Il mezzo incendiato durante l'azione del 14 maggio 2013

Il mezzo incendiato durante l’azione del 14 maggio 2013

“Quella notte ero lì anch’io”. I quattro attivisti No Tav a processo con l’accusa di terrorismo hanno preso la parola questa mattina (mercoledì 24 settembre)  per delle dichiarazioni spontanee nell’aula bunker del carcere di Torino spiegando di aver partecipato all’azione compiuta contro il cantiere Tav di Chiomonte il 14 maggio 2013.

Mattia Zanotti, Claudio Alberto,Niccolò Blasi e Chiara Zenobi hanno invece respinto l’accusa di terrorismo contestata dalla procura definendola “ardita” e sottolineando di non appartenere a quel mondo.

I quattro hanno preso la parola a turno per rendere alcune dichiarazioni spontanee

. “La procura – ha detto Zanotti – ha costruito un castello di accuse, ma la verità è  più semplice e meno roboante. La voce ascoltata nelle intercettazioni telefoniche è  la mia”

Tutti gli altri imputati che lo hanno seguito hanno fatto la stessa cosa. “Non posso dire – ha aggiunto Zanotti – come possa essere trascritto quel gesto nella grammatica del codice penale. Posso solo dire che quella notte c’ero anch’io. Che fossi lì per dimostrare la mia inimicizia verso il cantiere e sabotarlo ve lo dico io stesso. Ma parlare di capi, organigrammi, commandi e strateghi significa proiettare su quell’evento l’ombra di un mondo che non ci appartiene”.
Claudio Alberto ha definito “ardita” l’incriminazione per terrorismo formulata dalla procura. “Non mi stupisce – ha aggiunto – che gli inquirenti usino parole come assalto e gruppi militari. Ma qualsiasi cosa abbia a che fare con guerra ed eserciti mi fa ribrezzo”.
Per Niccolò  Blasi, “dietro a quelle reti c’eravamo tutti. Qualunque siano le conseguenze delle nostre azioni ad affrontarle non saremo soli”. Infine, secondo Chiara Zenobi “gli attacchi indiscriminati, le armi da guerra appartengono agli Stati e ai loro emulatori”.

Non si faranno interrogare i quattro No Tav accusati di terrorismo nel processo che si sta svolgendo nell’aula bunker del carcere di Torino. Lo hanno  annunciato gli stessi imputati, rispondendo a una domanda del presidente della Corte d’Assise, Pietro Capello, al termine dell’udienza di questa mattina. Slogan di solidarietà ai quattro imputati sono stati scanditi da alcuni antagonisti, presenti in Aula, quando i quattro No Tav sono stati scortati fuori dall’aula