La musica, «linguaggio universale» secondo le parole di Benedetto XVI, sarà la protagonista di domenica 5 novembre nella chiesa di Sant’Antonino, alle ore 17, con il concerto “La musica che unisce”. In questo caso, è veramente un linguaggio che unisce due cittadine distanti migliaia di chilometri, grazie al ricordo del maestro Giovanni Votta. Perché è dal 2016 che Sant’Antonino è legata alla cittadina di Arvaiheer, in Mongolia, dove nella parrocchia è stata creata una scuola di musica dedicata al maestro, che per oltre trent’anni ha diretto la Società Filarmonica Santa Cecilia.

Nel concerto “La musica che unisce”, primo evento dedicato alla scuola di musica, non poteva mancare la “sua” Banda Giovanile composta da ragazzi e allievi della Banda Musicale della Società Filarmonica Santa Cecilia. Ad affiancare la Banda Giovanile ci saranno in alcuni pezzi l’orchestra “Golden Star” e il Coro di Musica Leggera. Tutte le offerte raccolte saranno devolute alla scuola in Mongolia.

Il progetto ad Arvaiheer è stato fortemente voluto dalla moglie Susanna Chiapusso: “L’idea è nata poco dopo la morte di Giovanni. Il suo amore smisurato per la musica non doveva spegnersi con lui. Entrambi eravamo amici di suor Lucia Bartolomasi, che fino all’estate scorsa operava in Mongolia. Ci siamo sentite per telefono e quando le ho chiesto se le sarebbe piaciuto avere una scuola di musica nella sua missione è stata entusiasta!”. Così suor Lucia, insieme ad altri missionari, hanno creato una comunità nella quale ora, ogni giorno, è possibile seguire lezioni, tenute da insegnanti qualificati, di canto, ritmica, ballo e strumento, con ragazzi e adulti che utilizzano gli insegnamenti appresi anche per l’animazione liturgica.

Giovanni amava totalmente la musica, e amava soprattutto insegnarla. Chissà cosa direbbe – proprio lui che non voleva stare sotto i riflettori – ora che in una cittadina della Mongolia la musica viene insegnata e vive anche grazie a lui.

Andrea Diatribe