Conferenza stampa a Venaus, venerdì 28, alle 11, al Festival Alta Felicità, dopo la giornata di apertura, ritenuta estremamente positiva dagli organizzatori, che hanno registrato alcune migliaia di presenze.

Ma dopo l’intervento di Andrea Bonadonna, portavoce ed organizzatore del Festival, che ha voluto rimarcare “come dopo i fatti di piazza San Carlo a Torino, organizzare un evento simile sia diventata una versa corsa a ostacoli”, ma che comunque “il progetto si sta dimostrando all’altezza delle aspettative, e rappresenta un piccolo grande granello di sabbia negli ingranaggi di chi non ci vuole felici”, introdotti da uno dei leader storici della protesta, Alberto Perino, e poi dal sindaco del paese, Nilo Durbiano, i due  naturalisti e tecnici militanti del movimento, Luca Anselmo e Luca Giunti, hanno presentato la scoperta dell’anno: si tratta della farfalla Zerinzia (scientificamente Zerynthia polyxena Geyer, 1828), un lepidottero dai colori contrastati e dal volo radente, che si può osservare da adulto nei mesi di aprile e maggio.

Certo la Valle di Susa è un luogo molto ricco di specie animali e vegetali, tra cui moltissime farfalle. Così, in primavera, alcuni attivisti No Tav hanno scorto questi bruchi e li hanno sottoposti ad esperti e studiosi dell’Università di Torino.

Insomma, si tratta propria della Zerinzia, farfalla  che si può trovare in pianura come anche a 1300 metri, purchè nelle vicinanze vi si trovino piante di aristolochia, sia pallida che crematiti, vegetali nutrici dei suoi bruchi, che crescono abbondanti soltanto in condizioni particolari.

La distribuzione di questo lepidottero, a livello continentale, è da considerarsi frammentata, a causa della distruzione di praterie e radure e dalla perdita delle piante ospiti, che causa preoccupanti estinzioni.

E la Zerinzia, e detta di Anselmo e Giunti, è messa a serio pericolo dai futuri cantieri della nuova linea dell’alta velocità ferroviaria Torino-Lione, come si apprende dalle carte rese pubbliche poche settimane fa da Telt, la società che promuove l’opera. La farfalla infatti rischia infatti di essere completamente spazzata via dall’allargamento dell’attuale cantiere della Maddalena di Chiomonte, in Val Clarea, che è esattamente il luogo dov’è stata evidenziata la sua presenza.

La Zerinzia non è certo una farfalla qualsiasi, infatti la sua specie è inserita nell’allegato IV della Direttiva Europea “Habitat” e nell’appendice II della Convenzione di Berna. E’ quindi ritenuta, secondo le normative, una delle “specie animali vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa” da parte degli Stati della UE.

I naturalisti hanno spiegato che il delicato sito riproduttivo di questa specie ricade proprio all’interno del futuro e più ampio cantiere. I lavori dovrebbero iniziare nei prossimi mesi, ma la presenza di questa farfalla, avvertono Anselmo e Giunti, “non è stata minimamente menzionata da chi si è occupato di redarre le valutazioni di impatto ambientale”.

Quindi adesso i No Tav promettono battaglia sulle ali di questa farfalla, disposti a difenderne l’esistenza e la permanenza in Val Clarea. Durante l’incontro, sia i tecnici che i naturalisti, per non dimenticare gli amministratori, tra cui il sindaco di Susa e presidente dell’Unione Montana Sandro Plano, hanno fatto leva sulla famosa teoria del caos, secondo cui il battito d’ali di una farfalla in Sudamerica può provocare un tornado in California…

I No Tav pertanto si augurano che il battito delle ali della Zerinzia provochi lo stop al progetto Tav.

Durante l’incontro, ha parlato anche Daniel Ibanez, dei No Tav transalpini, che ha spiegato diffusamente i contenuti della dichiarazione di pausa chiesta dal governo francese, guidato dal premier Emmanuel Macron, all’Italia.

Secondo quanto riportato da Ibanez, “il momento di riflessione espresso per bocca della ministra dei trasporti Elisabeth Borne, contrariamente a quanto dichiarato dal ministro italiano Graziano Delrio, riguarderebbe anche e soprattutto i lavori del tunnel transfrontaliero di 57 km”.

Per i francesi, infatti, la spesa per realizzare quest’opera sarebbe ritenuta eccessivamente elevata.

E non da ieri, ha sottolineato Ibanez, “ma già dal ’98 e dal 2003, anche se la politica successiva non ne ha tenuto conto”.

Giorgio Brezzo