In Francia la Ministra dei Trasporti Elisabeth Borne ha affidato al Conseil d’Orientation des Infrastructures – COI, presieduto da Philippe Duron il compito di definire entro la fine di gennaio 2018 le strategie  le programmazione delle azioni da realizzare nel prossimo decennio (compreso il futuro della nuova linea Torino-Lione).

Una discussione nella quale ha scelto di entrare anche il Presidente dell’Unione Montana Valle Susa Sandro Plano che il 4 gennaio 2018 ha inviato una lunga lettera a  Philippe Duron.

Il giudizio di Plano è lapidario: “Questo progetto – scrive – avrebbe un impatto fortemente negativo sulla Valle Susa e sul bilancio dello Stato italiano”.

A divulgare la lettera è il sito No Tav presidioeuropa.net che commenta: “Questo atto si è reso necessario in quanto il COI non ha consultato ufficialmente alcun soggetto italiano favorevole o contrario al progetto Torino-Lione “. Mentre “stato audito il presidente di TELT, società mista franco-italiana, che però non ha titolo ad esprimere un parere franco e disinteressato sull’opportunità di realizzare questo progetto, dato che la sua missione è unicamente quella di portare avanti tutti gli atti indicati nelle istruzioni che le sono comunicate dai Governi italiano e francese”.

Ma cosa sostiene Plano nella sua lettera? “Che nel primo accordo di Torino del 29 gennaio.2001 Francia e Italia avevano saggiamente deciso che il progetto avrebbe dovuto essere realizzato alla saturazione della linea esistente: oggi questa linea, completamente ammodernata è ¨ utilizzata al 15%. Siamo dunque ben lontani dalla necessità  di dover iniziare lo scavo del tunnel abbandonando il tunnel esistente”

Plano chiede anche “una nuova analisi socio-economica europea per confermare l’ inutilità della nuova linea ferroviaria e afferma “che le nostre analisi indicano che i costi di gestione del nuovo tunnel saranno moto elevati e prevediamo che, a causa della concorrenza dei tunnel di base realizzati dalla Svizzera, il gestore Telt dovrà ricevere importanti sovvenzioni dall’Italia e dalla Francia per evitare il fallimento”.

Plano analizza poi i costi del tunnel ” in gran parte a carico del Bilancio italiano”. La ripartizione per il presidente dell’Unione sarebbe iniqua:  “Il costo, per ora previsto in  8,6 miliardi: al netto del contributo europeo del 40%, sarà ripartito tra Italia e Francia ma l’Italia dovrebbe pagare ben il 58% di questa fattura. E, data la prevalente collocazione del tunnel nel territorio francese (45 km in Francia contro i 12 km in Italia), ogni chilometro italiano del tunnel costerebbe 245 milioni, mentre ogni chilometro francese solo 48 milioni”.

Nella lettera al Presidente Duron Plano ricorda “l’opposizione dei cittadini italiani a questo faraonico progetto che, iniziata nel 1989, prosegue senza sosta nonostante il dispiegamento da parte dello Stato italiano di un dispositivo di controllo militare del territorio mai visto nella storia italiana dal dopo guerra ad oggi. L’opposizione alla Torino-Lione – annota Plano – è politicamente sostenuta dalle amministrazioni della maggioranza dei Comuni della Valle Susa e della Città di Torino, nonostante quanto affermato dai media, dal Presidente dell’Osservatorio tecnico e dal Commissario straordinario del Governo italiano”.