Comunque la si pensi sull’affaire Tav, il 2° Festival Alta Felicità, svoltosi a Venaus dal 27 al 30 luglio, è stato indubbiamente l’evento più significativo di tutta l’estate valsusina e non solo.

E questo malgrado il diluvio di pioggia scatenatosi, soprattutto sabato 29, su tutta la Borgata VIII Dicembre, sul campeggio e sulla zona concerti.

Di fatto, la manifestazione sta surclassando, come rilevanza, anche quella langarola di Collisioni, che si tiene a Barolo.

La cosa che più ha colpito è stata l’efficienza dell’organizzazione, gestita dal movimento No Tav, forte di circa 400 volontari dei quali 200 provenienti da fuori.

Difficile dire quanta gente sia transitata nei quattro giorni del Festival, ma possiamo affermare tranquillamente che si tratta di decine e decine di migliaia di partecipanti.

Scrivono gli organizzatori: “Il movimento No Tav è riuscito ad arrivare ai cuori delle persone, in oltre 600 hanno partecipato alla gita al Cantiere di Chiomonte.

Una media di 150 persone al  giorno hanno partecipato alle visite guidate crediamo che il Festival Alta Felicità, nella sua seconda edizione, abbia nuovamente centrato l’obiettivo, ma anche alzato la posta, poiché la consapevolezza di chi ha partecipato era molto forte: tutti si sono resi conto che quanto viene raccontato all’esterno dai media è particolarmente discostante dalla realtà.

E così si sono creati dei legami, attraverso i sorrisi, le domande, le migliaia di indicazioni che sono state date all’info point.

Il Festival Alta Felicità è un pezzo della lotta, è il momento estivo in cui ci ritroviamo per stare insieme senza pensieri.

Capaci di costruire momenti interamente autogestiti e autorganizzati, dove l’apporto di ognuno arriva da una spinta che viene da dentro.

Il Tav distrugge i territori, toglie fondi alla sanità, all’istruzione, costituisce un problema di fronte al quale l’unica possibilità che abbiamo è quella di alzare la testa e dire basta”.

Nella serata conclusiva sono saliti sul palco artisti come Roy Paci & Aretuska, i Meganoidi, Mau Mau, Clementino, e tanti altri che hanno fatto ballare migliaia di persone.

Il movimento ha inoltre fornito alcuni dati che spiegano in sintesi l’affluenza di fine luglio al Festival: 15mila arrosticini, 15mila litri di birra, 700 kg di pasta, 400 kg di sughi, 6100 kg tra frutta e verdura, 2000 kg tra carne e pesce, 8mila panini, 1200 tomini brace, 2000 gofri, 5300 dolci e non potevano mancare i 1200 litri di vino e 65 di genepy.

Ma la vera forza è venuta dal volontariato militante: da chi ha vissuto il Festival da Susa, alla partenza del servizio navette, a chi ha cucinato per giorni e giorni, da chi ha guidato avanti e indietro Venaus-Torino accompagnando gli artisti, a chi è stato ai punti di rallentamento sulla strada statale per garantite la migliore viabilità, da chi ha curato le pulizie sempre con il sorriso, a chi ha garantito la copertura medica 24 su 24, fino a tutti gli altri, da chi si è occupato di montare e smontare i palchi, a chi ha fatto da accompagnatore nelle varie gite sui sentieri della montagna, senza dimenticare chi ha curato l’aspetto della comunicazione, essenziale per attirare così tanto pubblico.

Poi ci sono stati gli artisti: ci permettiamo di segnalare, come momenti-clou, l’esibizione di Brunori Sas, certamente il cantautore italiano del momento, e quelle di Mara Redeghieri, ex Ustmamò, di Omar Pedrini, di Edda, di Eugenio Bennato, di Fabrizio Consoli, ed anche dei vari gruppi stranieri, tutte band meritevoli di essere conosciute.

Il maggiore pregio della parte artistica di questa edizione, è stato senz’altro quello di far conoscere artisti meno noti, ma davvero importanti.

Tra gli incontri culturali, invece, da sottolineare quelli con Wu Ming 1, Stefano Benni, Michela Murgia e con il premio Strega Paolo Cognetti.

Si contano invece sulle dita di una mano gli episodi riguardanti persone che sono state male, e tutte prontamente assistite.

Infine, chi odia i No Tav e il movimento continuerà a farlo, ma è innegabile che al Festival si sia respirata un’altra aria, molto positiva, con tanta gente con il sorriso sulle labbra e tanta voglia di approfondire e di sapere.

Questo progetto, con buona probabilità, che si basa su collaborazione, solidarietà, amicizia e cultura, è la migliore forma di lotta messa in atto in 25 anni di protesta No Tav.

Giorgio Brezzo