La parabola del presidente della Comunità  Montana nella società  della Torino-Bardonecchia Sandro Plano, the week after… Il posto lasciato da Plano come direttore d’esercizio della Torino-Bardonecchia non è pi๠vacante. Al suo posto è già  stato nominato Luigi Fuser, responsabile del personale Sitaf. Ma le dimissioni dell’ex sindaco di Susa e attuale presidente della Comunità  Montana dall’incarico di direttore di esercizio della Sitaf continuano a far discutere. E non mancano le battute su dimissioni considerate pi๠“spintanee” che spontanee.

Del resto non è certo un mistero che i rapporti tra la società  che gestisce l’autostrada del Frejus e uno dei suoi dipendenti pi๠in vista, non siano mai stati idilliaci. Complice, secondo alcuni, l’impegno politico di Plano, mai condizionato dagli interessi della Sitaf. L’ultima vicenda risale all’inizio del 2010; quando le trivelle tornarono in valle per i carotaggi Tav, proprio dove c’è l’ex autoporto di Susa. Plano, fresco di elezione ai vertici della Comunità  Montana si trovò subito nell’occhio del ciclone. Come evitare sovrapposizioni tra i ruoli?

Plano, all’epoca, rispose così: “Ho la netta capacità  di distinguere i ruoli. Quando sono nell’orario di lavoro svolgo il mio compito di direttore d’esercizio della A32 e la mia prima preoccupazione è quella di agire per la sicurezza dell’autostrada e di chi vi transita. Poi, quando smetto i panni di funzionario Sitaf e faccio il presidente della Comunità  Montana assumo il mio ruolo politico e, senza andare a “spiaccicarmi ” contro le trivelle, dico con chiarezza che questi sondaggi sono intempestivi, che rappresentano una prova di forza finalizzata a dimostrare che la Tav è un’opera avviata”. Nessun problema di incompatibilità  dunque? Svolgo i due compiti con piena consapevolezza”.
Un po’ come una partita a scacchi giocata da solo, che però già  allora, piacque poco ai piani alti della Sitaf che rimandarono (ma di poco) la resa dei conti.
Una resa dei conti che, in casa Sitaf, si tentò di giocare addirittura nell’ormai lontano 1996, quando Plano (che non era sindaco ma consigliere comunale semplice) fu inserito in una lista di una trentina di dipendenti da mettere in mobilità , cioè da licenziare.

Fu una complessa trattativa sindacale a consentire a Plano e ai suoi colleghi di tenere il posto di lavoro.
E di certo in casa Sitaf non è stata gradita, qualche anno dopo, la lunga vertenza sostenuta dal Comune di Susa (con Plano fascia tricolore) perché la Sitaf pagasse quanto dovuto al Comune, e cioè l’Ici sugli immobili di proprietà  della Società . Una vertenza conclusa nel 2008, con una transazione “costata” alle casse della Sitaf poco meno di 500 mila euro.

Non è stato quindi solo il Plano in versione agit prop sulla Tav, capace però in pi๠di una circostanza di prendere microfono o megafono in mano per calmare manifestanti troppo esuberanti, a irritare i dirigenti della Sitaf. E forse neppure la preoccupazione per la vicina apertura del cantiere di Chiomonte, con annesso svincolo autostradale concesso come compensazione. A dar fastidio, probabilmente, è proprio l’atteggiamento poco … riverente e referente del nostro che, quando si siede sui pubblici scranni tende a privilegiare gli interessi dei cittadini e dell’ente pubblico su quelli (pur legittimi) dell’azienda di cui è dipendente. Cosa che, nella nostra Italia, rischia di bloccare le carriere pi๠promettenti.

Bruno Andolfatto Sandro Plano