Piazza d’Armi bella piena.

Bambini che scorazzano sotto il palco, tanta gente seduta, altrettanta (e forse anche molta di più), in piedi, gruppi ospiti all’altezza del blasone dell’evento.

Questo, in sintesi, il bilancio del Festival del Folklore numero 52, andato in scena domenica 6, dalle 21, in piazza per il secondo anno consecutivo, ed in versione serale agostana anzichè all’arena in un pomeriggio settembrino com’era tradizione.

L’idea che Comune e Pro Susa hanno partorito, quella di abbinare la festa patronale della Madonna delle Nevi del 5 agosto alla Castagna, a quanto pare funziona a meraviglia.

A parte, naturalmente, l’aumento di fatica e stress dei volontari della pro loco, che passano dal Torneo Storico al Folklore senza tirare il fiato. Ma i risultati  positivi alla fine si vedono. Niente male neanche l’abbinamento con lo Street Food Festival, a cura della Street Gang di Rivalta, che da venerdì 4, con i suoi stand, ha occupato i tre lati del rettangolo di piazza d’Armi tra la fontana e corso Couvert, lato quest’ultimo riservato al palco per il festival Pro Susa. Decisamente buone e molto varie le specialità presentate, tra cui diversi tipi di pesce e la carne di canguro, con buona pace degli animalisti. Dunque, la Castagna gratuita ed il contorno di tanti cibi, invece a pagamento, ha centato il bersaglio.

“Una festa patronale vivace, un po’ nello stile meridionale, come ci insegna la città a noi gemellata, Paola, in Calabria”, ha detto il sindaco Sandro Plano in apertura, prima di ricordare che a Susa c’è ancora molto in programma, infatti è in arrivo l’opera all’arena, poi il memorial Partigiani Stellina di corsa in montagna e d il raduno della bande musicali valsusine ai primi di settembre.

I presentatori Laura Soffietto e Massimo Chianello hanno anche dato la parola al presidente Pro Susa, Salvatore Sabato, ormai giunto asl termine di una vera maratona, ma visibilmente soddisfatto. La serata, leggermente ventilata e con una temperatura finalmente in calo, è filata via liscia, senza intoppi,  a parte un blocco dell’impanto elettrico durato pochi minuti.

Prima del Folklore, spazio alla coppia di ballerini di tango Davide e Veronica, dell’associazione torinese La Bicicleta, che in luglio ha dato vita ad una tre giorni di danze argentine tra l’arena romana ed il salone pro loco, con circa trecento partecipanti. Poi, i primi a salire sul palco sono stati i georgiani di Tbilisi, gruppo Caliburna, che hanno messo insieme la leggiadria delle danzatrici con l’esuberanza dei ballerini, tutti giovanissimi, capaci di performances atletiche mica da ridere.

Bravissimi anche i musicisti, tre i quali un duo di tamburini veramente eccezionale. Spazio poi  ai romeni dell’Ansamblul Folcloric Balada di Bistrita, interpreti di tradizioni popolari basate sul perfetto connubio tra musica, canzoni e danza, con l’apporto anche di una graziosa solista dalla voce che definire melodiosa è dire poco.

Grande sorpresa poi con il gruppo indonesiano Krida Budaya, composto per lopiù da giovani studentesse e musicisti che a scuola si occupano di preservare e trasmettere i loro usi e costumi. Tra le danze, hanno suscitato entusiasmo gli incroci perfetti dei corpi durante una prolungata serie di balli effettuati praticamente in ginocchio o da seduti, che con il rapido alternarsi dei gesti mischiato al colore dei costumi, davano l’impressione di stare ammirando un tessuto istoriato o una serie di composizioni floreali, mentre una ragazza intonava canti arcaici di quelle isole.

Gran finale con lo Youth Folk Dance Ensemble Arfan dell’Ossezia: anche qui, ballerine di una grazia raffinata, si univano alle prestigiose gesta atletiche da parte dei danzatori, con salti (anche fra il pubblico), all’insegna dell’energia e di una grandissima classe, frutto di profonda applicazione.

Da segnalare le quattro fisarmoniche, il cui volume di fuoco è risultato più tosto che una band di hard rock.

Tra loro anche Sarmath, un giovane ballerino di appena cinque anni, che al termine ha raccolto un sacco di applausi. Un folklore simile a quello georgiano ammiratoin apertura di serata, data l’estrema vicinanza dei due paesi, ma affatto noioso.

Poi, come sempre troppo presto, ma era già l’una, la festa dei popoli è volta al termine, con la consueta consegna di doni a cura di Pro Susa e amministrazione ai gruppi, alla preseza anche delle due assessore Antonita Fonzo ed Erika Liuzzo, che con il vicesindaco Luigi Beltrame e la squadrs lavori comunale molto si sono impegnate per la riuscita di questa bella festa. Sì, effettivamente quesata Castagna prematura, rispetto alla stagione dei marroni, è parecchio squisita: da caldarrosta o in umido, a cibo da strada estivo. Ottima scelta.

Sul numero de La Valsusa in uscita il 31 agosto, ancora approfondimenti su presente e futuro della manifestazione, più vari commenti.

In ogni caso, in controtendenza con i muri e le divisioni attuali, Susa continua a creare occasioni d’incontro tre genti diverse. La speranza del mondo, praticamente, abita qui, a casa nostra.

Giorgio Brezzo