L'ospedale di Susa

L’ospedale di Susa

“I dati parlano chiaro: i parti nel punto nascite di Susa sono circa 150 all’anno. Un numero insufficiente per garantire la sicurezza e la salute delle donne (e dei nascituri) che scelgono di partorire in quell’ospedale. A dirlo non sono io, ma lo dimostrano gli studi scientifici: solo i punti nascite con almeno 500 parti l’anno hanno i requisiti di sicurezza necessari”. A parlare è l’assessore alla sanità Antonio Saitta che, senza mezzi termini, annuncia la notizia clamorosa: il punto nascite di Susa chiuderà entro la fine dell’anno.

Una notizia che, a dire il vero, è filtrata nel tardo pomeriggio di mercoledì 12 novembre, attraverso il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Stefania Batzella: “Con un colpo di spugna senza precedenti  l’assessore alla sanità Antonio Saitta vuole ridimensionare l’ospedale di Susa ed eliminare il punto nascite. Una scelta assurda, presa senza avviare alcun confronto con il territorio, con gli amministratori locali e nemmeno con i consiglieri regionali”.

Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità

Saitta smentisce? Nemmeno per sogno. Anzi, difende fino in fondo la scelta: “Decisioni analoghe di chiudere punti nascite che facevano meno di 500 parti all’anno sono già state prese a Domodossola, Acqui Terme, Tortona e Fossano. E qui a Susa ci troviamo di fronte a un’equipe che fa un parto ogni due giorni. E facile comprendere come non ci sia la stessa manualità, la stessa specializzazione delle equipe di altri ospedali che, invece, di parti ne fanno 3  o 4 al giorno”.

Batzella però non ci sta. E nelle sue dichiarazioni afferma che “le responsabilità per la chiusura del punto nascite non sono esclusivamente politiche. Questo risultato è frutto anche di continue scelte prese consapevolmente dai vertici dell’Azienda Sanitaria Locale che hanno sistematicamente incentivato il pendolarismo delle partorienti verso l’ospedale di Rivoli e verso altri presidi sanitari. Hanno continuamente denigrato il punto nascite di Susa determinando l’allontanamento di centinaia di pazienti. Risultato: c’è stata una riduzione di oltre il 50 per cento dei parti”.

Accuse a cui Saitta replica invocando “la libertà delle persone che ormai scelgono di farsi curare, e anche di partorire, nelle strutture che ritengono più sicure”. Per l’assessore regionale tutto ruota intorno a una frase: “Al centro c’è la salute della persona. Qui non stiamo parlando di organizzare una maratona o un evento culturale. Ma di assicurare salute e sicurezza, che il punto nascite di Susa non è in grado di garantire. Tra l’altro, in caso di complicazioni con alto rischio per la salute della donna, che cosa possono fare a Susa se non trasferirla in un altro ospedale, con tutti i rischi annessi e connessi? Il problema è che i punti nascite devono poter contare immediatamente su altre strutture, come cardiologia, terapia intensiva, ecc. Questo in ospedali come Rivoli è possibile. A Susa no”.

E comunque, aggiunge Saitta, “il  tetto minimo dei 500 parti non me lo sono inventato io ma è scritto nero su bianco nell’intesa Stato Regioni per il  Patto per la Salute. Ed ha valore di legge. Quindi bisogna procedere, ed evitare che prima o poi succeda qualcosa di grave. Perché a quel punto a chiudere il punto nascite non sarei io ma il Procuratore Guariniello”.

Assessore Saitta, lo sa che questa scelta lei non avrà molta popolarità a Susa? “Ne sono consapevole. Ma credo che la politica debba mettere al centro la salute del cittadino. I dati sono quelli, e i rischi per la salute delle donne e dei nascituri sono questioni reali.  Lo ripeto, la salute deve essere al centro. Scelte basate su altri fattori dimostrerebbero una sola cosa: cinismo. E io cinico non sono. Se poi rischio l’impopolarità, pazienza”.

Bruno Andolfatto