Roberta Morra Cialini, 22 anni, di Avigliana. Frequenta l'Università a Parigi

Roberta Morra Cialini, 22 anni, di Avigliana. Frequenta l’Università a Parigi

Roberta Morra Cialini, 22 anni di Avigliana. Abita a Parigi per lo stesso motivo di Valeria Solesin, la giovane di Venezia, uccisa in uno degli attentati: studiare, prepararsi ad affrontare la vita con uno sguardo aperto. Proprio quello sguardo – presente negli occhi di tanti ragazzi che oltrepassano i vecchi confini nazionali – che i terroristi vogliono spegnere.

Roberta a Parigi studia lingue ed economia: “Non esiste un equivalente in Italia – spiega -; è una specie di doppia laurea. Mi sono trasferita qui – racconta – nel settembre 2013. Lavoravo e, nel frattempo, studiavo per passare le ammissioni all’università. Sono stata accettata e ho iniziato a frequentare nel settembre 2014. Studio e, intanto, continuo a lavorare” .

Roberta Morra Cialini, 22 anni, di Avigliana. Frequenta l’Università a Parigi

Dov’eri venerdì sera? “Ho finito di lavorare tardi. Al ritorno c’erano dei rallentamenti nella metropolitana per i soliti “pacchi sospetti”; succede quasi tutti i giorni e ormai nessuno si preoccupa più. Così non ci ho fatto caso, erano le 20 circa. Sono tornata a casa e ho cenato con un’amica. Saremmo dovute uscire verso le 22 per andare proprio nel X arrondissement, vicino al canale Saint-Martin. Per fortuna abbiamo tardato. Durante la cena non abbiamo acceso la tv né ci siamo connesse a internet. Siamo uscite verso le 22, fortunatamente in ritardo rispetto ai programmi. Mentre saliamo su un treno della metro un amico con il quale ci saremmo dovute incontrare ci scrive un messaggio: “Sparatoria nel decimo”. Parliamo con alcune persone sulla metro, tentiamo di capirci qualcosa. Decidiamo di scendere e di prendere la metro nella direzione opposta e tornare a casa”.

Nel frattempo la situazione peggiora. “Prendiamo il treno verso casa. Una donna ci avverte che sta capitando qualcosa di molto grave, di sempre più grave; che ci sono state più sparatorie nel X e nell’XI. Ci dice di correre a casa, di non uscire, di accendere la tv e aspettare informazioni, di contattare i nostri cari e di correre al sicuro. Così abbiamo fatto”.

Come avete vissuto quelle ore? “E’ stata una notte terribile, il telefono ha iniziato a riempirsi di messaggi, ci arrivavano chiamate dall’Italia e dai nostri amici in giro per Parigi. C’erano dei miei amici in giro per la città; alcuni erano rimasti bloccati nei pub, blindati dalla polizia, e hanno potuto uscire solo dopo mezzanotte. Altri abitano lì vicino e hanno aspettato ore prima che la polizia li lasciasse passare per tornare a casa. Una notte davvero terribile”

E il sabato non è stato più semplice

“Ho passato la giornata attaccata ai notiziari e a internet, a rassicurare la mia famiglia e i miei amici in Italia. Sono uscita solo per fare la spesa, abito vicino a una stazione ferroviaria e ho visto un sacco di soldati, camionette della polizia ovunque. La Prefettura di Parigi ha consigliato di non uscire se non per necessità, e così ho fatto. Del resto non ero certo dell’umore di uscire. Per tutta la giornata di sabato e tutta la notte tra venerdì e sabato non si sentivano altro che sirene a tutto volume in giro per la città. Intanto guardavo i notiziari che davano notizia di falsi allarmi, poi evacuazioni in giro, poi di inseguimenti e poi di nuovo falsi allarmi. C’era grande confusione”.

Intanto arriva lunedì.

“Le lezioni riprenderanno regolarmente ma sul gruppo dell’università di Facebook molti studenti hanno detto che non saranno in aula. Io non sono d’accordo. Qui abbiamo tutti paura, è inevitabile; ma questo non deve cambiare la nostra quotidianità. Siamo già “abituati” ai suicidi in metropolitana e ai pacchi sospetti, alle aree che ogni tanto vengono bloccate tanto per sospetti. Siamo abituati a farci controllare carte universitarie e borse all’ingresso dell’università e via dicendo. Non intendo abituarmi agli attacchi ma non voglio neanche vivere nella paura”

Bruno Andolfatto