La "caduta" dell'ultimo diaframma del tunnel (foto Michele D'Ottavio)

La “caduta” dell’ultimo diaframma del tunnel (foto Michele D’Ottavio)

Eccola la famosa “canna bis” del traforo del Frejus. L’ultimo diaframma di quella che, preannunciata a suo tempo come galleria di sicurezza diventerà un vero e proprio tunnel di transito, è “caduto” lunedì 17 novembre.

I commenti ufficiali sono entusiasti. A partire da quello di Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte: “Quando cadono i confini, fa sempre piacere e non mi scandalizzerei se questa  seconda galleria del Frejus attirasse un po’ dei traffici dagli altri tunnel alpini”. E poi: “Questa opera è utile a tutta la nazione. La valle di Susa è dai tempi dei romani un corridoio plurimodale e non mi risulta che la realizzazione della seconda canna dell’Autofrejus abbia aumentato i tassi di inquinamento in Valle di Susa. Mi auguro che serva a far riflettere tanti  ambientalisti in buona fede che anche quel traforo un po’ piu’ in basso (la Tav ferroviaria, ndr) servira’ ad abbattere i confini e a migliorare la modalità dei trasporti. Infine – ha concluso Chiamparino – mi auguro serva per una riflessione ai ’No Tav Si Trucks’ (trucks, cioè automezzi pesanti ndr), che se le opere si fanno bene, servono alla crescita e a migliorare la qualita’ della vita”.

E c’è anche chi, come il senatore del Pd Stefano Esposito, ironizza: “Ho partecipato alla caduta del diaframma della seconda canna autostradale del Frejus – scrive sulla sua pagina Facebook – . Alla cerimonia erano assenti i manifestanti no tav” mentre “erano presentissimi, in giacca e cravatta, il sindaco di Susa Sandro Plano, felice e sorridente, e il sindaco di Venaus Nilo Durbiano, anche lui no tav, che mi ha spiegato quanto sia d’accordo con opere come queste”.

Rimane la contraddizione tra il nuovo  tunnel autostradale, lungo poco più di 12 km. di cui circa la metà in Italia, considerato “buono” e l’altro, ancora da scavare, considerato “cattivo”, quello  internazionale della Torino-Lione ferroviaria destinato a collegare Susa a St.Jean de Maurienne: in tutto 57 km. di cui 47 in Francia e 12 in Italia. Poche proteste, se non nessuna, sul primo, barricate e qualcosa di più contro il secondo. Anche se entrambi, km più km. meno, toccano le stesse montagne.

Una contraddizione che, nel giugno 2012, veniva fatta notare dall’allora presidente della Provincia Antonio Saitta: “Trovo strano – diceva – l’assordante silenzio degli attivisti e degli amministratori locali No Tav sul progetto di realizzare il raddoppio del Frejus non più per ragioni di sicurezza ma come vera e propria corsia autostradale”. Proprio su questa scelta Saitta annunciava l’intenzione di “convocare i soci pubblici di Sitaf, visto che abbiamo la maggioranza del 51%”. E ancora: “E’ chiaro che il presidente di Sitaf Cerruti abbia a cuore il trasporto su gomma, ma in valle di Susa è stata fatta la scelta del trasporto su ferro e non possiamo oggi fingere di dimenticarlo”.

Da quelle parole ad oggi, son passati due anni e oggi, Antonio Saitta, siede nella Giunta Regionale di Sergio Chiamparino alle prese con altre gatte difficili da pelare sulla Sanità.

Intanto la talpa ha scavato e lunedì è arrivata all’obbiettivo. E la  “canna bis”  del Frejus è una realtà. Così come è una realtà è la firma, avvenuta venerdì, della vendita all’Anas delle quote di  Sitaf  finora nelle mani di Comune e Provincia all’Anas.

Una scelta che ha fatto infuriare i dirigenti del Gruppo Gavio, socio di minoranza Sitaf e piuttosto interessato –  al punto da offrire 70 milioni di euro contro i circa 50 stabiliti per il passaggio all’Anas – ad acquisire le quote che garantirebbero al Gruppo privato il controllo del 56 per cento della Società. Per protesta Gavio ha disertato la cerimonia di lunedì a Bardonecchia.

E  la vicenda  sembra destinata ad avere altre puntate vista l’intenzione, preconizzata da Gavio, di dar vita a una dura battaglia a colpi di carte bollate.

Del resto, lo ha ricordato anche il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, salito lunedì a Bardonecchia:  “Lo statuto di Sitaf prevede una maggioranza pubblica ed è evidente che non poteva essere che una Società pubblica come Anas a rilevare le quote che Comune e Provincia di Torino vogliono vendere”.

Con un piccolo… dettaglio ben descritto dal quotidiano La Stampa domenica: “Anas ha già fatto sapere che, una volta acquisite le quote di Comune e Provincia, venderà tutto (quindi il 51%) ai privati. Per farlo però dovrà modificare lo statuto di Sitaf che impone la maggioranza pubblica. Ma per cambiare lo statuto ha bisogno del consenso del 66% degli azionisti, ovvero anche del gruppo Gavio. E perché Gavio dovrebbe darglielo? Logica vuole che lo faccia solo in un caso: ovvero solo se avrà il diritto di prelazione sulle quote in vendita. A che prezzo però?”

La telenovela continua. Con il futuro che prefigura, nel giro di pochi anni, un Frejus autostradale raddoppiato  mentre il presente vede la Tav Torino-Lione rischiare  di diventare una sorta di “anatra zoppa ” a causa della querelle sui costi.

Che dire? La sensazione che nulla capiti per caso è forte. Alle prossime puntate.

Bruno Andolfatto