Don Aldo Rabino

Don Aldo Rabino

Martedì 18 agosto è scomparso, nella casa alpina di Maen, in Valtournenche, Val d’Aosta, dov’era solito trascorrere periodi di vacanza con i giovani, don Aldo Rabino, classe ’39, sacerdote salesiano, molto noto perchè rivestiva la carica, da circa 40 anni, di cappellano del Torino Calcio.

Prete dal ’68, una vita negli oratori, vero seguace di don Bosco, “boschiano” come lui stesso si definiva, si è sempre dedicato ai giovani ed ai poveri dell’America Latina, attraverso l’associazione OASI, Ora Amici Sempre Insieme, da lui stesso fondata alla fine degli anni sessanta. Nel ’71 aveva raccolto il testimone di don Francesco Ferraudo, storico assistente ecclesiastico del Toro.

Dirigente sportivo di calcio giovanile, era nel direttivo nazionale della Figc, settore giovanile e scolastico. Don Aldo era anche presidente onorario della Fondazione Filadelfia, che segue la ricostruzione dello stadio del Grande Torino. Ma don Rabino era anche un amico della Valle di Susa.

Negli ultimi anni aveva infatti presentato in Valle, per la precisione a Bruzolo e a Bardonecchia, i suoi libri-memoriale, scritti con il giornalista Beppe Gandolfo, “Il mio Toro- la mia missione” e poi anche “Il Toro che vorrei”.

L’anno scorso, proprio in questo periodo, su invito del presidente del comitato organizzatore,Livio Berruti, aveva anche celebrato la messa a Costa Rossa, Grange Sevine, alle pendici del Rocciamelone, in occasione della manifestazione partigiana valsusina e della gara internazionale di corsa in montagna Memorial Partigiani Stellina, raccogliendo il testimone di un altro grande prete, ed acceso tifoso granata, don Gian Piero Piardi. Ora ogni sua parola, sullo sport e sui giovani, contenuta in quei due libri, diventa la sua eredità spirituale, un tesoro tutto da scoprire (o da riscoprire). Le sue opere parlano per lui, ed andranno avanti grazie a centinaia di volontari.

Sulla questione Filadelfia, don Aldo, uomo concreto, aveva consigliato:”Siate come San Tommaso,aspettate di vedere per credere”, il tutto ovviamente riferito alla ricostruzione dello stadio, un autentico luogo del cuore per chiunque ami la maglia granata.

Ciao don Aldo, amico prezioso. Ci lasci un’eredità pesante, ma non possiamo permetterci di avere paura: abbiamo il tuo esempio.


G.B.