I lavoratori Beltrame in assemblea

I lavoratori Beltrame in assemblea

Beltrame: si chiude tutto, acciaieria e laminatoio. Punto e a capo. La doccia fredda, anzi gelata è arrivata addosso ai 350 dipendenti dello stabilimento valsusino di San Didero lunedì 14 ottobre, giorno della convocazione a Vicenza dei rappresentanti sindacali delle fabbriche Afv Beltrame di San Didero, Vicenza e San Giovanni Valdarno. Un incontro surreale, secondo la ricostruzione resa ai dipendenti da Margot Cagliero (Fim-Cisl), durante l’assemblea di martedì pomeriggio davanti ai cancelli di San Didero: “E’ stata la fotocopia della riunione del marzo scorso, quando i dirigenti della Beltrame ci dissero: tempo due mesi e si chiude, aria e camminare! Anzi, forse è andata pure peggio”. Già, perché nelle slide proiettate davanti ai sindacalisti per presentare il piano, lo stabilmento di San Didero manco c’era”.

E così, invece d’essere “fuori dal tunnel” (come qualcuno si illudeva) i 350 lavoratori della Beltrame di San Didero sembrano più che mai “fuori dal piano”… E se San Didero piange, non ridono a San Giovanni Valdarno dove il destino dei 60 lavoratori sembra più che mai a rischio mentre a Vicenza inizia ad affiorare più di una preoccupazione visto che anche nella sede madre della Beltrame vengono denunciati 65 esuberi su circa 500 dipendenti. Il problema? L’economia è ferma, il mercato dell’acciaio langue e, intanto, la montagna dei debiti cresce. Le banche, per rifinanziare il debito, impongono misure draconiane sui costi. Così, tanto per dare una cifra, la proprietà ha comunicato che, per riaccendere l’altoforno di San Didero e tenere in piedi la produzione, bisogna realizzare 25 milioni di euro di risparmio, iniziando dalla bolletta più cara di tutte: l’energia elettrica. Ma ad aver irritato sindacato e lavoratori, ancora una volta, sono i modi, la forma che, in situazioni come queste, sono anche sostanza. “Potevano dirci, e l’avremmo capito, che a San Didero ci son problemi – dice Cagliero – ma farlo in quel modo, far precipitare la situazione quando sullo stabilimento di San Didero è aperto un tavolo tecnico con la Regione è quanto meno irrispettoso, verso i lavoratori e anche verso le istituzioni”. E adesso? Per martedì 22 ottobre è prevista una riunione a Torino in Regione, cui parteciperanno azienda e sindacato. Con i lavoratori (in sciopero per otto ore) all’esterno, per esprimere dissenso e rabbia nei confronti della Beltrame e per chiedere alle istituzioni di fare tutte le pressioni possibili sul Gruppo Afv.

Le attese per la riunione di lunedì scorso erano di segno completamente diverso. Anche per il progetto pensato su misura per le imprese della Valle di Susa (Smart Susa Valley) che con le compensazioni Tav, consentirebbe risparmi energetici notevoli ma comunque lontani dai 25 milioni di euro ipotizzati? E adesso? “Il tavolo aperto con la Regione è un lumicino, una piccola speranza”, ammettono i sindacalisti che però aggiungono: “Dobbiamo aggrapparci con tutte le nostre forze a quel tavolo e guadagnare tempo. Ad aprile 2014 scade la cassa integrazione. Il tavolo tecnico deve continuare a lavorare, esaminare le prospettive di rilancio e di risparmio, E bisogna dare ossigeno ai lavoratori con altri ammortizzatori sociali. Soprattutto dobbiamo impedire che si proceda con i licenziamenti”. Lavoratori e sindacato sono disposti a tutto pur di tenere aperto lo stabilimento di San Didero “Siamo anche pronti – dichiara Margot Cagliero – a difendere la nostra fabbrica e i nostri posti di lavoro chiedendo esplicitamente a Beltrame di chiudere lo stabilimento che ha in Francia, la LME di Trith-Saint-Léger a Valenciennes, visto che un doppione di quello che c’è in Valle di Susa. Ci spiacerebbe arrivare a questo punto, visto che lì ci sono 500 lavoratori. Ma se la correttezza della Beltrame è quella dimostrata lunedì, siamo costretti a difenderci. Del resto, a parti invertite, i francesi farebbero la stessa cosa”.

Bruno Andolfatto