Il cinema San Lorenzo di Giaveno potrebbe chiudere presto per carenza di pubblico”. È questo, in sintesi, il messaggio che Damiano Golia, uno dei volontari più attivi nella gestione del cinema parrocchiale, ha voluto lanciare, nelle scorse settimane, sui social network. Un’affermazione che ha gettato nello sconforto gli appassionati cinefili giavenesi e valsangonesi, specialmente gli “aficionados” che, durante la stagione di apertura, si ritrovano ogni martedì sera per guardare e commentare i film della ricca rassegna d’essai.

“Negli ultimi due anni, e soprattutto negli ultimi mesi, abbiamo osservato un calo costante delle presenze in sala — spiegano lo stesso Golia e Mauro Cipolla, altro ‘pilastro’ del cine giavenese — L’ultima volta in cui abbiamo fatto il tutto esaurito è stato nel 2016, con il film ‘Quo vado’ di Checco Zalone; nemmeno con ‘filmoni’ come ‘Star Wars’ riusciamo più a fare il pienone. Fortunatamente, non abbiamo stipendi da pagare, dato che siamo tutti volontari, altrimenti avremmo già dovuto abbassare la serranda da tempo”.

Ma quali sono, dunque, le cause di questo allontanamento? “Riusciamo a garantire quasi tutte le settimane, da settembre a giugno, film di prima visione che escono il giovedì e da noi vengono proiettati il giorno dopo; quindi non si può dire che trasmettiamo ancora ‘Via col vento’ — rispondono Golia e Cipolla — Certamente, offriamo meno servizi rispetto alle multisale, ma abbiamo anche un biglietto il cui costo è molto contenuto: sei euro per gli spettacoli del fine settimana e quattro per quelli del martedì, praticamente la metà dei ‘cinemoni’ che, per di più, sono molto distanti da Giaveno e al prezzo del biglietto va quindi aggiunto il costo del viaggio”.

La ragione del “disamore” è dunque forse più “culturale”: c’è meno voglia di stare insieme ad altre persone, estranei, a guardare un lungometraggio e, forse, i social hanno la loro parte di colpa in tutto ciò, creando “mondi isolati”, quasi autistici, nei quali chi non la pensa come noi viene espulso e il confronto si trasforma sovente in una sinfonia di insulti e recriminazioni. “Sarebbe davvero triste dovere interrompere una storia che va avanti da subito dopo l’ultima guerra”, dicono i due volontari. La prima richiesta di un cinema parrocchiale a Giaveno risale infatti al 1939, poi la guerra interruppe tutto; se ne riparlò soltanto nel ’46- ’47, quando il sindaco Giuseppe Zanolli concesse l’autorizzazione e il cinema fu edificato nella posizione in cui si trova ancora oggi, in via Ospedale, nei pressi di quello che un tempo era l’oratorio, proprio di fronte al seminario minore.

“Nel 1983, la tragedia dello Statuto impose drastici cambiamenti e dato che il parroco di allora, don Michele Olivero, aveva perso un cugino in quell’incendio, a Giaveno si fu particolarmente sensibili. I lavori durarono molti anni; avremmo dovuto riaprire il botteghino nel 1990, in occasione dei Mondiali di calcio, ma non eravamo ancora riusciti ad adeguarci a certe norme di sicurezza, così l’apertura fu posticipata al ‘92”.

Quelli successivi furono anni d’oro in cui il San Lorenzo staccò migliaia di biglietti e si affermò come “Sala della comunità”, l’unico luogo in tutta Giaveno a potere accogliere, comodamente e in sicurezza, 350 persone non soltanto per spettacoli cinematografici e teatrali, ma pure per concerti, conferenze, recite scolastiche… Insomma, il cinema giavenese è un patrimonio della città e sarebbe un peccato perderlo. “Sì, ma se continuiamo di questo passo sarà inevitabile, non soltanto per la carenza di pubblico, ma anche per la mancanza di volontari: in organico ne mancano infatti almeno quattro e i rimanenti, alcuni dei quali piuttosto in là con gli anni, stanno facendo i salti mortali per evitare un destino che crediamo il cinema non meriti”, dicono sconfortati, in conclusione, Damiano e Mauro.

Alberto Tessa

Damiano Golia e Mauro Cipolla, volontari del cinema San Lorenzo

© Riproduzione riservata