Cesarina e Firmino

Cesarina e Firmino

Era il lontano 1961, Firmino lavorava alla FIAT Mirafiori di Torino, Cesarina portava avanti un piccolo allevamento di polli a Borgone, come tanti altri, avevano vissuto fino alla loro adolescenza sulla montagna di Condove, tra le borgate Maffiotto – Grange in inverno e Praboretto – Barouda in estate, dove le famiglie portavano al pascolo le poche mucche che erano il loro sostentamento per una vita umile ma dignitosa.

Anche loro, come quasi tutti gli abitanti delle borgate hanno fatto, nell’anno 1956, dopo essersi sposati, si erano trasferiti in pianura per migliorare la qualità della loro vita, con un lavoro che avrebbe permesso di far vivere una vita meno sacrificata ai loro figli.

Ma dopo qualche anno, il ritornare estivo, alle borgate d’origine e vederle piano, piano spopolate e le case ridursi in ruderi, dava loro un grande dispiacere, fino a che, un giorno, decisero di ritornarci a vivere, inventandosi un’attività che secondo loro, avrebbe riportato la gente, perlomeno saltuariamente.

Così, affittarono un piccolissimo locale all’inizio della borgata Grange e con travi e lamiere costruirono un dehor esterno, per ampliare lo spazio e lì aprirono la TRATTORIA DEI FIORI.

Il menù, semplice e genuino, spaziava da pasta, cotoletta, patate fritte a polenta con spezzatino o pollo e coniglio allevati da loro stessi.

Il dehor estivo della Trattoria

Il dehor estivo della Trattoria

L’insegna del locale, posta sul lato della strada sterrata, era una tavola in legno incisa e pitturata con maestria e cura dei particolari, raffiguranti fiori tipicamente montani: stelle alpine, narcisi, rododendri; realizzata a mano da un giovane torinese che aveva comprato una casetta isolata dopo la cappella di Prarotto e veniva a passare i fini settimana e le festività con i suoi amici. Di loro,  ricordo con immenso piacere, che dopo la Santa Messa di Natale, nella cappella di San Martino alle Grange, distribuivano doni acquistati con i loro soldi, agli anziani e bambini rimasti nelle borgate di Grange e Maffiotto; un gesto ricco di generosità e amicizia degno di essere ricordato.

La strada carrabile per raggiungere le Borgate , in quel periodo era ancora sterrata e molto difficoltosa da percorrere, specialmente in inverno con la neve, o, quando si verificavano forti temporali,  oppure durante i periodi di pioggia continua e il trasporto, delle derrate alimentari era a volte problematico. Finalmente nel giugno del 1967, l’ultimo tratto di strada Mollette – Maffiotto – Grange fu asfaltata.

Se pur rattristava l’involontaria scomparsa degli ultimi residenti anziani, rallegrava l’animo il vedere rianimarsi nei mesi estivi la borgata, da nonni con i nipoti in vacanza oppure da ragazzi o giovani, magari anche in tenda.

Piano, piano, anche le case , sembravano ringiovanire e se prima erano state abbandonate, poi non si trovava più nemmeno un buco da affittare.

Nel 1969, la trattoria, fu spostata nel nuovo locale, costruito a circa trecento metri dalla cappella di Prarotto e una piccola parte di esso, adibito a negozio di alimentari, dove i villeggianti potevano fare la spesa per non dover scendere appositamente.

La Trattoria dei Fiori

La Trattoria dei Fiori

Firmino e Cesarina vedevano il loro sogno che cominciava a realizzarsi, erano contenti, ma continuavano a pensare cosa avrebbero potuto fare di più.

L’idea, fu quella di chiedere alle autolinee Bellando, il prolungamento della linea del pullman che allora si fermava a Frassinere, fino a Prarotto, per agevolare le persone che non volevano utilizzare la vettura o ne erano sprovvisti.

La collaborazione di parecchie persone del posto, ha permesso anche di poter dotare il locale di telefono pubblico per tutte le eventualità. Firmino aveva richiesto anche al comune di Condove, di portare l’acqua potabile al piazzale della cappella di Prarotto, ma per carenza di fondi il comune riusciva solo a fornire il materiale e il mezzo per lo scavo. La manodopera fu presto trovata, perché il passaparola diede i suoi effetti e un nutrito gruppo di volenterosi, si impegnarono e nel giro di poco tempo, anche l’acqua a Prarotto era una realtà.

I mesi più tristi,  erano sicuramente quelli invernali; allora di neve ne veniva in abbondanza, spesso la strada rischiava di chiudersi perché lo spartineve non riusciva a salire dalle Mollette, ma Firmino aveva fatto costruire dal fabbro, uno spazzaneve che agganciava posteriormente alla Fiat 500  e quindi, come si dice: “in giù, tutti i Santi aiutano”, scendeva fino alla borgata Mollette e poi risaliva per far sì che ciò non avvenisse.

Quando la coltre bianca ricopriva quell’amata parte di mondo, in Firmino riaffiorava il ricordo di quando bambino, giocava con i coetanei, con una semplice slitta fatta a mano e dopo, bagnati ma felici, si accingevano ad asciugarsi al calore del camino; questo fu per lui, spunto per realizzare un mini skilift che scendeva per cinquecento metri, fino in direzione dei giochi da bocce della trattoria, così il vociare di bambini e adulti che si divertivano sciando dava vita al silenzioso paesaggio.

Una foto... d'epoca della Festa di Prarotto

Una foto… d’epoca della Festa di Prarotto

Tutto avrebbe fatto pensare che potevano ancora dare tanto alla loro montagna, ma la vita dura e logorante che hanno affrontato, ha segnato profondamente il loro destino.

Il ricordo di due vite spese a far sì che la montagna rimanesse come loro l’avevano conosciuta, fonte di ricchezza di  umiltà, semplicità e tradizione rimane vivo nel mio cuore.

Il 12 agosto di quest’anno, Don Franco Davi, che è stato per parecchi anni parroco di queste borgate, ha celebrato la Santa Messa in loro ricordo, circondato da molte persone del posto che li avevano conosciuti.

 

G.L.