Lavoratori Beltrame

Lavoratori Beltrame

Se non hanno detto di avere scherzato ci sono andati vicini. Anzi, come capita troppo di frequente, hanno sostenuto di non essere stati… capiti. Comunque sia i manager della Beltrame guidati dal Direttore Generale Adriano Zambon, martedì pomeriggio in Regione, hanno fatto retromarcia sull’intenzione di chiudere l’acciaieria e il laminatoio dello stabilimento di San Didero. Ed è stata Claudia Porchietto, assessore regionale al lavoro, ad adoperarsi per ottenere un incontro con il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato con l’obiettivo di mettere in campo le condizioni per riprendere l’attività produttiva della Beltrame di San Didero. Soddisfatti i sindacati e i lavoratori protagonisti, durante l’incontro, di un presidio nelle vicinanze della sede della Regione: “I dirigenti hanno affermato di non aver alcuna preclusione a tenere in vita lo stabilimento valsusino con i suoi 350 lavoratori”, dichiara Margot Cagliero della Fim Cisl. Mentre l’assessore Porchietto ha sottolineato come presso il Ministero dello Sviluppo Economico stia lavorando un tavolo tecnico per discutere una serie di proposte concrete per le Acciaierie Beltrame: “Quelle sul fronte energetico ad esempio sono note da tempo: proprio nei giorni scorsi il ministro Zanonato è venuto a Susa e in quella circostanza abbiamo preso atto della volontà di accelerare i tempi di discussione di un progetto per la Valle nel quale può riconoscersi anche la Beltrame”. Di qui l’impegno della Regione a sollecitare nei primi giorni della prossima settimana un incontro presso il ministero alla presenza di azienda e del ministro stesso al fine di valutare insieme le proposte che abbiamo avanzato come Regione”. Porchietto ha sottolineato che “l’azienda ci ha chiarito di essere disponibile a trattare per mantenere il sito produttivo ma solo a determinate condizioni. Mi aspetto che il ministero ne prenda atto e operi di conseguenza al fine di salvaguardare un pezzo strategico della siderurgia italiana”.

 

Tutto questo mentre il braccio di ferro, ancora in corso, tra i vertici della Fiat e la dirigenza della Selmat potrebbe costare caro allo stabilimento di S.Antonino e ai suoi 250 lavoratori. La Fiat, infatti, avrebbe manifestato l’intenzione di tagliare le commesse all’azienda che ha la sua sede centrale proprio in valle di Susa e altri siti produttivi ad Airasca, Beinasco, Dronero, San Martino Alfero oltre a un impianto in Polonia e un altro in Cina. Il tutto per un totale di circa mille dipendenti. I rapporti non certo idilliaci tra il colosso dell’auto e la Selmat avrebbero indotto l’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne a “tagliare” buona parte delle commesse destinate all’azienda santantoninese . Nella vicenda, tempo fa, è intervenuto il sindaco di S.Antonino Antonio Ferrentino, che è anche consigliere provinciale del Pd, che ha interessato l’assessore regionale Claudia Porchietto e il presidente della Commissione lavoro di Montecitorio Cesare Damiano. Ma il tempo stringe e la Selmat rischia di entrare nel tunnel di una crisi pericolosa. E sullo stabilimento santantoninese potrebbero incombere cassa integrazione e ridimensionamenti. Proprio per questo, giovedì scorso, in una Susa blindata, Ferrentino e Maccherrone hanno “bloccato” per un’ora in una saletta dell’Hotel Napoleon il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato e i presidenti della Regione Roberto Cota e della Provincia Antonio Saitta. “Non ci possiamo permettere il lusso di rinunciare a una realtà che conta 250 addetti a S.Antonino e altri 750 nel resto del Piemonte”, ha detto Ferrentino. “Per questo ho chiesto a Zanonato di cercare una mediazione con Sergio Marchionne, visto che la questione Selmat è nelle sue mani”. Il ministro avrebbe espresso la propria disponibilità. In Valle di Susa e a S.Antonino, a questo punto, si attendono notizie