In uno scenario da film western, il piccolo capoluogo di un grande territorio ancora selvaggio. Forse non tutti sanno che, al fondo della strada che unisce Cesana a Sauze di Cesana, una volta superato il ponte di legno sul capriccioso torrente Ripa, si può entrare in territorio indiano.

In effetti, l’imbocco della Valle Argentera, superate le case del paese, può essere tranquillamente spacciato per un lembo del vecchio West, e pi๠che Alta Valsusa si potrebbe anche parlare di terra al confine tra South Dakota e Wyoming, nel cuore delle Black Hills, la famose Colline nere, teatro delle gesta della nazione Lakota e della trib๠dei Pawnee.

Avete visto il famoso film “Balla coi lupi” di e con Kevin Costner? Questo immaginifico preambolo, è utile soltanto per dire che il vasto territorio del comune di Sauze di Cesana, altezza 1560 metri, si estende per ben 78,52 chilometri quadrati, anche se poi il paese conta soltanto 196 abitanti. E’ una zona naturalistica a dir poco meravigliosa, ed anche ancora notevolmente selvaggia, il che non guasta certo.

Si pensi alla stupenda (e questa sì, cinematografica) vallata del Thuras, alla lunga ed impervia Valle Argentera, dove la natura la fa da padrona, lasciandosi anche andare provocando frane, smottamenti ed inondazioni capaci di mettere in ginocchio i margari e le loro piccole aziende.

Con la nostra “carovana” raggiungiamo dunque Sauze di Cesana in un pomeriggio di domenica. Il paese è quasi deserto, ma non è una “ghost town” da pellicola a stelle e strisce. Difatti, i fiori che adornano i balconi, le fontane, le bandiere e gli stemmi, esposti sui muri di alcune abitazioni, fanno la loro parte, restituendo al tutto un’immagine solare e rustica, perfetta scenografia per ambientarvi una piacevole vacanza in montagna.

Un po’ di storia: il nome del paese compare già  in alcuni documenti medievali, sotto la sigla di Salise Cesanae e Saude. Vicino, a Cesana, coniavano addirittura le monete d’argento, dunque questa parte di Alta Valle aveva la sua eccezionalità . La zona era naturalmente sotto il tallone del Delfinato francese, fino al momento di passare ai Savoia, nel 1713, come conseguenza del trattato di Utrecht.

Nel 1936, il paese fu inglobato nel comune di Sestriere, per poi ritornare indipendente nell’ultimo dopoguerra. Nella storia recente, si segnala un’altra notizia di rilievo, e purtroppo, anche tragica: nel 1962, uno spaventoso incendio mandò in fumo la maggior parte dell’abitato.

Il resto è storia di oggi: Sauze di Cesana è un piccolo centro, ma ormai lanciato ed attrezzato per le politiche turistiche: dal 2002 è stato inaugurato l’allacciamento alla rete del metano, fonte energetica di calore assolutamente ecologica. Sono presenti qualcosa come tredici ristoranti, in grado di fornire i piatti tipici della zona, sette strutture ricettive e cinque attività  produttive, tutte incentrate sui prodotti caseari.

Dunque, il formaggio di montagna è il fiore all’occhiello di Sauze di Cesana. Non mancano davvero, poi, i luoghi d’interesse: in primis, la chiesa di San Restituto, risalente al secolo XII, edificio di notevoli dimensioni, che si stacca dal cuore del paese, facendosi così ancora pi๠notare.

Interessante è anche la chiesa di San Giacomo, cui si accede appena superata la piazza, piccola e rotonda, del municipio. Ovviamente, poi, la zona è la base ideale per una serie sterminata di escursioni: si può infatti salire ai monti Sises, Platesse, Appenna e Ramiere. Il paese, inoltre, comprende anche le frazioni di Bessen Haut, Bessen Bass, Grangesises e Rollieres.

Per fare il punto della situazione, sentiamo il sindaco, avvocato Erwin Strazzabosco, figlio d’arte (il papà , Bruno, è stato amministratore già  negli anni ottanta): “Negli ultimi tempi abbiamo stabilito di intervenire per sistemare le strade, e nel futuro pi๠prossimo, intendiamo ultimare la riqualificazione dell’area del maneggio, che garantirà  ulteriori strutture sportive. Siamo inoltre molto soddisfatti del nostro piano di recupero del concentrico.

Certo, si fa quello che si può, viste le esigue risorse economiche disponibili, tenendo presente che il comune può contare soltanto su quattro dipendenti, compresa la segretaria comunale, che peraltro opera anche a Sestriere. La scelta, virtuosa, di avere tolto l’Ici sulla prima casa, naturalmente grava molto sulle nostre casse. Per molti interventi, ci possiamo però avvalere degli uomini del consorzio forestale, sempre all’altezza della situazione“.

Al termine della visita, optiamo per addentrarci decisamente in “territorio indiano”, però c’è un problema: la strada che collega il paese alla Valle Argentera è ancora resa difficilmente percorribile causa neve. Alcuni abitanti ci avvertono che occorrerà  aspettare ancora una quindicina di giorni per potervi accedere senza problemi.

Dopo le copiose precipitazioni appena conclusesi, si corre anche il rischio d’incappare in massi e pietre rotolanti, il cui movimento può essere favorito dal terreno umido. Dobbiamo pertanto rimandare la traversata della lunga ferita verde, in mezzo alla quale si snoda l’unica strada sterrata, comunale, che infine si sdoppia in due valli pi๠piccole: la Valle Lunga, dove si può incontrare il rifugio Alpe Plane e la Valle del Gran Miol, che si conclude alle pendici del Grand Queiron.

Qui, in Valle Argentera, una serie di maestosi tremila separa il “territorio indiano” dalla Val Thuras e dalla Val Troncea, altri parchi naturali meravigliosi. La montagna pi๠imponente è la Punta Ramiere, con i suoi 3303 metri di altezza. Sembra incredibile, ma proprio qui, senza comode vie di comunicazione, tanti anni fa, la Valle era percorsa dai contrabbandieri del sale, che facevano la spola, col loro carico illegale, tra l’Italia e la Francia.

Non mancano, in effetti, ruderi di fortificazioni, testimoni muti di avventure romanzesche di questi gentiluomini di fortuna, veri pirati di terra ferma. E tornando al vecchio west, qui, il tenente John Dunbar, attirato dal miraggio di “vedere la frontiera prima che scompaia”, potrebbe imbattersi in altre bellezze naturali, simili davvero a quelle del mitico film western che abbiamo citato: stupende cascate, ampi pascoli simili al paradiso dei pellerossa, e che d’estate danno la possibilità  agli escursionisti di riempirsi gli occhi avanzando nella natura.

D’inverno, con la neve, lo sport fuoripista sembra d’obbligo e veramente di casa. Dunque, Sauze di Cesana rappresenta l’ultimo avamposto prima dell’avventura. Un’avventura che d’estate porta il nome anche di Camminata della Valle Argentera, una delle corse podistiche valsusine pi๠famose ed amate, che ha visto tra i suoi recordmen (e recordwomen, ci mancherebbe), assi dello sport locale come Luigi Chiampo, oggi “don” e pertanto atleta di Dio, e Maura Viceconte, la piccola meraviglia di Chiusa San Michele che ancora detiene il record italiano su maratona.

Se poi andiamo a Bessen Haut, vi troviamo invece la notissima Casa Alpina Giovanni XXIII°: c’è forse qualche ragazzo della Valle che non vi abbia mai trascorso almeno un minuto di vacanza? E tutto sul territorio di Sauze di Cesana, il piccolo capoluogo al centro del grande cerchio della nazione, per usare le parole di quel gran saggio di Alce Nero.

Giorgio Brezzo Sauze di Cesana Sauze di Cesana - veduta Sauze di Cesana - dettaglio Sauze di Cesana - S.Restituito