La Chiesa guarda a coloro che si rivolgono al Tribunale ecclesiastico soprattutto come storie di vita, e non semplicemente come dei casi che meritano di essere affrontati in termini giuridici.  La Chiesa accompagna e aiuta in tutto questo cammino, pone l’accento sui coniugi che sono dentro a queste situazioni invitandoli ad avere speranza e fiducia nel Signore”. A sottolinearlo è stato l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, sabato 10 marzo, a Pianezza, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese. Un’occasione non tanto celebrativa, ma piuttosto un’opportunità per riflettere sull’azione della Chiesa nei processi di dichiarazione di nullità dei matrimoni, a cui hanno partecipato alcuni vescovi della Cep (Ravinale – Asti, Miragoli – Mondovì, Mana- Biella, Bodo- Saluzzo, Sacchi- Casale, Cerrato-Ivrea, e l’emerito Dho). Un passaggio, che “si attua come espressione di una misericordia che  si coniuga con la giustizia” come ha ricordato nel suo intervento di saluto Nosiglia, che ricopre anche il ruolo di moderatore del Tribunale. Giustizia e misericordia la traccia da seguire che non si stanca di ripetere papa Francesco, già dal 2014, quando alla Rota romana aveva espresso:  <La dimensione giuridica e la dimensione pastorale del ministero ecclesiale non sono in contrapposizione, perché entrambe concorrono alla realizzazione delle finalità dell’unità di azione proprie della Chiesa” . Siamo in una fase di grande attenzione nei confronti delle situazioni di fallimento dei matrimoni.  Già in Piemonte sono attive varie realtà che stanno  sperimentando e  progettando  strutture che sappiano offrire ascolto e mediazione in vista di una possibile causa di nullità matrimoniale.

La cerimonia di sabato ha segnato anche il passaggio dal tribunale ecclesiastico regionale a quello interdiocesano delle sedici Diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta (è esclusa Alessandria che ha costituito quello diocesano).  Interessanti e articolati i due interventi dei relatori invitati per l’occasione, Giacomo Cannobbio proprio sul rapporto giustizia e misericordia mentre Eduardo Baura de la Pena si è espresso sul tema : matrimonio e procedure di nullità tra giustizia, misericordia e pastorale.

Ed ora qualche numero. Nel 2017 sono state presentate 132 cause (di cui 3 ammesse al processo breve, le cui sentenze sono state emesse ad inizio 2018), ne sono state concluse 94 di cui 84 con sentenza di nullità e 10 con sentenza negativa. Ad inizio anno erano pendenti 129 cause, mentre  a fine anno ne sono rimaste 166. In totale il tribunale nel corso dell’anno ha deciso quindi 101 cause (95 di primo grado e 6 di secondo). “Abbiamo assistito in questi anni – ha evidenziato nella sua relazione il vicario Giudiziale Ettore Signorile –  ad un acuirsi del fenomeno di cause particolarmente delicate e complesse, soprattutto per una grave impennata di motivazioni legate all’incapacità consensuale “. Lo scorso anno sulle 94 cause 51 erano per incapacità consensuale e 28 per incapacità di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

Il numero delle sentenze negative (non riscontrata la  nullità del sacramento) nel 2017 ha subito un lieve calo:  10 su 94 con una percentuale del 10,6% mentre nel 2008 rappresentavano il 26,9%.

Rimane costante il numero dei primi colloqui effettuati con il fedele che intende iniziare una causa, sono poco meno di 500.  Al termine della sua presentazione  mons. Signorile ha rimarcato che cosa è per lui il Teip:  “Uno strumento e quindi non un assoluto, un servizio e non un esercizio di potere, un’occasione offerta a tutti e non un privilegio per qualcuno”.

Chiara Genisio

© Riproduzione riservata