poveriMensapOltre quattro milioni di persone in Italia vivono in povertà assoluta: uomini donne e bambini a cui non è garantito il cibo quotidiano, di vivere in una casa dignitosa, di indossare avere abiti decorosi, senza contare l’accesso negato al lavoro e all’istruzione. Mancano misure stabili e strutturali di sostegno, così giorno dopo giorno si sta ingrossando l’onda dei poveri, soprattutto di italiani, che affollano i centri di ascolto e servizio delle Chiese locali obbligandole di fatto a un’azione di supplenza. Una realtà su cui è diventato impellente coinvolgere tutta la collettività. Anche se non esistono numeri precisi sulla situazione di povertà assoluta in Piemonte, ciò che emerge dai dati disponibili è un panorama di estrema difficoltà. La crisi ha picchiato duro anche qui, cresce l’indice di diseguaglianza fra il 20% dei cittadini più ricchi e il 20% di coloro che hanno un basso reddito, aumentano le persone che vivono in famiglie a bassissima “intensità di lavoro” (erano il 14,5% nel 2012), sale il numero dei provvedimenti di sfratto. Già nel 2012 l’Ires Piemonte lanciava l’allarme: 960mila piemontesi vivono in famiglie che possono contare solo su un reddito inferiore a 1200 euro al mese.

Necessario un cambio di mentalità. La povertà è una questione che riguarda l’intera società, è necessario, urgente, un cambio di mentalità e di cultura. A ribadirlo è Pierluigi Dovis, responsabile regionale della Caritas e membro di Caritas Italia. “Come Caritas non vogliamo andare avanti da soli, anzi non dobbiamo. Il nostro compito è educativo. È molto importante collegare le questioni tecniche alle azioni culturali tanto più che la Chiesa sta vivendo il decennio dedicato all’educazione”. È anche per questo che in tutte le città sedi vescovili del Piemonte, sabato 7 novembre, i vescovi e i responsabili delle Caritas diocesane scenderanno in piazza e nelle strade per sensibilizzare sul tema urgente della povertà assoluta e su come si può affrontare. Verranno forniti dati, proposte, dialoghi, materiale informativo che aiutino a riflettere. Un gesto concreto che potrà diventare un esempio da imitare in tutto il resto del Paese.
I vescovi in piazza nelle diocesi. A Torino, l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha scelto di incontrare la gente nel cuore della città, in piazza Castello dalle 12 in poi. Sarà anche l’occasione per fornire alcuni dati sulla situazione torinese vista dagli occhi dei servizi ecclesiali di carità. A Biella il vescovo Giuseppe Mana sarà in via Italia, la strada principale della cittadina tessile, alle 11.00 e poi pranzerà alla mensa dei poveri. E ancora a Mondovì monsignor Luciano Pacomio inviterà al confronto anche con l’ausilio di uno striscione in piazza Ellero. Mentre a Susa monsignor Alfonso Badini Confalonieri affronterà la questione nel pomeriggio (ore 18.00) in Cattedrale. Tanti modi diversi ma con un unico obiettivo, come rimarca monsignor Francesco Ravinale, vescovo di Asti e delegato Cep per la Caritas: “Invitare la cittadinanza a dedicare qualche minuto di riflessione, confrontandosi con i dati del fenomeno, provando a farsi parte attiva nell’affrontare una questione così delicata. Ogni diocesi ha scelto un modo originale di coinvolgere la popolazione. Ci auguriamo che l’iniziativa, che poi verrà fatta seguire da altre azioni nelle singole Chiese diocesane – conclude Ravinale -, sia un utile opportunità di riflessione e di impegno, nello stile educativo che la Caritas ha nella sua stessa natura”.
Il reddito di inclusione sociale. La Caritas regionale sostiene l’appello al Governo di inserire il reddito di inclusione sociale nel patto di stabilità, lanciato dall’alleanza contro la povertà, il gruppo piemontese a cui aderiscono numerose realtà tra cui, appunto, la Caritas, le Acli, il Banco alimentare, i sindacati, l’Azione Cattolica, il volontariato vincenziano. Il reddito di inclusione sociale è una misura nazionale di sostegno, fondata su un mix di sostegno al reddito, con servizi alla persona e azioni di reinserimento occupazionale, rivolta a tutte le famiglie che vivono nella povertà assoluta, cioè quella soglia che impedisce alle persone l’accesso ai beni essenziali come il cibo, la casa l’educazione, gli abiti
Chiara Genisio