Domenica primo aprile, abbiamo festeggiato la Pasqua. Per i cristiani, essa ricorda la resurrezione di Gesù Cristo, ma da cosa deriva la parola “Pasqua”? La risposta è: dall’ebraicoPesach” che significa letteralmente “passare oltre“. Durante la Pasqua ebraica, infatti, ancora oggi si ricorda che l’angelo del Signore “passò oltre” le case degli israeliti, risparmiando i loro primogeniti, sorte che non toccò invece agli egiziani. Lo sterminio dei primogeniti d’Egitto fu l’ultima delle dieci piaghe, quella che convinse il faraone a lasciare partire il popolo guidato da Mosè.

Come si celebra oggi Pesach? Grazie alla disponibilità di una famiglia giavenese, venerdì 30 marzo, giorno del primo plenilunio di primavera, corrispondente, secondo il calendario lunare ebraico, al quindicesimo giorno del mese di Nissan del 5778, abbiamo preso parte alla cena di “Seder” che dà avvio a Pesach e siamo in grado di descrivere i cibi tradizionali che mangiano e i rituali che osservano i “fratelli maggiori” o i “padri nella fede” dei cristiani, come definirono gli ebrei rispettivamente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Articolo completo su La Valsusa in edicola dal 5 aprile.

Alberto Tessa

Haggadàh Pesach

L’Haggadàh di Pesach. Il testo, scritto in aramaico ed ebraico, racconta la fuga dall’Egitto del popolo d’Israele

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