Mario Virano (a sinistra) con l'Ad delle Ferrovie Michele Elia

Mario Virano (a sinistra) con l’Ad delle Ferrovie Michele Elia

Mario Virano, direttore generale di Telt (la società che si occupa della Torino-Lione) è indagato a Torino per omissione in atti di ufficio. Il procedimento, trasmesso dal tribunale di Roma, è pendente da un anno ma lo si è appreso solo nella giornata di oggi, martedì 15 settembre.

“Abbiamo già fornito al pubblico ministero tutti i chiarimenti del caso”, spiega l’avvocato Alberto Mittone, legale di Mario Virano, in merito al procedimento
giudiziario che era nato da una denuncia presentata alcuni anni da da  Alberto Veggio, a quel tempo consigliere comunale a Condove e militante No Tav, che lamentava di non avere potuto consultare un carteggio fra l’Osservatorio della Torino-Lione, di cui Virano era presidente, ed i sindaci della Valle di Susa nonostante una sentenza del Tar del Lazio imponesse la messa a disposizione dei documenti.

La procura di Roma chiese il rinvio a giudizio di Virano e l’avvocato Mittone, all’udienza preliminare, chiese e ottenne il trasferimento del fascicolo a Torino. Il fascicolo arrivò nel capoluogo piemontese nel luglio del 2014.

Perentorio il giudizio di Virano sulla vicenda: “E’ una minestra riscaldata, il movimento No Tav per ottenere visibilità e per generare confusione nell’opinione pubblica riesuma, come attuale, una questione di due anni fa, in cui TELT non c’entra per nulla. L’oggetto del contendere era un presunto ritardo nella consegna di documenti che il consigliere Veggio, del comune di Condove, aveva richiesto al presidente dell’Osservatorio pur avendo pieno accesso agli stessi, in quanto il suo comune faceva parte dell’Osservatorio. La questione sollevata presso il Tribunale di Roma, che aveva dichiarato la propria incompetenza sull’argomento, era stata poi trasferita alla Procura di Torino per le necessarie istruttorie, di cui attendo serenamente le conclusioni. Faccio notare che tutto ciò che riguardava la Valle di Susa è stato regolarmente consegnato ai promotori dell’iniziativa e gli unici documenti consegnati in “ritardo” sono sei documenti pubblici, relativi all’area metropolitana di Torino e non alla Valle di Susa, documenti che avevano avuto ampia diffusione presso le amministrazioni comunali. Il carattere strumentale dell’attuale iniziativa è del tutto palese e pare essere più ancora che un ennesimo attacco alla mia persona, un’azione di pressione preventiva nei riguardi della magistratura torinese, in un periodo in cui molti processi che riguardano i No Tav, ed i loro sostenitori, arrivano alle fasi cruciali.”

E mentre gli avvocati di Veggio hanno chiesto alla Procura Generale di “avocare” il fascicolo, cioè di togliere l’indagine al pm Avenati che se ne sta occupando da un anno e mezzo, perché venga definito, la notizia agita il mondo politico.

La consigliera regionale piemontese del Movimento 5Stelle Francesca Frediani parla di “un’altra tegola su Mario Virano, dopo il fascicolo aperto dall’Antitrust. L’indagine della Procura non è certo una sorpresa. Anche noi ci siamo più volte scontrati con l’impossibilità di accedere agli atti relativi alla grande opera, quasi fossero secretati. Auspichiamo che il procedimento giudiziario, si concluda rapidamente e vengano accertate eventuali responsabilità di profilo penale. Negare atti relativi al carteggio tra Comuni ed Osservatorio sul TAV è un’ulteriore prova del fallimento dell’attività di mediazione per cui questo strumento è nato”.

Del tutto opposta la reazione del senatore del Partito Democratico Stefano Esposito che se la prende prima di tutto con la richiesta del legale di Veggio di togliere l’indagine al pm competente: “La disperata ricerca degli avvocati No Tav di screditare la Procura di Torino si rivela sempre più  imbarazzante” commenta Esposito. “Evidentemente – aggiunge – il legal team ha scelto di infangare personalità come l’architetto Mario Virano e i magistrati della Procura di Torino come strategia difensiva per sminuire o confondere le responsabilità dei teppisti violenti che si sono resi responsabili degli attacchi al cantiere di Chiomonte”. “Non so – conclude – se l’accusa a Virano verrà giudicata fondata, ma sono certo che gli assistiti del legal team No Tav non trarranno alcun beneficio da questa macchina del fango, bensì verranno sanzionati per i loro comportamenti violenti e non certo assolti in quanto ’partigiani’ di una guerra che non esiste se non nel loro immaginario”.

(Bruno Andolfatto)