UNCEM_convegno_CoReCom_11_3_2016Non solo tv, non solo canali Rai che non si vedono nelle Valli. L’emergenza del divario digitale, che interessa oltre 600mila persone in Piemonte, riguarda l’accesso ai servizi televisivi (anche delle emettenti locali), telefonici e alla banda larga per internet ad alta velocità. Tre uniche sfere da vedere unite. Lo hanno ripetuto Lido Riba, presidente Uncem Piemonte, e Marco Orlando, direttore Anci Piemonte intervenendo stamani al convegno in Consiglio regionale promosso dal CoReCom. L’iniziativa è stata aperta dal presidente del Consiglio Mauro Laus e dal sindaco di Torino Piero Fassino, che ha confermato la sua azione, come presidente nazionale Anci, sul Governo e sulla Rai, affinché sia garantito il servizio televisivo a tutti, in particolare nelle aree montane e interne, visto anche l’imminente pagamento del canone nella bolletta elettrica. Dal presidente del CoReCom, la presentazione dei dati dell’indagine condotta in accordo con Uncem e Anci su tutti i Comuni. Sulla base dei 368 Comuni che hanno risposto al questionario, per un totale di 1.205.328 abitanti, 149.064 non ricevono il segnale Rai, il 15%. 600mila piemontesi non vedono il TgR piemontese.

Mentre continuano a pervenire in Uncem – e ai Consiglieri regionali – gli ordini del giorno approvati dai Comuni montani per chiedere un potenziamento degli impianti di trasmissione grazie all’aumento del gettito legato all’inserimento del canone in bolletta, Uncem ha chiesto alla Regione – e in particolare agli assessori De Santis e Valmaggia – di inquadrare il tema all’interno dell’Agenda digitale regionale, con i relativi 280 milioni di euro da investire in tre anni.

“I problemi di ricezione della tv e l’accesso ai servizi di comunicazione fa parte dei diritti di base, di tutta la popolazione, indipendentemente dalla sua residenza e dal luogo in cui lavora – hanno ribadito Riba e Orlando – Ma oggi, la Regione ha in mano una grande sfida. Cioé unire i tre grandi fronti del divario digitale che sono tv, banda larga e telefonia mobile. Il Piemonte ha 280 milioni di euro da investire su infrastrutture e servizi. Bisogna partire da questi ultimi, per rendere smart le aree interne e a domanda debole”. La situazione, su tutti i tre fronti, negli ultimi anni è peggiorata. I problemi tecnici aprono partite politiche. “Sulla tv, con il digitale i problemi sono aumentati – ha evidenziato Riba – Come la Rai misura il suo servizio garantito al 95% della popolazione non lo sappiamo. E chi sta fuori? Questa è una emergenza che deteriora i rapporti e i diritti di cittadinanza, con una enorme disparità. Non vogliamo solo protestare, ma lavorare con gli assessorati regionali per costruire la proposta. La tecnologia è una base per qualsiasi sviluppo, come ci hanno scritto oltre 200 persone nel questionario sui servizi digitali diffuso da Uncem”.

“L’indagine del CoReCom è completa e riflette quanto ci dicono le Amministrazioni comunali – ha ribadito Marco Orlando – Le Comunità montane e le Unioni sostengono un costo significativo per garantire il segnale televisivo, ma questa non è una funzione tipica di un Ente locale. Va premiata e incentivata. Il tema è oggi relativo ai diritti e all’accesso ai servizi. La disponibilità di banda adeguata per la connessione dati non è un problema diverso. Anci ha avviato la costruzione di un piano d’azione sull’attuazione dell’agenda digitale europea, in Piemonte e sulla rete di Enti locali. Nelle aree montane e rurali sono i servizi pubblici, per le comunità, che fanno da moltiplicatore di benessere e di Pil. Dobbiamo recuperare sul territorio, negli Enti pubblici, capacità, conoscenze e fare formazione. La prima cosa è l’integrazione dei sistemi gestionali informativi tra Comuni, base per qualsiasi Unione. Integrare reti e applicativi è il primo passo per risolvere il digital divide, parallelo a quello sulla tv e sulla telefonia”.