577522_3644199993383_197449037_nContrordine dalla Regione. In valle di Susa (e nelle altre Comunità Montane) non arriveranno più i commissari liquidatori annunciati dalla Legge Regionale 11 del 2012.

La Regione Piemonte, infatti, sta facendo una clamorosa marcia indietro, dovuta anche al ricorso al Tar presentato il 17 settembre scorso dalla comunità montana Alpi del Mare, con sede a Robilante, in provincia di Cuneo. Troppo elevato il rischio che il ricorso venga accolto e che, di conseguenza, sia poi la Corte Costituzionale a far risorgere quegli enti che Palazzo Lascaris voleva definitivamente sotterrare.

Il punto debole della legge 11, infatti, starebbe nell’impossibilità di cancellare l’ente comunità montana con una legge ordinaria: se infatti è vero che le Comunità Montane non sono previste nel titolo 5° della Costituzione è altrettanto vero che (a differenza di altre regioni italiane) sono previste dallo Statuto Regionale.

Ecco allora il disegno di legge partorito dalla Giunta Regionale la scorsa settimana che interrompe la procedura di liquidazione e sostituisce le “vecchie” comunità montane con le “nuove” Unioni Montane dei Comuni. Un disegno di legge frutto di un accordo tra i vertici della Regione e l’Unione delle Comunità Montane (Uncem) presieduta da Lido Riba Il nuovo testo, che per diventare legge dovrà essere sottoposto al vaglio del Consiglio Regionale, riconosce l’Unione montana di Comuni” come soggetto cardine per le politiche di sviluppo socio-economico della montagna”.

Il nuovo ente, di fatto. raccoglierà le eredità delle Comunità montane, le competenze e il finanziamento ed elimina quello che Lido Riba definisce “meccanismo contorto e dannoso di azzeramento degli attuali enti”, previsto dalla legge approvata lo scorso anno e “prevede una corretta e veloce trasformazione delle Comunità in Unioni, come stabilito anche dalle leggi nazionali”. L’obiettivo è quello di arrivare con le nuove Unioni Montane operative all’inizio del 2014.

Il disegno di legge fissa al 30 novembre la scadenza (difficile da rispettare visto che a tutt’oggi la legge non è ancora stata discussa dal Consiglio Regionale) entro la quale i Comuni dovranno stabilire con chi unirsi nel nuovo organismo. Già, perché i confini territoriali delle Unioni non necessariamente dovranno corrispondere con le vecchie Comunità Montane. Tanto che, in Alta Valle di Susa, il processo si è già avviato portando alla definizione di due Unioni: quella “della Via Lattea” che unisce i comuni “olimpici”tranne Bardonecchia e con l’aggiunta di Pragelato e l’altra che comprende le altre località. Idem in Valsangone. Giochi ancora aperti, viceversa, in Bassa Valle dove c’è chi si sta muovendo per dar vita a un ente che aggreghi i 23 comuni di quella che un tempo fu la Comunità Montana Bassa Valle di Susa.

Scelta che, tuttavia, non appare obbligata, dal momento che per dar vita a un’Unione Montana di Comuni basta che gli enti associati sommino una popolazione superiore ai 3 mila abitanti. E che non vige alcun obbligo per i Comuni oltre i 3 mila abitanti i quali però, qualora non aderiscano ad alcuna Unione non potranno accedere ai finanziamenti per le zone montane e ai fondi Ato provenienti dalle bollette del servizio idrico destinati alla manutenzione del territorio. L’obbligo di aderire a un’Unione vige per i comuni sotto i 2000 abitanti. Se non lo faranno sarà la Regione a stabilire con chi saranno aggregati. Ma a cosa serviranno le Unioni? Gli obiettivi sono tre: lo sviluppo economico del territorio, la gestione associata dei servizi comunali, la tutela dell’assetto idrogeologico. In bassa valle di Susa, quindi, i giochi sono ancora aperti. Dagli uffici della vecchia sede di via Trattenero, nelle settimane scorse, è filtrata una bozza di Statuto che, secondo qualche voce critica, tenderebbe a riportare indietro le lancette dell’orologio trasformando la vecchia Comunità Bassa Valle e Val Cenischia nella nuova Unione dei Comuni.

Un progetto che, tuttavia, incontra alcuni ostacoli. Uno di carattere politico, che richiama anche la questione Tav: un nutrito gruppo di sindaci non sarebbe più disponibile a dare “rappresentatività politica” all’Unione dei Comuni su questo ma anche su altri temi. Poi ci sono alcuni aspetti tecnici (ma non solo) come la sede della Comunità Montana di via Trattenero a Bussoleno e la presa in carico del personale. Da non pochi sindaci sarebbe partito l’invito a vederci chiaro nella questione per capire esattamente quali saranno i costi di gestione. Diversamente, dicono alcuni, meglio dar vita a più Unioni di Comuni Montani anche in bassa valle.

A quel punto sarebbe però chiaro che la Comunità Montana, così come l’abbiamo conosciuta dagli anni ’70 a oggi, finirebbe in soffitta una volta per tutte. Bruno Andolfatto