Cristina Perotto, 21 anni, di Susa

Cristina Perotto, 21 anni, di Susa

Cristina Perotto, di Susa, ha 21 anni. Ecco il suo racconto

“Sono a Parigi in un periodo di mobilità Erasmus di 6 mesi, da settembre a febbraio

Per fortuna al momento dei diversi attentati ero a casa a leggere un libro. Ho saputo quello che stava capitando grazie a mia zia che, dall’Italia, mi ha inviato un messaggio chiedendomi se ero a casa e se stavo bene,

Mi sono insospettita, il messaggio era piuttosto strano. Le ho chiesto perché volesse sapere dove fossi. Mi ha risposto: “Ci sono delle sparatorie a Parigi e ci sono già dei morti e dei feriti. Volevo solo assicurarmi che tu stessi bene”.

La mia serata è cambiata radicalmente…. All’inizio ho provato molta confusione, non riuscivo a capacitarmi, avevo bisogno di conferme. Così ho scritto su un gruppo di whatsapp alle mie amiche che sono qui con me, anche loro in mobilità Erasmus. Mi hanno confermato ciò che stava accadendo. Una di loro  era a Les Halles con amici, l’ultimo posto dove hanno sparato qualche colpo.  Ci ha scritto: “Qui c’è il panico più totale, ci sono voci che affermano ci siano delle sparatorie, è pieno di polizia, non si capisce più nulla, ora cerco di rientrare a casa”.

Mi sono collegata a internet e ho iniziato a leggere le notizie sul web per cercare di capirci qualcosa, tipo quali erano i luoghi interessati, se vi erano morti o feriti… Nel frattempo ho chiamato i miei

La serata è stata tutto un susseguirsi di messaggi per rassicurare, chiedere ai miei amici che sono a Parigi se stavano bene, per cercare di capire come stava la nostra amica che era in centro città e che nel frattempo ci aveva detto: “Sparano vicino a casa mia, non posso tornare a casa”.

Intanto continuavo a leggere per cercare di stare “tranquilla” anche se ormai l’ansia e la paura avevano preso il sopravvento e alternavo la lettura con le notizie su internet. Ogni volta c’era qualcosa di terribile.

Pregavo che aprendo la pagina avrei letto che era tutto finito, ci sono dei feriti ma nessun morto… Invece ogni 5 minuti il numero dei feriti cresceva e cresceva anche il numero dei morti. Mi sentivo impotente di fronte a tanto dolore e distruzione.

Quando poi ho saputo degli ostaggi al Bataclan ho provato orrore e  paura . Pregavo che quelle persone riuscissero a raggiungere e riabbracciare i loro cari….

Il giorno dopo, sabato, la città era spettrale;  non c’era un solo rumore in strada e la cosa era davvero strana e inquietante.

Con il passare dei giorni ora va un po’ meglio e si sta tornando  alla normalità anche se, ovviamente, ci sono molti più controlli e  ci controllano anche per entrare in facoltà. Nell’aria si respira  tensione e paura. Basta un niente, un falso allarme o un colis suspect sulla RER che si ripiomba nel panico. Si cerca comunque di reagire, di rendersi utili; un esempio molto concreto è dato da tutti dalle persone che fanno la coda davanti all’etablissement du sang per donare sangue a chi ne ha bisogno.

Certo, la Francia ha bombardato Raqqa e  si teme  l’inizio di un botta-risposta che non porterebbe a nulla di buono.

In questi giorni ho sentito persone chiedermi se sto pensando di tornare, se ho paura di rimanere qui. La mia risposta è che non mi sfiora neppure l’idea di tornare a casa, se non per il compleanno di mio fratello o per Natale come avevo già stabilito. Mi piace stare qui e so che se dovessi cedere alla paura, allo sconforto e al pessimismo sarebbe come dargliela data vinta ai terroristi. Sono giovane, questa è un’esperienza che mi sta aiutando a crescere e può essere molto utile per il mio futuro. Non ho alcuna intenzione di lasciarmela rovinare!