trenoMa allora questa Tav Torino-Lione quanto costa veramente? La risposta dei vertici Rfi, ascoltati ieri, martedì 11 novembre, in commissione lavori pubblici del Senato, è di quelle che lasciano un tantino sconcertati: lo sapremo a fine febbraio.

Le cifre in ballo, fino ad oggi sono due. Quella iniziale, che secondo l’amministratore delegato di Fs Michele Elia “non è cambiata. Se oggi si facesse la gara – ha detto – la cifra sarebbe di 8,6 miliardi”. Aggiungendo che per la parte italiana  la spesa prevista è di 2,9 miliardi.

Però, aggiunge l’ad, “su questo potrà influire la rivalutazione monetaria”. Tradotto: l’inflazione. Che nel contratto di programma tra Rfi e ministero è stata valutata al 3,5% annuo, secondo quello che qualche tecnico ha definito “un esercizio del tutto virtuale e di fantasia”. Peccato, però, che la cifra sia stata messa nero su bianco e che ammonti a un totale di 13 miliardi, in cui la parte dell’Italia salirebbe a 7,7   miliardi. Mica bruscolini. Poi Elia si lancia, pure lui, in uno sforzo virtuale e di fantasia: “Il tasso – ha detto – con la deflazione potrebbe anche essere negativo”. E quindi i costi (udite, udite) addirittura scendere.

Per ora … risposta non c’è. E la scopriremo solo… vivendo fino a fine febbraio: “Entro quella data – spiega Elia – Italia e Francia risponderanno al bando europeo per il finanziamento dell’opera per il 2014-2020 e in tale ambito sarà necessario definire congiuntamente il tasso di rivalutazione”.

E se i costi aumenteranno chi li sosterrà? Elia: “Non si è ancora deciso chi pagherà eventuali extracosti ma probabilmente saranno divisi secondo le percentuali dl 58% dell’Italia e del 42% della Francia, ma anche l’Europa potrebbe contribuire”.

Insomma, come dice il presidente di Fs MarcelloMessori “il costo definitivo della Torino-Lione non è ancora determinabile con precisione perché ci sono dei fattori ancora incerti e solo quando ci sarà una certificazione si potrà stabilire con certezza”. Di più. Secondo Messori “c’è anche incertezza dal lato dei ricavi futuri dell’opera perché l’analisi costi benefici è stata fatta prima della crisi e adesso il quadro è cambiato e non possiamo ragionare come nel 2006”.

I primi a reagire a queste notizie sono i grillini. E’ la consigliera regionale piemontese  a 5 Stelle Francesca Frediani a dichiarare che “cadono ad una ad una tutte le menzogne spacciate per verità assolute negli ultimi decenni dai nostri politicanti. Iil ministro Lupi si ostina a dichiarare che tra le priorità del Governo c’è la Torino-Lione e che a febbraio-marzo su questi costi Francia e Italia chiederanno il co-finanziamento all’Europa. Solo la settimana scorsa, la Regione Piemonte, per bocca dell’assessore Balocco, ha dichiarato la ferma intenzione di mantenere il sostegno all’opera. Potremmo quasi ammirare la tenacia nel difendere la posizione contro ogni logica di buonsenso, se non si trattasse di soldi pubblici e di un’opera inutile e devastante”. Conclusione di Frediani: “Non possiamo che attendere, dunque, che anche gli “ultimi giapponesi” si convincano e pongano finalmente fine alla lunga agonia di una grande opera che avrebbe dovuto essere fermata parecchio tempo fa. Come sempre, sarebbe stato sufficiente ascoltare i No Tav”

No Tav che, secondo il senatore Pd Stefano Esposito, “hanno trovato oggi uno degli idoli ufficiali proprio nel presidente di Rfi Messori. Di questo però ne rispondera’ lui e chi l’ha nominato”. Il giudizio di Esposito è lapidario:” L’audizione dei vertici Rfi sulla Torino-Lione mette una grande tristezza. Non sono tollerabili  l’approssimazione e la superficialita’ con le quali il presidente Messori e l’ad Elia sono venuti a presentare i costi della Tav  in una commissione del Senato. Sono venuti impreparati”.