Siamo entrati nel cantiere già  iniziato, che collegherà  Bardonecchia a Modane Il cantiere della seconda canna del Frejus, appena 12 km dopo Bardonecchia, è già  realtà . I primi 150 metri della grande opera autostradale sono stati realizzati dal lato francese, così come è stata ricavata a grandi linee la parte esterna.

“La Valsusa” in esclusiva è entrata all’interno del nuovo traforo nascente, in occasione della festa per l’anniversario dei 30 anni del Frejus, organizzata dalla Sftrf (società  francese che gestisce il tunnel, insieme all’italiana Sitaf).

Il cantiere è partito da circa un anno, a cura delle imprese Razel e Bilfinger Berger. L’obiettivo, come hanno spiegato i dirigenti della società  autostradale, è completare l’opera entro aprile 2014.
Dei 12 km di galleria, i francesi ne dovranno fare 6 (esattamente 6450 metri), così come altri 6 km dovranno essere scavati dagli italiani. In Francia, per i primi 1600 metri di tunnel si sta utilizzando l’esplosivo, mentre per gli altri 4800 m, sarà  adoperato uno speciale perforatore (chiamato in Francia, “tunnelier”), dal diametro di 9,2 metri.

Al suo interno saranno realizzati 34 luoghi sicuri per gli automobilisti (uno ogni 360 metri), 10 stazioni tecniche, 2 centrali di ventiliazione, e 5 strade by-pass per far passare i veicoli di soccorso dalla galleria di sicurezza al tunnel di transito.

La distanza tra i due tunnel è di soli 50 metri.
Il prezzo totale dell’opera? 400 milioni di euro (200 per parte: in Francia 150 li mette la società  autostradale, e 50 sono coperti dallo Stato, tramite il Piano di rilancio voluto nel 2009 da Sarkozy).

In Francia hanno calcolato di estrarre dalla montagna circa 550.000 metri cubi di materiale. Al fine di limitare l’impatto sull’ambiente e risparmiare sul costo di trasporto di queste rocce, una parte del materiale estratto sarà  riutilizzato per la costruzione dell’opera stessa.
Inoltre, l’elevata presenza del minerale “Anidrite” all’interno della roccia estratta (con un tasso di solfato di calcio superiore al 35 %), permetterà  lo sfruttamento di questi materiali per le industrie francesi del cemento e del gesso.
Infine, una parte del materiale sarà  impiegato dai francesi per riempire e risistemare l’antica cava di Socamo, vicino a Modane, migliorandone l’impatto visivo e del paesaggio.

Il cantiere per la canna di sicurezza sul lato francese, necessita in media dell’impiego di circa 170 persone. Per favorire l’occupazione della gente del posto, la società  autostradale francese ha firmato una convenzione con le imprese che hanno vinto l’appalto, le quali si sono impegnate ad assumere (e a fare formazione professionale) a chi cerca lavoro tra i residenti nella valle della Maurienne. Intanto, nella vicina località  di Saint Etienne de Cuines è stata costruita una fabbrica di conci (mattoni speciali) che dà  lavoro a una quarantina di persone.

Durante la visita al cantiere della canna di sicurezza, erano presenti anche i vertici Sitaf, tra cui il presidente Cerutti e l’amministratore delegato Luciani. Mentre in Francia i lavori sono partiti da circa un anno, in Italia non sono stati neanche assegnati i cantieri. “Entro fine novembre lo faremo” promette Cerutti “contiamo di far partire i lavori tra gennaio e febbraio 2011” aggiunge Luciani. I ritardi in Italia sono dovuti “a motivi amministrativi”. E anche politici. Cerutti non usa tanti giri di parole: “Chi ha bloccato per anni e affossato il progetto è stato Di Pietro durante il governo Prodi, quando era ministro delle Infrastrutture”. In effetti, i ritardi sono dovuti ad una scelta particolare fatta dal governo di centrosinistra in fase di approvazione dell’opera: infatti a scegliere l’impresa a cui saranno assegnati i lavori non sarà  la Sitaf, bensì un’apposita Commissione Ministeriale a Roma. E’ un caso eccezionale, poiché in Francia, così come in altri casi, a scegliere la ditta è solitamente la società  concessionaria del tunnel, e non il governo. Comunque sia, da Roma se la stanno prendendo comoda, ma il termine imposto dall’Europa rimane il 2014 (massimo 2015).

Ma sarà  davvero “solo” di sicurezza?

Visitando i primi passi di questa grande opera, analizzandone il progetto, sorgono i primi dubbi sul senso stesso della sua realizzazione, o meglio dire, sulla “vocazione” del Frejus. Ha senso realizzare un tunnel di 8 metri di diametro, lungo esattamente come quello già  esistente, con 34 uscite di sicurezza e 5 corridoi by-pass, costato 400 milioni di euro, per poi non utilizzarlo per il transito? Non è uno spreco?
L’ipotesi che la canna di sicurezza diventi canna di transito farebbe infuriare i comitati no tav, gli ambientalisti, e probabilmente pi๠di qualche sindaco…ma in realtà  non è un’idea tanto balzana, o remota. Tra gli ambienti e le dirigenze delle due società  autostradali circola già  questa ipotesi: “A cosa servirebbe una simile infrastruttura, per poi non utilizzarla davvero?” sono le riflessioni che si facevano durante la visita “e poi, per garantire davvero la sicurezza degli automobilisti che attraversano il Frejus : e quindi di tutti : non ha pi๠senso garantire i due sensi di traffico con due canne differenti, garantendo comunque il passaggio cadenzato e il numero chiuso giornaliero ai tir?”.

tanzilli@lavalsusa.com Foto di Thomas Zanotti foto Zanotti Foto di Thomas Zanotti