei mobili e del parco circostante. Il programma di recupero portato a termine all’inizio del nuovo millennio, è stato incentrato sulla riorganizzazione degli spazi necessari per la vita della comunità dei monaci e per le relazioni con l’esterno, a cui la comunità stessa si è aperta negli ultimi anni. Il monastero conserva ancora oggi quella che doveva essere la planimetria originaria: un chiostro centrale, fiancheggiato sul lato nord dalla chiesa e sugli altri lati dagli ambienti necessari al funzionamento della comunità. All’interno del recinto murario si possono ammirare quattro cappelle. Quella di Sant’Eldrado conserva i suggestivi affreschi di età romanica dedicati alla vita del santo. L’obiettivo degli interventi degli anni scorsi è stato quello di localizzare all’interno del complesso funzioni diverse: dalla residenza dei monaci alle attività legate al libro, dall’ospitalità dei visitatori alla realizzazione di spazi museali. Novalesa è il luogo ideale per ritemprare corpo e spirito, per dedicare un po’ di tempo alla meditazione e alla riflessione, alternando momenti di relax a momenti turistici e culturali. Il tutto è reso possibile dalla cortese accoglienza dei monaci Benedettini, i quali perseguono tuttora nella loro vita quotidiana il motto “Ora et labora”. La chiesa e le cappelle di San Salvatore e Sant’Eldrado si possono ammirare durante visite guidate il sabato e la domenica dalle 9 alle 11,30. La chiesa abbaziale e le sale del museo sono visitabili nei giorni feriali e festivi estivi (dal 1° luglio al 15 settembre) escluso il giovedì) dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 17,30. Per informazioni: telefono 0122-653210, www.abbazianovalesa.org

 

1287 ANNI DI STORIA

Posta al centro della Valle Cenischia, l’Abbazia di Novalesa è circondata da uno straordinario anfiteatro naturale, ai piedi del Monte Rocciamelone. Fu fondata nel 726 da Abbone, signore franco di Susa e Maurienne, che ne volle fare un presidio e controllo del valico del Moncenisio, affidandola ai monaci benedettini. Dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Andrea, l’Abbazia figurava tra le più importanti d’Europa nell’XI secolo, quando furono realizzati gli affreschi della cappella di Sant’Eldrado, che ancora oggi stupiscono e affascinano per la luminosità e la conservazione cromatica. Nella chiesa, costruita nel XVIII secolo sulle fondamenta di un preesistente edificio di culto di epoca tardo-romana, sono ancora visibili degli affreschi risalenti a più di mille anni fa, come la “lapidazione di Santo Stefano”. Il monastero conserva ancora oggi quella che doveva essere la planimetria originaria: un chiostro centrale, fiancheggiato sul lato nord dalla chiesa e sugli altri lati dagli ambienti necessari al funzionamento della comunità. Nei pressi del monastero, quattro cappelle sono dedicate a Santa Maria, al Santissimo Salvatore, a San Michele, (la più famosa) a Sant’Eldrado e San Nicola. Nei primi anni successivi alla fondazione l’abbazia ottenne dai sovrani franchiPipino il Breve e Carlo Magno numerosi privilegi, tra cui quello della libera elezione dell’abate e del pieno possesso dei beni di fronte ad ogni autorità laica ed ecclesiastica. In quel tempo il monastero estendeva i suoi domini anche nel Basso Piemonte, fino all’entroterra ligure di Ponente. Distrutto dai Saraceni nel 906, il monastero fu ricostruito nella prima metà dell’XI secolo su iniziativa di Gezone, abate di Breme. Con i villaggi della Val Cenischia (Ferrera, Venaus e Novalesa) l’abbazia costituì per alcuni secoli una circoscrizione ecclesiastica autonoma. Nel 1646 ai benedettini si sostituirono i Cistercensi, che rimasero a Novalesa fino al 1798, quando furono espulsi dal Governo provvisorio piemontese. Il monastero fu successivamente affidato ai monaci trappisti. Fu requisito dallo Stato nel 1855, quando fu approvata la Legge sui Conventi. La storia più recente è quella che sarà raccontata nelle celebrazioni del quarantennale dell’acquisto da parte della Provincia.