foto per sitoScatta per la prima volta, nei confronti di alcuni attivisti No Tav, l’accusa di attentato per finalità terroristiche o di eversione e porto d’armi da guerra. Sulla base di questa accusa i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, hanno disposto oggi, lunedì 29 luglio, una serie di perquisizioni  a Torino e in valle di Susa. Nella mattinata  la Digos ha ispezionato abitazioni di persone che potrebbero essere legate agli episodi di violenza avvenuti nelle vicinanze del cantiere di Chiomonte la sera del 10 luglio, quando gli appartenenti alle forze dell’ordine uscirono dal cantiere per poi essere presi di mira con bombe carta, petardi e pietre lanciati ad altezza d’uomo

Nel corso delle perquisizioni sarebbero state  sequestrate bombolette urticanti, manuali per fabbricare  molotov, razzi simili a quelli utilizzati la sera del 10 luglio, apparecchiature elettroniche e telefonini.

Piccata la reazione di alcuni siti no tav che parlano di “ennesimo atto intimidatorio” e di “vera e propria provocazione”.

Le perquisizioni arrivano due giorni dopo la manifestazione da Giaglione a Chiomonte contro il Tav di sabato pomeriggio con un migliaio di persone che ha sfilato contro i lavori del Tav. Alla marcia hanno aderito una ventina di sindaci della zona contrari alla realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione. I primi cittadini hanno chiesto un incontro con i presidenti delle Camere Laura Boldrini e Pietro Grasso. “Questo è un problema nazionale di cui si devono occupare le massime cariche dello Stato. E noi vogliamo un tavolo di trattativa sul Tav” ha dichiarato il primo cittadino di Sant’Ambrogio Dario Fracchia. Analoga richiesta, nei giorni precedenti, è stata avanzata da altri sindaci che protestavano contro il “clima di intimidazione e violenza in valle di Susa” e contro i ripetuti attacchi a imprese, mezzi, lavoratori impegnati nel cantiere di Chiomonte.

Durante la manifestazione di sabato non si è verificato alcun incidente, nonostante la presenza di un gruppetto di antagonisti. Le forze dell’ordine sono uscite dal cantiere in divisa anti-sommossa formando un cordone di sicurezza in mezzo ai boschi all’altezza del sentiero che da Giaglione conduce a Chiomonte.