A proposito di editoria U na delle medaglie tanto ostentata sul petto dei suoi meriti, ci riferiamo all’attuale Governo, è quella di non aver mai messo le mani nelle tasche degli italiani. Cioè di non aver aumentato le tasse. Prendiamola per buona. Ma che dire, dopo mesi di paziente attesa di un ravvedimento, della decisione presa subito dopo la vittoria elettorale, era il 31 marzo,con decreto operativo il 1° aprile (niente scherzi, ragazzi), per cui tante piccole imprese come la nostra, che “fabbricano” giornali si sono trovate dalla notte alla mattina di fronte alla decisione “governativa” di azzerare le agevolazioni postali, portando la tariffa , per ogni copia, da 0,16 a 0,36 centesimi? L’altra sera, nella riunione del consiglio di amministrazione della nostra editrice, l’amministratore ha fatto quattro conti, senza bisogno della calcolatrice. Questi venti centesimi in pi๠significano un costo aggiuntivo per ogni abbonato, in un anno, di dieci euro. Con un aggravio di spesa complessivo di almeno cinquantamila euro. Non sappiamo se il signor “ghe pensi mi”, almeno qualche volta pensi davvero anche a noi piccoli giornali. Ne dubitiamo. Lui che spesso ripete: “Lasciateci lavorare”, lasci allora lavorare anche noi, piccole imprese che “fabbrichiamo giornali”. Nei giorni scorsi, poi, della vicenda se n’è occupato anche il presidente della Regione. Lo ringraziamo, ma temiamo che anche lui, che pur si dice esperto del “fare”, che è famoso per la frase ” e adesso vado a lavorare”, lascerà  passare tutta l’estate e le nostre “imprese” dovranno fare un triplo salto mortale per non andare a ramengo. Cantava De Gregori pi๠di trent’anni fa “Viva l’Italia che lavora”. Altri tempi, altre canzoni. P.S. A proposito di bavagli alla stampa, che dire dei 506.660 euro che un periodico delle nostre parti si è “cuccato” nel 2008 dalla legge dell’Editoria? Come diceva il Guicciardini (se ci ricordiamo bene): Franza o Spagna purché se magna.