arcoNon sono molti i comuni che dispongono di un “Arco della Gioia”.  Susa sì, e la sua storia affonda le radici nelle complesse vicissitudini e difficoltà affrontate dalla principessa Maria Clotilde di Francia, poi regina di Sardegna dal 1796 al 1802, e di Carlo Emanuele IV, suo consorte.

Maria Clotilde, sorella del re di Francia Luigi XVI, nasce nel castello di Versailles nel 1759 e viene educata nel pieno rispetto della Fede Cristiana Cattolica dalla Contessa Luisa di Rouen. Giunta agli anni della giovinezza era fortemente intenzionata a prendere i voti presso l’Istituto di Santa Teresa di Parigi, ma per esigenze dinastiche, a 16 anni dovette accettare di andare sposa al principe Carlo Emanuele di Savoia, di 23 anni, anche lui educato quasi con ascetismo nella Fede Cattolica.

Il matrimonio fu celebrato per procura nella cappella di Versailles il 20 agosto 1775, per poi essere ratificato con solennità e con la partecipazione dei due principi il 6 settembre 1775 a Chambèry, quale capitale della Savoia. La capitale dell’allora regno sabaudo era Torino, per cui gli sposi dovettero intraprendere il viaggio, attraversando il Moncenisio, passando ovviamente per Susa. Il sabaudo re di Sardegna Vittorio Amedeo III, padre del principe Carlo Emanuele, e il Governatore di Susa, conte Alessandro Ricci d’Anton, colonnello del reggimento fanteria Ivrea, vollero a imperitura memoria dell’ingresso dei due principi nel Regno Sabaudo erigere un arco fra la piazza Savoia e il ponte di S.Rocco, nel punto in cui l’antica strada reale del Moncenisio entrava in città.

Da ricerche fatte da Monsignor S. Savi e dall’architetto G.Fabiano non sono state trovate precise indicazioni del progettista dell’arco; però con riferimento alle competenze dell’architetto Carlo Andrea Rana di Susa, si può con quasi certezza affermare che fu il Rana a progettarlo, e questo è dovuto anche al fatto che rispetta chiaramente lo stile del barocco piemontese e bugnato del settecento, arricchito e ingentilito da un garbato fastigio.

Giustamente Mons. Savi lo ha definito “Arco della Gioia”, perché non fu eretto come di solito per il trionfo e l’orgoglio del potere, come quello di Augusto, ma per la sublime gioia dell’unione coniugale di due giovani principi. Nonostante il matrimonio fosse stato voluto per interessi dinastici, i due sposi trovarono subito nella sincera fede cristiana un forte e duraturo punto in comune.

Purtroppo per loro sfortuna, l’unione non fu allietata dalla nascita di un figlio e così i due principi decisero di abbracciare insieme, nel 1794, la regola del Terzo Ordine Domenicano. Nel frattempo però in Francia era scoppiata la rivoluzione con la conseguente decapitazione di Luigi XVI e della sorella Elisabetta.

In seguito, purtroppo, la furia delle armate rivoluzionarie interessarono anche il regno Sabaudo. Nel 1796 muore Vittorio Amedeo III e Carlo Emanuele diventa re di Sardegna, che comprende anche il Piemonte e la Savoia, ma nel 1798 fu costretto da Napoleone, dopo alterne vicende di guerra, a rinunciare al trono.

Carlo Emanuele e Maria Clotilde si rifugiarono prima in Sardegna poi Firenze Roma e Napoli. In tutto questo peregrinare però non persero mai il conforto della Fede. A Napoli Maria Clotilde dopo pochi giorni si spegneva di malattia il 7 marzo 1802, subito acclamata dalla Chiesa “Angelo Tutelare del Piemonte” e nel 1808 Venerabile.

Dopo la morte di Maria Clotilde, il re Carlo Emanuele IV abdica a favore del fratello Vittorio Emanuele, e in seguito, dopo sofferenze sia fisiche che morali, si ritira presso il noviziato dei Gesuiti in S.Andrea del Quirinale, ove morirà completamente cieco il 6 ottobre 1819. Sul timpano del frontone dell’arco fu murata una lapide marmorea con una iscrizione in latino per il ricordo ad imperitura memoria dell’ingresso in Susa dei due principi, che però a causa dell’azione degli agenti atmosferici e la natura del materiale è attualmente quasi illeggibile.

La città di Susa, nel 1881, ha ricordato l’architetto Carlo Andrea Rana con l’apposizione di una lapide sull’ingresso della casa sita nella piazzetta omonima ove nacque nel 1715, e si spense nel 1804 nella sua casa di campagna “Cascina Roma” di Susa. In seguito, nel 1975 la Pro Susa, il cui il presidente arch.G.Fabiano, avendo intuito il valore artistico dell’Arco, vi fece apporre sul fianco dell’Arco una targa marmorea con sopra riportato: Arco commemorativo Principe Carlo Emanuele IV di Savoia.

Elso Tournour