Paura ieri sera (giovedì 4 gennaio) per una slavina sulla strada provinciale 235 che da Bardonecchia porta a Rochemolles. Si tratta dell’unico collegamento viario tra la Perla delle Alpi e la piccola frazione , abitata da una cinquantina di persone. La frazione è rimasta isolata e senza corrente e sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco: gi effettivi di Susa, i volontari di Bardonecchia e gli operatori del  soccorso piste. Fortunatamente non ci sono feriti nè dispersi e, alla fine, si contano lievi danni ad una casa (un camino danneggiato), un traliccio travolto dalle neve a 300 metri dall’abitato

Gli abitanti della frazione sono stati evacuati e ospitati dal Comune e la provinciale 235 è stata riaperta già ieri notte.

Tecnici e soccorritori stanno valutando se consentire il rientro delle persone evacuate visto che le previsioni del tempo annunciano una nuova, abbondante,  nevicata  sabato sera.

Nel mese scorso era caduto un metro e mezzo di  neve in poche ore e il sindaco Avato aveva ordinato lo sgombero in via precauzionale

Rochemolles e le valanghe

La zona è storicamente soggetta al rischio valanghe.

L’11 febbraio 1961  avvene quella che La Valsusa del tempo definise  “l’apocalittica sciagura nella notte tra sabato e domenica 5 febbraio”:
una valanga a Rochemolles, staccatasi dal Coin, a 1900 metri, provoca quattro morti, numerosi feriti e venti case distrutte”

Trent’anni prima, sono i primi mesi del 1931, ad essere funestati dalle valanghe. Le cronache de La Valsusa narrano che a Bardonecchia nel pomeriggio del 5 gennaio 1931 uno sciatore è travolto e seppellito da una valanga a Col des Acles: la vittima è Emilio Brunetti, torinese.

A Clavieres altri sei sciatori francesi muoiono, travolti da una valanga nel vallone Chénaillet, i corpi vengono recuperati solo alcunigiorni dopo. Un’altra valanga travolge una pattuglia di militi confinari a Bardonecchia: il bilancio è di un morto, due feriti.

Gruppi di alpini, in mezzo alla tormenta, vengono travolti da una valanga il 26 gennaio al ritorno dalle esercitazioni invernali: 21 militari (tre ufficiali e 18 militari di truppa) mancano all’appello.

Il 5 febbraio, a Bardonecchia, vengono celebrati i solenni funerali degli alpini morti sotto la valanga ma, fino a quel momento, sono soltanto cinque le salme ritrovate. Al rito intervengono le più alte autorità militari; celebra la messa esequiale mons. Angelo Bartolomasi.

Bardonecchia è parata a lutto: da ogni finestra sventola il tricolore abbrunato”.

Domenica 8 febbraio c’è il funerale di altre tre salme. Gli scavi per ritrovare i corpi, intanto, proseguono e La Valsusa del 7 marzo informa che “Farfuj”, il cane che fu compagno prima e soccorritore poi degli alpini travolti dalla neve, viene portato a Torino per essere curato in seguito a un principio di congelamento ma si dà alla fuga.

La Valsusa del 4 aprile dà notizia del ritrovamento della salma di un altro militare mentre gli alpini scavano ancora per ritrovare gli altri dodici compagni. Opera che viene completata l’8 giugno con il ritrovamento dell’ultima vittima.

Nelle settimane precedenti, si legge su La Valsusa, i lavori di scavo non hanno avuto tregua e gli alpini hanno recuperato diverse salme:
“Con questo ritrovamento ha pienamente assolto il compito il distaccamento del Terzo Alpini, sempre  vigile sul luogo della valanga…”.

La Valsusa del 12 settembre informa che a ricordo dei 21 alpini viene scoperta nel vallone di Rochemolles, presso le Grange Picreux, una
targa in bronzo che rappresenta proprio i 21 militi in marcia.

Alla cerimonia intervengono il ministro della Guerra, gen. Gazzera e il capo di Stato maggiore dell’Esercito, gen. Bonzani oltre ad altre autorità militari.
Dopo lo scoprimento e la benedizione della lapide, mons. Angelo Bartolomasi celebra la messa alla presenza del Commissario prefettizio di
Susa e dei rappresentanti dei comuni valsusini e delle associazioni.