L'ultimo diaframma del Frejus raddoppiato (Foto Michele D'Ottavio)

L’ultimo diaframma del Frejus raddoppiato (Foto Michele D’Ottavio)

Matteo Renzi telefona alle 7 del mattino al Senatore Stefano Esposito per dire: “Adesso alla Torino-Lione ci penso io”?

E allora Sandro Plano, sindaco di Susa e neopresidente della neonata Unione Montana dei Comuni della Valle di Susa (che comprende in realtà tutti quelli della bassa valle meno Rubiana), prende carta e penna e scrive al premier per chiedergli : “Incontriamoci”.

La lettera è datata lunedì 17 novembre e prende le mosse proprio dall’intenzione del presidente del consiglio “di esaminare in dettaglio gli aspetti economici di questo progetto”.

Già, perché, scrive Plano riferendosi alla querelle sui costi del Tav, “se il Pil cresce l’opera è troppo cara, se il Pil diminuisce l’opera non serve. Un’affermazione resa ancora più giustificata dal fatto che si sono recentemente conclusi i lavori di ammodernamento del traforo ferroviario del Frejus che ha una potenzialità di trasporto più che quadrupla rispetto al traffico attuale”. E quindi? Serve, scrive Plano “un’attenta riflessione sulle priorità del nostro Paese devastato dalle alluvioni e dai terremoti e, oggi più che mai, riteniamo necessario destinare le poche risorse dello Stato a opere utili per garantire la sicurezza dei cittadini”.

Alla lettera, a stretto giro di posta (elettronica) replica, per ora, non il destinatario, Matteo Renzi, ma il senatore Stefano Esposito: “Con questa lettera– commenta Esposito –  Sandro Plano ha finalmente rilevato la verità: dietro la retorica No Tav contro le grandi opere, in realtà si nascondevano i sostenitori del primato della gomma rispetto al ferro.  Ed è  chiaro che in Valle di Susa non tutte le infrastrutture sono uguali: c’è un tunnel buono e utile, quello del raddoppio del Frejus, ed un tunnel cattivo ed inutile, quello della Torino-Lione. Per il raddoppio del Frejus i soldi sono spesi bene e l’impatto sull’ambiente un giusto prezzo da sopportare, mentre i soldi per la Tav sono uno spreco che sarebbe meglio impiegare per asili, ospedali ed altri beni comuni”.  Aggiunte Esposito: “Mi auguro che Plano sappia dare esaurienti spiegazioni ai tanti giovani che hanno partecipato al movimento contro la Tav, finendo travolti dalla spirale violenta innescata dagli antagonisti e ritrovandosi ora a dover affrontare processi e spese legali mentre i loro leader stappano bottiglie all’ingresso del tunnel del Frejus”. Insomma, per Esposito è tutto chiaro: “Con la lettera a Renzi, Sandro Plano ha posto la parola ‘fine’ alla tragica commedia della crociata contro la Tav. E fatto capire a tutti che davvero non valeva la pena ‘morire per una galleria’: bastava saper lavorare a favore della galleria giusta”

Contraddizioni (tra le due opere) che vengono messe in luce anche da Legambiente  proprio il giorno della cerimonia della caduta dell’ultimo diaframma del secondo tunnel autostradale : “Per un decennio – hanno detto  Vittorio Cogliati Dezza e Fabio Dovana, presidente di Legambiente nazionale e di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – ci hanno voluto far credere che la seconda canna del Frejus servisse a mettere in sicurezza la prima. Oggi è chiaro a tutti che si tratta di un vero e proprio raddoppio del tunnel autostradale che non farà altro che incentivare unicamente il trasporto inquinante su gomma a scapito di quello su rotaia. Una bella contraddizione per chi come il ministro Lupi utilizza strumentalmente ogni giorno il tema dello spostamento delle merci da gomma a rotaia per giustificare opere inutili e dannose come la Tav in Valsusa e il Terzo Valico”.

Mentre, sull’altro fronte, Mino Giachino (Forza Italia), sostiene che “la realizzazione della doppia canna al Frejus è  molto importante per la sicurezza dei trasporti e per la fluidità del traffico ma se non si realizzerà la Torino-Lione, l’autostrada del Frejus diventerà la via privilegiata per i trasporti su gomma”. Giù oggi, fa notare Giachino , “il 90% del traffico verso la Francia , Inghilterra, Spagna e Portogallo che passa al Frejus va su gomma. Mentre verso la Svizzera e l’Austria vede il trasporto su rotaia molto più  sviluppato”. Il problema? “Che senza Tav la Valle di Susa e il Piemonte non avranno i benefici occupazionali e ne pagheranno i prezzi ambientali”.