Lavoratori Vertek davanti alla fabbrica condovese

Lavoratori Vertek davanti alla fabbrica condovese

Non esiste pace per la siderurgia valsusina.
Dopo la minacciata chiusura, per ora rientrata, delle Acciaiaierie Beltrame di San Didero, le nubi si addensano sullo stabilimento Vertek di Condove.
Dall’incontro di mercoledì 16 luglio Roma tra il commissario governativo straordinario della Lucchini Pietro Nardi, i rappresentanti sindacali e gli amministratori pubblici dei territori su cui sorgono gli stabilimenti del Gruppo, non sono emerse novità positive. Anzi, all’orizzonte per i 94 lavoratori dello stabilimento condovese della Vertek si addensano nuvoloni nerissimi. E c’è chi prefigura un taglio drastico degli organici che potrebbero essere ridotti a 25 addetti.

Dopo sei mesi di lavoro, il commissario governativo non vede margini per il proseguimento della Lucchini: troppi debiti. La cifra di 800 milioni di euro “in rosso” sarebbe considerevolmente aumentata e adesso l’unica scelta possibile è quella di vendere baracca e burattini, cedendo beni e impianti ai migliori offerenti.

A partire dagli altoforni di Trieste e Piomobino che, secondo i piani di Nardi, si fermeranno il 31 agosto e il 30 settembre.
Per il resto la prospettiva, che verrà chiarita intorno alla metà di settembre, è
quella del più classico degli “spezzatini”, con i singoli impianti produttivi messi in vendita.

Una prospettiva che, a suo tempo, pareva una strada comoda e praticabile per Condove. Ma che, stante le condizioni attuali e le previsioni preconizzate dal commissario, potrebbe essere molto dolorosa per i lavoratori che si  vedrebbero ridimensionati almeno per un terzo. “Vien da chiedersi se
andrà davvero a finire così – esclama un lavoratore davanti ai cancelli – che cosa potremo fare in così pochi in una fabbrica tanto grande. Lì dentro c’è da perdersi”.
Triste destino per una fabbrica storica, per Condove e per la Valle. Qui, infatti,
sorgeva l’antica “Monce”, fonte di lavoro e di ricchezza per molte persone e teatro di storiche battaglie sindacali e pacifiste. Ma tant’è.

Va detto comunque che i lavoratori non sembrano disposti a mollare la presa: martedì  mattina e  pomeriggio, davanti ai cancelli, si sono svolte
due assemblee e giovedì i lavoratori hanno incrociato le braccia per protesta. I delegati Mario Circhirillo e Giuseppe Florio, hanno illustrato la situazione.
Prendendosela anche un po’ con la Regione, assente al tavolo romano: “Altre regioni – ha detto Circhirillo – erano presenti con i massimi livelli istituzionali. Per Trieste era presente Debora Serracchiani, la presidente del Friuli Venezia Giulia. Per noi, invece non si è scomodato neppure un funzionario”. Così,
nell’assemblea di lunedì era  emersa anche l’intenzione di recarsi davanti alla sede della Regione Piemonte, in piazza Castello, per un sit in. Ma poi, contatti con alcuni dirigenti dell’assessorato regionale al lavoro hanno disinnescato la miccia e per i prossimi giorni è annunciato un incontro con l’assessore Claudia Porchietto.
A preoccupare i lavoratori di Condove anche l’imminente scadenza, prevista il
28 agosto, dei Contratti di Solidarietà: “Fino ad oggi – spiega il delegato Giuseppe Florio – nello stabilimento i più fortunati lavoravano tre settimane al mese e stavano fermi una; la maggior parte faceva due settimane di lavoro
e altre due di riposo… forzato. Quando finirà il Contratto di Solidarietà avremo un mese, poco più, senza ammortizzatori sociali”. E la situazione potrebbe anche peggiorare, se le previsioni avanzate da Nardi saranno confermate.

Bruno Andolfatto