L’83a Adunata nazionale si è svolta sabato 8 e domenica 9 maggio. Le nostre penne nere gridano “Presente!” al grande raduno fin dagli anni ’20. Quando si muovono, in genere non sono mai meno di quattrocentomila, hanno tende e cappello di feltro al seguito. Tra loro, gli alpini dell’adunata nazionale, ci sono sempre i valsusini. Ce ne sono che hanno sì e no vent’anni, e altri che veleggiano intorno agli ottanta. Si ritrovano una volta l’anno, il secondo fine settimana del mese di maggio, in genere. E ogni volta ci vuole una città  tutta per loro.

Si fa a gara per offrirsi, stavolta è toccata a Bergamo; un palcoscenico suggestivo tirato a lucido ed accogliente nell’anima. “Grazie per essere qui” c’era scritto su un lenzuolo appeso da un balcone a rappresentare la gioia di un popolo cittadino in festa. Una marea umana da kolossal americano, ciascuno venuto per specchiarsi negli occhi dei tanti che condividono un’idea, un modo di sentire, un’appartenenza.

Senza bandiere, senza ideologie (chi ne ha ancora una?) senza barriere di censo, di cultura, di schieramento. Alpini, semplicemente. Tutti i gruppi della Valle, da Cesana ad Avigliana, con in testa il presidente Sosello e la fanfara del maestro Bellando. I nostri alpini per portare un messaggio positivo: i sì della protezione civile, i sì dell’impegno nel volontariato, i sì della cultura di stato.

I no sono rimasti a casa. La presenza delle penne nere valsusine alle adunate nazionali si propone già  negli anni ’20 quando il maggiore Mario Girotti, primo presidente sezionale, accompagnò i propri alpini sulle terre nel primo conflitto mondiale con il gruppo pi๠vecchio della Valle, quello di Giaglione. Poi nel 1923 venne Miglia, avvocato segusino, che ricevette l’adesione dei gruppi di Novalesa e Venaus; nel 1924 il gruppo di Mompantero; nel 1925 i gruppi di Almese, Mattie, Meana e Oulx; nel 1926 di Avigliana, Sant’Ambrogio, Sant’Antonino e Susa ed infine, nel 1928, i gruppi di Caprie e San Giorio.

Il capo dell’ANA locale successivamente a Miglia fu una figura statuaria, che per un trentennio resse l’organizzazione e le sorti della sezione: il generale Federico Ferretti, il “papà  degli alpini”. In quegli anni, come risulta dagli archivi il “X Reggimento Alpini”, così vennero inquadrati gli alpini in congedo durante il fascismo, partecipò a tutte le adunate ante-guerra.

L’opera organizzativa di Ferretti diede i suoi frutti tanto che ai gruppi già  presenti in Valle si aggiunsero: Bussoleno e Salbertrand nel 1929; Bardonecchia, Borgone, Chiomonte, Condove, Exilles, Gravere, Vaie e Villar Focchiardo nel 1930, così la sezione arrivò a contare 1.155 soci, suddivisi in 22 gruppi. Gli alpini parteciparono alle adunate di Trieste nel 1930 e di Genova nel 1931, anno in cui nacquero anche i gruppi di Buttigliera Alta e Chiusa San Michele. Negli stessi anni, come buona tradizione militare vuole, sorse la fanfara sezionale che, fin dagli esordi, arrivò a 70 elementi diretti dal maestro Girotti di Bussoleno.

Negli anni successivi, altri gruppi sorsero a Chianocco nel ‘33 e a Bruzolo nel ‘35. I valsusini parteciparono numerosi anche all’adunata nazionale a Napoli, del cui ritorno riferirono i giornali: “Arriva il treno! Appare subito la figura del General Ferretti, seguito dai sui fedeli alpini che vengono salutati da calorosi applausi e da scroscianti battimani di amici e conoscenti che a loro si appressano e seguono nel lungo corteo attraverso alle vie della Città  fino al Palazzo Municipale.

Il Generale Ferretti accenna al desiderio di parlare, di narrare tante cose belle di vita napoletana, ma gliene manca la voce, donata parte agli alpini e parte lasciata a Napoli”. Il viaggio raccolse molti combattenti: “nello scompartimento vi erano il generale Ferretti e il colonnello De Angeli, comandante il battaglione; nel corridoio era un continuo andirivieni di alpini che si cercavano, si ritrovavano, si abbracciavano. Ogni tanto ne arrivavano due, tre al seguito di una fisarmonica, un’armonica a bocca, un mandolino, uno zufolo, eseguivano il pezzo coi compagni che ascoltavano seri, poi veniva fuori il fiasco con il bicchiere.

Nel ‘34 per la partecipazione all’annuale adunata che si tenne a Roma, i nostri parteciparono numerosi, organizzando un treno speciale. La quarta sponda era ormai certezza così, con Ferretti in testa, nel marzo del ‘35, per l’adunata alpina di Tripoli, gli alpini partirono in viaggio con la nave Neptunia facendo scalo a Venezia e a Bari. Seguirono con successo le partecipazioni a: Napoli nel 1936, a Firenze nel 1937, a Trento nel 1938, a Trieste nel 1939.

L’esperienza di questi incontri si concluse nel 1940 con l’adunata di Torino, l’ultima prima della guerra, nella quale molti iscritti all’associazione sfilarono con la cartolina di precetto appuntata sulla giacca. Poi, le adunate ripresero, ed i combattenti si ritrovarono a ricordare altri morti, altre guerre: in Africa, in Grecia e Jugoslavia. Riallacciandosi all’ultima adunata ante-guerra, proprio a Torino, l’anno prossimo, in concomitanza con il 150° anniversario dell’unità  nazionale, si sono dati appuntamento gli alpini di questo secolo.

Per essere sicuri di partecipare hanno già  prenotato gli alberghi.
La fiumana di penne nere invaderà  festosamente il Piemonte, Torino e, speriamo, la nostra Valle. Gli alpini, i nostri alpini, come dal ‘22 domani risponderanno sempre: “presente!” Raduno di Bergamo Raduno degli Alpini a Bergamo Raduno degli Alpini a Bergamo Raduno degli Alpini a Bergamo Raduno degli Alpini a Bergamo Raduno degli Alpini a Bergamo Raduno degli Alpini a Bergamo