Irene Bronzino2

Irene Bronzino

Irene Bronzino, almesina, 23 anni, dal 10 al 18 febbraio, ha solcato i luoghi degli orrori nazisti insieme ai suoi coetanei del Treno della Memoria. Irene viaggiava con il Gruppo Giallo formato da giovani della Bassa Valle di Susa.

Pubblichiamo la sua testimonianza. E’ la prima di una serie che proseguirà nei prossimi giorni
“Un nome, una città, un campo.
Milioni di persone sono l’oggetto di uno sterminio. I grandi numeri spaventano, sono difficili da visualizzare. Pensare alla singola persona è diverso, immaginarsi al posto di uno di loro, indescrivibile.
Belzec è il simbolo di come l’essere umano possa arrivare con troppa facilità a scavalcare vite umane. Le distese infinite di alberi alti e innevati nascondono un orrore freddo, calcolato, spaventoso. 
Una voce parla di luoghi e persone non lontani da noi nello spazio e nel tempo: Belzec, Sobibor, Treblinka. 
Vivere senza sapere quale sarà il proprio destino; non ricordare più quando l’ultimo pensiero sia stato formulato nella propria mente. Queste sono alcune delle cose che ognuna delle persone che si vogliono ricordare oggi, ha provato. 
Il freddo pungente, la neve candida ma allo stesso tempo sporca. 
Una sensazione di vuoto. 
Camminare lungo quel corridoio a Belzec verso la camera a gas, sentendo il mondo chiudersi, senza via di fuga, è l’esempio di come tutto sia possibile. In un Europa di scelte, di possibilità, di informazione, questo più di molte altre cose, è il modo di dire: “Io non dimentico, io sono qui, vi ricordo. Noi non lasceremo che questa lezione venga persa nell’aria. Porteremo questo bagaglio con noi, in giro per il mondo, facendoci forti delle nostre idee e opinioni, urlando e lottando perché l’odio non prevalga sull’amore.” 
Come si può dire che una cosa sia peggiore di un’altra quando tutto quello che vedi intorno a te è morte?
Il silenzio assordante è difficile da sentire nell’era moderna. Un luogo in cui questo silenzio è onnipresente è Oświęcim. È in questo paese che si trovano i campi di Auschwitz I e Birkenau. 
Così lo sterminio diventa la nuova industria. Vedere questi posti dal divano di casa mentre si guarda un film oppure immaginandolo leggendo una testimonianza, un libro non sono nulla in confronto alla vista di una cruda realtà con i nostri occhi increduli e feriti.
La libertà è il bene più prezioso che in questa vita si possa avere. La libertà è potersi alzare la mattina, andare in bagno, fare colazione, prepararsi per la scuola o per il lavoro. La libertà è tenere per mano la persona che si ama e non aver paura delle conseguenze. La libertà è poter scegliere, poter far sentire la propria voce, la libertà è poter vivere e essere felici. 
Tutto questo è stato tolto alle vittime dei campi di concentramento, di lavoro e di sterminio. Tutto questo è stato buttato via. 
Non per un credo, non per l’amore, non meritiamo di morire perché osiamo essere noi stessi.
Oggi siamo uomini liberi, domani?
La vita non è tutta bianca o nera, ci sono milioni di sfumature a caratterizzarla. Per fare le scelte giuste per le persone intorno a noi dobbiamo renderci conto di quali possibilità abbiamo. Nessuno dovrebbe decidere chi muore o chi vive con un semplice gesto della mano; ogni nome andrebbe ricordato, perché ogni nome conta, ogni persona è importante. 
Una frase che ho letto in una delle mostre ad Auschwitz mi è rimasta impressa: quando la morte è onnipresente, sappiamo che nei momenti più difficili cerchiamo di mantenere la dignità umana.
Intraprendere questo viaggio insieme, con il Treno della Memoria, e non da soli, ha significato molto. Ci siamo potuti confrontare, sfogare, esprimere, ci siamo sentiti liberi e al sicuro. 
Se non fossimo stati insieme, visitare il campo di Birkenau, a mio parere, sarebbe stato impossibile da sopportare. 
Abbiamo visto mille volte l’entrata di questo campo, eppure nessuna foto o film può prepararti a ciò che vedranno i tuoi occhi, a cosa sentirai nel cuore.
Dopo aver varcato quei cancelli, il vuoto incolmabile ha preso completamente il sopravvento. La vastità di questo campo è disarmante. Ci sono punti in cui i cancelli principali sono così lontani che fatichi a vederli. 
Con la sola voce della guida a raccontare le vicende di questo campo, allontanandosi di un paio di passi si poteva sentire il silenzio urlare tutto intorno a te. 
Tre ore interminabili dentro Birkenau sono sembrate giorni. Lasciare quel luogo al tramonto mi ha fatto pensare a tante cose, una più di tutte: siamo fortunati a essere vivi e a esseri liberi. Dobbiamo usare questa vita e questa libertà per fare del bene, per ricordare tutte le persone che in questo mondo hanno e stanno subendo ingiustizia. Se non ci alziamo noi in loro difesa, chi lo farà? 
Varcare i cancelli di Auschwitz alla prime luci del giorno, con la nebbia fitta e l’aria gelida sulle guance, e lasciare Birkenau sotto un tramonto che in qualsiasi altro luogo sarebbe uno spettacolo unico, e che invece qui è un tramonto di milioni di vite. 
Ogni tramonto per ogni vita. Quanti tramonti dovremo vedere?
Grazie Treno della Memoria, grazie a tutto lo staff e a tutti i ragazzi. Le loro idee, i loro pensieri saranno sempre una cosa preziosa e un punto di luce in questa oscurità che vuole sempre venire a galla.”