Luigi Lombardo, "Gigi Barba"

Luigi Lombardo, “Gigi Barba”

Quando la barba è “onor del mento”, lo è al punto da diventare un soprannome, anzi un secondo nome se non proprio un cognome.

Perché per tutti lui era “Gigi Barba” di Vaie, al secolo Luigi Lombardo.

Che da vero spirito libero qualche giorno fa ha lasciato questo mondo con lo stesso stile con cui l’ha solcato ed oggi, di sicuro, ci guarda da lassù con il suo sguardo ironico fumando la sua inseparabile pipa.

Gigi Barba: un amico per tantissimi valsusini, maestro elementare di centinaia di bambini, fac totum della Casa Alpina di Bessen Haut negli anni ruggenti di don Oreste Cantore e di don Pierluigi Cordola, animatore del Centro Sportivo Italiano e del Centro Turistico Giovanile, militante dell’Azione Cattolica, catechista in parrocchia, bibliotecario della Sacra di San Michele. E forse ci sfugge ancora qualcosa, perché Gigi Barba era questo e molto di più.

La morte l’ha colto giovedì 21 agosto nella Casa di Riposo di Condove dove era ricoverato.

“Da tempo – racconta l’amico Marco Bruno – Gigi soffriva per i postumi di un malore che l’aveva sorpreso lo scorso mese di ottobre. Era stato ricoverato all’ospedale, poi dimesso. Quindi la riabilitazione a Pianezza e, da un po’ di mesi, il ricovero a Condove”.

Certo, nell’ultimo periodo non era il Gigi di sempre. Ma, per chi l’ha conosciuto, era una di quelle persone quasi senza età, perennemente giovani. Al punto da suscitare qualche stupore nell’accorgersi che i suoi anni erano 72.

Chi l’ha conosciuto bene è Anna Giaccone, santantoninese, dirigente scolastico del Comprensivo di Condove che racconta l’inizio e la fine dell’avventura di Gigi, “da quando, ragazzo lavorava prima nel distributore di benzina dei miei genitori e poi in tipografia dove ha maturato il suo amore per i libri, in particolare per quelli antichi”. E allora niente di meglio che ricominciare a studiare, per conquistare la licenza media prima e il diploma delle magistrali poi: lavorando di giorno, andando a scuola di sera e studiando di notte. Con l’aggiunta di un pezzo di università con un bel po’ di esami importanti.

Da studente lavoratore a insegnante: maestro per generazioni di bambini, prima a S.Antonino, poi a Chiusa S.Michele e infine a Condove. Giulia Viotti, sua allieva, lo ricorda come un maestro “autorevole, non autoritario che sapeva insegnare e dare le regole. Una volta riprese un bimbo un po’ troppo vivace con queste parole: attento perché la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Un uomo burbero? Forse, ma era apparenza: “Più avanti – dice Giulia – ho conosciuto l’aspetto dolce, delicato di Gigi incontrandolo alla Sacra di San Michele ai corsi per i volontari”.

Quell’aspetto dolce e delicato richiamato ancora da Anna Giaccone: “L’ultimo suo capolavoro è stato convincere gli anziani della Casa di Riposo Villa Perodo a incontrare i ragazzi della prima media con la professoressa Patrizia Ollino. Incontri indimenticabili tra ragazzi di 12 anni e anziani sulle leggende di paese, i detti, i proverbi, le fiabe”.

In mezzo a tutto questo c’è il Gigi Barba di Bessen, quello che, ricorda don Pierluigi Cordola, “arrivava alla Casa Alpina con la sua 500 carica all’inverosimile”. Anni condivisi con tanti amici. Come Marco Bruno che parla di Gigi con la voce rotta dalla commozione: “Lo conoscevo da 50 anni dagli anni in cui, con Rodolfo Argentino e Aldo Gallo, seguivamo gli aspiranti dell’Azione Cattolica e giravamo tutte le parrocchie della valle. Per non parlare degli anni di Bessen Haut. Gigi è stato un amico vero, tra noi c’era un rapporto di fiducia reciproco. Eravamo come fratelli. Quando aveva un problema o voleva sfogarsi veniva a casa nostra. Lo abbiamo seguito e assistito fino all’ultimo giorno”:

Poi c’è stata la Sacra di San Michele. Una cosa iniziata in modo un po’ casuale: “Ricordo che, nelle prime riunioni dei volontari – racconta Marco Bruno – si cercavano persone per la biblioteca. Scrissi il nome di Gigi senza neppure chiedergli il permesso..”

E da lì cominciò un’altra storia. La racconta Cristiana Aletto, che negli anni scorso ha presieduto l’associazione: “In una riunione affrontammo il problema della catalogazione e della sistemazione dei circa 7000 libri (oggi son quasi raddoppiati. Gigi disse subito: ci penso io”. E iniziò a fare quel lavoro, con pazienza e tenacia fino a diventare il bibliotecario dell’Abbazia. Un ruolo che aveva preso molto sul serio e che lo aveva perfino portato, qualche volta, a sgridare amabilmente l’attuale rettore, don Bagattini che infatti lo ricorda così: “Era sincero e leale: sgridava anche me, ma mai con malizia. E poi era generoso e sempre disponibile, era catechista nella sua parrocchia mentre alla Sacra faceva il bibliotecario, si occupava della cucina quando c’erano ospiti e curava l’accoglienza in occasione dei convegni”.

A noi piace immaginarlo girovagare, pipa in bocca, per le strade del paradiso a bordo della sua auto stracolma di fiammiferi. Intanto ci mancheranno le sue battute fulminanti, a volte provocatorie, i suoi scherzi, la sua ironia.

Ciao Gigi.

BRUNO ANDOLFATTO