“Non ci sono ancora ipotesi di chiusura: verificheremo i numeri” Assessore Ferrero, tra i cittadini e gli amministratori di Valsusa e Valsangone si moltiplicano in questi giorni domande e perplessità  circa le ipotetiche linee direttive del nuovo piano sanitario piemontese.
In un recente dibattito pubblico a Giaveno, il consigliere regionale Nino Boeti ha evidenziato tra i rischi l’impoverimento della capacità  di azione e della potenzialità  degli ospedali periferici. E’ vero?

No assolutamente. Anzi, il nuovo piano prevede che sia gli ospedali di riferimento sia i pi๠piccoli siano messi in rete e che nell’ambito di questa rete si individui chi fa che cosa.
In questo modo si valorizzano i piccoli presidi, dai quali però il cittadino non deve pensare di avere come risposta qualsiasi tipo di intervento, ma l’intervento appropriato.
Esiste in tutta la regione una variegata disponibilità  di ospedali sia di medie che di piccole dimensioni che trattano pochissimi casi e che quindi sono pericolosi. Noi intendiamo rivedere questa rete e fare in modo che nell’ambito delle varie realtà  si sviluppino delle specialità  e delle attività  che possano essere di qualità , ovunque queste vengano messe a disposizione.

All’interno degli ospedali “pericolosi” c’è anche, ad esempio, la chirurgia di Ausa? Si sta diffondendo la voce di una sua possibile chiusura…

Non sono state ancora fatte nella maniera pi๠assoluta ipotesi di apertura o di chiusura.
Sicuramente nell’ambito delle rete bisognerà  verificare i numeri e comprendere come meglio distribuire i vari reparti e le varie casistiche.

Proseguirà  in questo senso anche l’iter per la riapertura del Pronto Soccorso di Giaveno?

L’azienda sanitaria To3 ha fatto un piano di rientro che prevede una serie di interventi sull’ospedale di Giaveno.
La rete degli interventi dell’emergenza, quindi dei punti di primo intervento, di pronto soccorso, di Dea è una delle fondamentali del sistema, per cui è bene organizzarla sul territorio in modo tale che anche qui sia funzionale al corretto intervento nei confronti dei cittadini.

Un altro allarme che si sta diffondendo è la progressiva perdita di voce in capitolo degli amministratori locali, importante per riportare le istanze del territorio.

E’ un allarme privo di fondamento.
Noi riteniamo che separare l’ospedale dal territorio concentrando su di esso il compito di programmare, di definire i budget e di orientarli sulle varie realtà  ospedaliere dia all’azienda territoriale una grande forza e all’interno di essa, anche nel nuovo piano, non si immagina di modificare la modalità  attraverso la quale le amministrazioni locali si rapportano.

Quali sono i vantaggi concreti di questa riforma per noi cittadini?

Poter individuare nell’ambito della rete chi fa che cosa, concentrare le alte specialità  – che sono quelle che hanno bisogno anche di grandi investimenti – in realtà  che possono essere da riferimento per il territorio e distribuire sul resto della rete tutte quelle specialità  che hanno la vocazione pi๠territoriale e che il cittadino riconosce come luogo per trovare risposte alle proprie difficoltà  quasi quotidiane.
L’altra logica è che l’organizzazione per rete degli ospedali di piccole e grandi dimensioni dovrebbe comportare in prospettiva la disponibilità  delle risorse umane e mediche, che sono di alta qualità , su tutta la rete e non solo su una parte. L'assessore regionale alla Sanità, Caterina Ferrero