Caso esemplare per riflettere sul lavoro durante un 1° maggio di crisi economica. La storia di Angelina, (il nome è di fantasia ma la vicenda è vera) comincia nel 2008. Ed è tutta una storia di precariato, di prevaricazioni (ovviamente subite) e anche di qualche ricatto.

Incontriamo Angelina in un bar a S.Antonino per farci raccontare le sue traversie davanti a un caffè. “Nel 2008 mi son trovata in mobilità , lasciata a casa dalla cooperativa di trasporti di Leinì per cui lavoravo. Sono stata inserita in un programma dell’Agenzia per l’Impiego finalizzato al reinserimento lavorativo e mi son trovata in una cooperativa di Orbassano, la Pega Managment, che per statuto si occupa di lavoro subordinato, facchinaggio, logistica, stoccaggio, trasporti.

E dove lavoravi? “Alla Ilmed di Avigliana. Subito mi hanno detto che mi avrebbero assunto come impiegata. E difatti lavoravo in ufficio. Però, dopo 15 giorni, mi danno il contratto e, leggendolo, scopro che in realtà  avevo la qualifica di operaia, inferiore quindi alle mansioni che mi avevano affidato,. E, ovviamente, anche con meno soldi in busta paga.“.

Chiedo spiegazioni ma la risposta è lapidaria: “O accetti o te ne puoi pure andare a casa“. E con una figlia di sette anni a carico rinunciare al lavoro sarebbe una follia. Così Angelina rimane.

Poi, sempre nel 2008, arriva, improvvisa la visita dell’Ispettorato del Lavoro che dà  alla Ilmed l’ordine di assumere le ragazze che, come me, erano socie lavoratrici della cooperativa ma, in ufficio, svolgevano le stesse mansioni delle impiegate dipendenti dell’azienda“.

Cosa che, ovviamente, la Ilmed si guarda bene dal fare Tra l’altro, pochissimo tempo dopo, capita una cosa piuttosto sgradevole: “In quattro, tutte nelle stesse condizioni, veniamo convocate dal “boss” che ci dice che se vogliamo continuare a lavorare dobbiamo dare le dimissioni dalla cooperativa per essere assunte dalla Manpower – agenzia di lavoro interinale – con contratto a termine di tre mesi, da rinnovare di volta in volta.

Anche qui nessuna possibilità  di scelta. “Poi : continua Angelina – c’è stato un periodo in cui è arrivato nuovo lavoro. E anche noi impiegate siamo state spostate nei reparti“. Ma è durata poco, perché presto il lavoro è diminuito “e siamo state nuovamente convocate negli uffici per dirci che ci avrebbero spostate nei magazzini. E la cosa è andata avanti fino a febbraio del 2009, quando ci hanno “proposto” (le virgolette sono d’obbligo) a rientrare nella cooperativa Pega Managment e ho pure dovuto ripagare la quota sociale di 50 euro“. Ma le condizioni non sono cambiate. “Sempre contratti a termine, di tre mesi in tre mesi. Che però mi è stato rinnovato solo una volta. Al termine del secondo contratto, il 30 settembre del 2009, non me l’hanno pi๠rinnovato. Motivo: il lavoro è diminuito. Tra l’altro pochi mesi prima, maggio 2009, siamo venuti a sapere che la cooperativa aveva grossi problemi di liquidità  (le banche pare non concedessero pi๠le fidejussioni). Così la società  decise di ricapitalizzare di 2000 euro dicendoci che, se volevamo continuare a lavorare lì quei soldi li dovevamo versare tutti noi (circa 400 persone tra Avigliana e None). E ci hanno anche consigliato la modalità : versare subito la quota oppure rivolgerci a una finanziaria (consigliata da loro) per ottenere un prestito per versare i soldi della ricapitalizzazione“.

E voi che avete fatto? “Beh, io mi sono rifiutata e, tra l’altro, ho anche contattato il sindacato anche perché da noi non era rispettato il contratto degli autotrasportatori sulle ferie, i permessi, il Tfr e altre cose“.

Adeguamento che poi è avvenuto a luglio del 2009. Ma a settembre dello stesso anno, guarda caso, Angelina, che è iscritta alla Cgil, il contratto non l’ha pi๠avuto. E la stessa cosa, qualche mese dopo, è capitata a un altro delegato della Cisl.

E adesso? “Sono qui, a cercare lavoro. Certo ho fatto controllare tutte le buste paga e sulle cose che non erano a posto ho fatto la vertenza alla cooperativa. Per il resto ho ottenuto la mobilità  in deroga che un po’ di respiro me lo dà . E per fortuna ci sono i miei genitori che mi danno una grossa mano“.

Insomma, come ormai troppo spesso capita, in questo Paese in forte crisi economica il vero ammortizzatore sociale si chiama famiglia…. Finchè dura.

Bruno Andolfatto un primo maggio senza lavoro