Per tutti Bardonecchia è la “Perla delle Alpi”, incastonata com’è in una conca tra le montagne. Qui si vive di turismo, d’inverno e a anche d’estate. Quest’anno però, insieme ai turisti, sono arrivati i profughi. Arrivano dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria, dall’Eritrea, dalla Guinea Bissau dopo aver attraversato i deserti e il mare con l’aiuto dei poco raccomandabili “scafisti” ed essere approdati sulle coste italiane.

A Bardonecchia provano a oltrepassare il confine francese trasformando la località alpina in una piccola Ventimiglia  anche se i numeri sono inferiori: 20-30 persone al giorno.

Lavori in corso all'imbocco del tunnel ferroviario del Frejus

Lavori in corso all’imbocco del tunnel ferroviario del Frejus

Fino a qualche settimana sfidavano i 14 km del vecchio tunnel ferroviario del Frejus; una sorta di roulette russa con la morte visto che la probabilità di essere risucchiati sotto i binari da un treno in transito è altissima. Ma da metà luglio, 24 ore su 24, l’ingresso italiano del tunnel è pattugliato da blindato con due alpini, fucile a collo mentre le Ferrovie stanno ultimando la posa dei dispositivi (già attivi sul versante francese) per rilevare la presenza di persone nella galleria.

Non resta che la via dei monti. Due le alternative: il Colle della Scala (1750 metri) e la discesa a Briançon. Oppure la Valle Stretta, sei ore e più di marcia a 2000-2500 metri sotto il monte Thabor prima di Modane. I profughi aggirano  il posto di blocco della Gendarmerie al bivio tra le due vie e poi sfidano polizia ed esercito francese che pattugliano boschi e sentieri con i visori notturni in una zona completamente militarizzata.

blocco ridotto

La Gendarmie al bivio tra la strada del Colle della Scala e quella della Valle Stretta

Ne sa qualcosa Jacopo Ricca, giornalista di Repubblica che qualche notte fa ha condiviso il cammino dei profughi. “Sono salito insieme a quattro ragazzi ma dopo qualche ora siamo stati fermati. I poliziotti hanno controllato i documenti e chiesto ai giovani se mi avessero pagato per accompagnarli. Loro hanno detto di no ma gli agenti mi hanno trattenuto fino alle 4 del mattino”.

I profughi che vengono pizzicati vengono ricacciati indietro . “Tra questi molti minorenni – denuncia il sindaco di Bardonecchia Francesco Avato in barba ai trattati internazionali”.

Chi ce la fa a passare dal Colle della Scala arriva a Briançon dove le organizzazioni cattoliche hanno allestito un centro di accoglienza “tollerato” dalle forze dell’ordine francesi.

Don Claudio Curcetti

Don Claudio Curcetti

Già, il mondo cattolico. Lo stesso che sul versante italiano dà (con discrezione e senza violare le leggi) aiuto ai migranti. Don Claudio  Curcetti, della parrocchia di Lucento (Torino) e i suoi ragazzi, durante il campo estivo alla Maison de Chamois,  hanno visto i profughi passare e non si sono girati dall’altra parte. “ Non tocca a me – spiega – dire se sia giusto accogliere o respingere queste persone. Il compito dei cristiani è quello di seguire il Vangelo, dare da mangiare a chi ha fame, vestire chi è nudo, aiutare chi è in difficoltà. Questo facciamo e questo abbiamo fatto. Abbiamo visto ragazzi stanchi, senza un abbigliamento idoneo per la montagna, che, se il tempo gira, rischiano di affrontare il freddo a 2500 metri solo con una tshirt”.

 “Non facciamo certo i “passeur” – aggiunge don Claudio – , non li carichiamo in auto e neppure facciamo trucchi. Ma nessuno ci può impedire di soccorrere e di fare un pezzo di strada in compagnia di queste persone”.

Intanto, al bivio tra Colle della Scala e Valle Stretta i poliziotti fermano le auto, chiedono di aprire il cofano, controllano se  dentro c’è qualcuno. E i bardonecchiesi? In paese li vedono: “L’altra notte  verso l’una e mezza – racconta l’uomo del bancone del bar della stazione – ho visto un gruppetto di profughi. Erano 12, scendevano da viale della Vittoria. Succede tutti i giorni e tutte le notti”.

Sono i sommersi che, ancora una volta chiedono di essere salvati e che continuano a bussare alle porte di un’ Europa che pare sempre più chiusa in sé stessa.

BRUNO ANDOLFATTO