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Agnese Moro

Venerdì 7 ottobre 2016, Susa. Di acqua sotto i ponti da quella primavera del 1978 ne è passata tanta ma non abbastanza per annullare la sofferenza. Quella di Agnese, figlia di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana rapito dalle Brigate Rosse, tenuto in ostaggio per 55 giorni e poi ucciso. E quella di Franco Bonisoli, all’epoca dei fatti membro del commando che, il 16 marzo di quell’anno, per rapire Moro, fece fuoco contro i cinque uomini della scorta, uccidendoli. La sofferenza della vittima a cui viene sottratto con violenza il padre e quella del carnefice che torna sui suoi passi, rivede la sua storia e sente il peso delle sue azioni.

Franco Bonisoli

Franco Bonisoli

Due sofferenze che, da qualche tempo, hanno iniziato a incontrarsi, a parlarsi, a dialogare, ad affrontare il dolore indicibile che fatica a trovare le parole per esprimersi. Un dialogo che è stato portato all’attenzione alla gente di Valsusa (una terra che col terrorismo, all’epoca, si è trovata a fare i conti) venerdì sera, 7 ottobre,  su iniziativa dell’Associazione Segno che, proprio alla figura di Aldo Moro (nel centesimo anniversario della nascita), ha dedicato una serie di incontri.

Servizio su La Valsusa di giovedì 13 ottobre