Gli scontri del 27 giugno 2011 a Chiomonte

Gli scontri del 27 giugno 2011 a Chiomonte

Non bastano le  “azioni di disturbo” al cantiere. Da un po’ di tempo ci si mettono anche le pallottole (inserite in buste con allegate lettere di minacce) ad animare l’estate valsusina.

Venerdì 5 una lettera con polvere da sparo, indirizzata al sindaco di Susa Gemma Amprino, é stata fermata all’ufficio postale. Nelle stesse ore  alla sezione distaccata del tribunale di Susa veniva recapitata una lettera con all’interno il proiettile di un’arma a salve,  indirizzata al giudice Costanza Goria che, nei mesi scorsi, si era occupata degli espropri dei terreni del cantiere di Chiomonte e di un altro contenzioso, tra Ltf e alcuni esponenti del movimento No-Tav, quando furono effettuati i carotaggi all’autoporto di Susa.

Un’altra busta con minacce e proiettile è stata inserita direttamente nella buca a fianco dell’ingresso dell’ufficio postale di S.Antonino, mercoledì 3 luglio . Contenuto: un messaggio di minacce al titolare di un’azienda che, nei mesi scorsi, ha lavorato nel cantiere del tunnel geognostico di Chiomonte. Di più: la busta, sequestrata dai carabinieri conteneva, oltre alla lettera, anche un proiettile. La firma: “No Tav”. La lettera, indirizzata al titolare della ditta Italcoge, fallita nell’agosto 2011, riporta esplicite minacce di morte ed è  stata intercettata dai carabinieri nelle Poste di S.Antonino  intorno intorno alle 11 di ieri mattina, mercoledì 3 luglio.
Non è la prima volta che l’azienda viene presa di mira anche se, al momento attuale, al gesto non  ha fatto seguito alcuna rivendicazione. Dall’Italcoge intanto fanno presente che “è dall’anno scorso che non lavoriamo più al cantiere di Chiomonte,  eppure le minacce continuano ad arrivarci lo stesso”.
Italcoge e i suoi titolari sono stati più volte oggetto di intimidazioni. Nel giugno 2011, a Susa, Ferdinando Lazzaro, fratello di Antonio a cui era indirizzata la lettera imbucata ieri a S.Antonino, venne bloccato in auto da alcuni attivisti e durante una colluttazione si ruppe un braccio. Il mese dopo cinque camion furono dati alle fiamme nel deposito dell’azienda. Episodi analoghi, con conseguenze minori, si sono verificati nel settembre 2011 e nell’agosto 2012.

 

E alle Vallette continua il processo sugli scontri del 2011

Intanto prosegue nell’aula bunker delle vallette, il processo sugli scontri dell’estate 2011 a Chiomonte. E’ stato il Pm Antonio Rinaudo, nell’udienza di venerdì 5 luglio a denunciare le “minacce alle persone che dovranno testimoniare. Una rivelazione che ha acceso un duro contrasto con gli avvocati  difensori.

La discussione si accende dopo che il presidente del Tribunale, Luciano Panzani, ha annunciato che il maxi-processo continuerà  a svolgersi nell’aula bunker e non a Palazzo di Giustizia. Motivo:”Gli incidenti e le intemperanze” degli imputati e dei loro compagni che seguono le udienze. Gli avvocati hanno protestato, annunciando ricorsi, e si sono detti “scandalizzati’ dall’atteggiamento della procura che, in barba al fair play processuale, non comunica in anticipo quali testimoni intende convocare”.

Il pm Rinaudo, in aula, ha spiegato che “si è resa necessaria grande riservatezza a causa delle ’minacce’ subite dai testi”. E qui il magistrato ha citato proprio il caso di Antonio Lazzaro, imprenditore valsusino che  compare fra le persone da far deporre. A lui era indirizzato il messaggio con proiettile imbucato mercoledì alle poste di S.Antonino. Nella missiva era scritto “fotografo infame, devi morire”, con un chiaro riferimento ad alcune immagini scattate durante gli scontri del 2011. Scontri rievocati con l’aiuto di una serie di filmati molto crudi, dal primo dei testimoni, Giuseppe Petronzi, numero uno della Digos torinese. Quelli del 27 giugno, quando venne sgomberato il grande presidio dei No Tav a Chiomonte e gli agenti dovettero forzare le barricate e risalire la montagna sotto una pioggia di sassi. E quelli del 3 luglio successivo, quando mezzo migliaio di dimostranti si staccarono dai cortei pacifici e assaltarono
il cantiere. “Non ci sono precedenti – ha detto Petronzi – di una problematica di ordine pubblico cosi  lunga’. Si volle evitare il più  possibile il contatto con i manifestanti. Avevamo il mandato di subire. E abbiamo subito parecchio’. Gli agenti tennero la posizione  nonostante il bombardamento di pietre, bombe carta e molotov e la “totale inefficacia’ dei circa 2.500 lacrimogeni impiegati, i cui effetti erano nulli nella boscaglia. Il bilancio, ha ricordato Petronzi, fu di 200 feriti e di un carabiniere isolato e sequestrato per qualche tempo dai No Tav”

B.And