Tir a BardonecchiaLa Valle di Susa rischia di dover reggere tra 4 anni, all’assalto di un milione di tir. Uno scenario che potrebbe coincidere con l’apertura al traffico (prevista nel mese di aprile del 2019) della seconda canna del traforo del Frejus.

A porre la questione, la scorsa settimana, alcuni esponenti piemontesi del Partito Democratico: il consigliere Antonio Ferrentino (già sindaco di S.Antonino), il capogruppo Davide Gariglio, il senatore Stefano Esposito, la deputata Silvia Fregolent

La questione – dicono – va affrontata a livello internazionale, avviando con i francesi e con gli svizzeri una discussione sugli attraversamenti autostradali delle Alpi. Tutti devono sentirsi coinvolti: sindaci valsusini, consiglieri regionali, parlamentari ed europarlamentari”. Questo perché, sostiene Ferrentino, “la valle di Susa– è un ecosistema fragile e la decisione su quanti mezzi pesanti debbano attraversarlo non va lasciato al libero mercato ma va stabilito attraverso una concertazione internazionale”. Gli strumenti? “Vanno studiati; si va dai limiti tariffari e regolamentari alla Borsa di transito alpino (passaggi contingentati che possono essere acquistati dai vari operatori) al sistema Eurovignette, che prevede di destinare una parte dell’incasso dei pedaggi alla realizzazione di opere ferroviarie”

Sul tema dovrebbe presto svolgersi un convegno internazionale. E il sindaco di Bardonecchia Roberto Borgis ha già “prenotato”, come location, il Palazzo delle Feste della Perla delle Alpi.

Sempre nei giorni scorsi, poi, dagli uffici bussolenesi dell’Unione Montana dei Comuni presieduta da Sandro Plano (sindaco Pd di Susa, su posizioni No Tav) è partito un lungo e articolato comunicato, con alcune richieste rivolte al Governo. Tra queste l’inserimento di rappresentanti del territorio all’interno del Consiglio di Amministrazione della Sitaf, la Società che gestisce traforo e autostrada del Frejus..

Una richiesta che, però, difficilmente potrà venire accolta, visto che la Sitaf, dopo l’uscita nei mesi scorsi del Comune di Torino e della Provincia di Torino dall’azionariato, è in via di privatizzazione e oggi la Società fa capo per il 38% al gruppo Gavio e per il 51% all’Anas.